Salario giusto: senza una chiara definizione del TEC l’INPS non può riconoscere i bonus

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Per l’attuazione della norma sul salario giusto si attende la circolare dell’INPS ma l'Istituto chiede di chiarire le singole componenti del TEC anche per il riconoscimento dei nuovi incentivi all’assunzione

Salario giusto: senza una chiara definizione del TEC l'INPS non può riconoscere i bonus

Il decreto lavoro ha affidato ai CCNL firmati dai sindacati più rappresentativi il compito di stabilire il trattamento economico complessivo applicato alla generalità dei lavoratori.

Il provvedimento, infatti, ha introdotto l’obbligo di applicare il salario giusto, un trattamento economico complessivo del lavoratore dipendente non inferiore a quello definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Non solo. Chi non applica il salario giusto è escluso dai nuovi incentivi all’occupazione riscritti dallo stesso decreto, cioè gli esoneri contributivi per chi assume giovani under 35, donne e nelle aree del Mezzogiorno.

Salario giusto: senza una chiara definizione del TEC l’INPS non può riconoscere i bonus

Il testo del decreto non approfondisce in dettaglio la misura e da tre settimane a questa parte restano diversi nodi da sciogliere sul concetto di salario giusto ma anche sulle possibili ricadute sugli esoneri contributivi.

Dubbi che sono stati espressi non solo dagli addetti ai lavori ma anche dagli stessi tecnici del centro Studi di Camera e Senato che nel dossier pubblicato in vista della conversione in legge hanno chiesto chiarimenti. La Ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha rassicurato aziende e dipendenti spiegando che sarà una futura circolare dell’INPS a definire gli aspetti operativi.

Ad evidenziare la necessità di chiarimenti, però, è stato anche lo stesso Istituto che, nella memoria consegnata ieri alla Camera sul DDL di conversione del decreto lavoro, ha espresso diverse perplessità sull’applicazione del salario giusto con particolare riferimento alla definizione del TEC, il trattamento economico di riferimento.

Il nuovo concetto di salario visto, infatti, coincide con il TEC fissato dai CCNL più rappresentativi e, come detto, diventa una condizione necessaria per l’accesso ai nuovi bonus per l’assunzione di giovani, donne e nelle aree del Mezzogiorno.

Senza una chiara definizione normativa delle componenti del TEC, però, l’INPS non può verificare il nuovo requisito previsto dal decreto lavoro.

“Sarà comunque dirimente chiarire le singole componenti del TEC al fine di poter permettere all’INPS o ad altra amministrazione la verifica della condizione richiesta dall’articolo 7 per la concessione degli incentivi.”

L’implementazione del controllo di tale requisito attraverso meccanismi automatici, che mettano in relazione le diverse informazioni presenti sulle denunce retributive mensili riguardanti elementi che costituiscono i trattamenti retributivi previsti dai CCNL “leader”, prosegue l’INPS, potrà essere valutata solo a seguito della individuazione di tali componenti.

“Senza una chiara identificazione delle stesse l’Istituto dovrà rimettere tale controllo in mancanza degli elementi utili alla verifica nei propri archivi, ad altra amministrazione.”

In sostanza, quindi, senza una precisa definizione normativa di TEC (l’unica disponibile è quella contenuta nel cosiddetto “patto della fabbrica”, l’accordo sottoscritto da Confindustria con Cgil, Cisl e Uil il 9 marzo 2018) l’INPS non può procedere.

La definizione di TEC e TEM

Secondo la citata definizione, il TEC è costituito dal TEM (il trattamento economico minimo) e da tutti i trattamenti economici, incluse le diverse forme di welfare, che il CCNL di categoria definisce “comuni a tutti i lavoratori del settore”, a prescindere dal livello di contrattazione.

Il TEM, sempre secondo la stessa definizione, individua i minimi tabellari previsti dal CCNL per il periodo di vigenza contrattuale. In sostanza il TEM indica la retribuzione minima prevista dal contratto.

Serve, quindi, come precisato dall’INPS una chiara identificazione delle componenti del TEC, senza la quale l’Istituto, vista l’attuale mancanza degli elementi utili alla verifica nei propri archivi, dovrà rimettere tale controllo ad un’altra amministrazione.

Sull’applicazione delle novità sembra, dunque, che Ministero del Lavoro e INPS si stiano passando la palla a vicenda. Un’impasse che però rischia di rallentare l’applicazione delle novità, in un clima già caratterizzato da pesante incertezza, soprattutto da parte di aziende e addetti ai lavori che aspettano indicazioni precise per poter pianificare attività e strategie.