La rottamazione quinquies 2026 punta a salvare la continuità aziendale delle partite IVA. Per i cittadini lo stralcio di multe, IMU e TARI rischia invece di diventare una roulette a macchia di leopardo.
Non chiamatela semplicemente quinta edizione. La rottamazione quinquies che si è appena affacciata all’orizzonte del 2026 segna un cambio di paradigma fondamentale.
Non è più come nelle precedenti occasioni una rete a strascico per far cassa con qualsiasi contribuente, ma un paracadute che appare cucito su misura per il mondo produttivo e le partite IVA.
Rottamazione quinquies 2026, la scelta del Governo di salvare le partite IVA
Il Governo sembra aver voluto effettuare una scelta di campo sul fronte dell’accesso alla rottamazione quinquies 2026.
La definizione agevolata punta a salvare il tessuto produttivo incagliato nei debiti post-pandemici, e di questi circoscrivendone il perimetro ai soli importi dichiarati e non versati per imposte e contributi, escludendo inspiegabilmente i debiti verso le casse autonome previdenziali alle quali poteva quantomeno essere lasciata la facoltà di aderire o meno allo stralcio delle somme aggiuntive.
Al contrario, la norma sembra accettare di fatto che il magazzino dei crediti verso i privati, che ricordo sono circa l’84 per cento dei debitori, venga eventualmente intaccato quasi esclusivamente dalle delibere di giunta di comuni e regioni.
La ”sanatoria” del debito delle partite IVA
A differenza delle precedenti edizioni, la struttura della nuova rottamazione sembra ricalcare le esigenze dei bilanci aziendali.
Il piano di rientro in 9 anni è una boccata d’ossigeno pensata per chi deve gestire flussi di cassa complessi e per molti l’opportunità di cogliere un obiettivo ormai insperato: la regolarità del DURC.
Il cuore della misura attacca i debiti tipici del business: imposte sui redditi, IVA, ritenute e contributi previdenziali.
Per un’impresa, poter abbattere sanzioni e interessi su queste voci significa spesso risparmiare circa il 40 per cento del debito totale, rendendo finanziariamente sostenibile un carico che prima avrebbe portato al fallimento o alla liquidazione delle attività e questo senza dover ricorrere al sistema bancario.
Per i privati la speranza di una delibera
Per il comune cittadino la realtà si presenta in maniera ben diversa.
Come del resto emerso durante l’indagine conoscitiva svolta lo scorso anno dal Senato, la grande massa dei debitori sono essenzialmente contribuenti privati la cui esposizione è spesso costituita da mancati versamenti di IMU, bolli auto e TARI senza dimenticare i diritti per i passi carrabili di cancelli privati e condominiali.
Voci di debito che restano ora esclusi, in quanto la Legge di Bilancio 2026 ha demandato il compito di deliberare o meno uno stralcio di tali debiti per sanzioni ed interesse ai singoli enti locali:
- multe stradali: lo stralcio degli interessi può alleggerire verbali raddoppiati nel tempo;
- imposte dei comuni: principale terreno dove i privati possono realmente trovare un beneficio tangibile, pensiamo all’IMU e alla TARI;
- le regioni: il bollo auto è anch’essa una voce consistente del portafoglio dei debiti delle famiglie.
La roulette della residenza per la rottamazione locale
Tuttavia, per la famiglia media che, come detto, è più facilmente esposta verso gli enti locali che verso il Fisco nazionale, l’adesione a un piano agevolato resta un enigma su cui può pesare la propria residenza anagrafica.
L’evidente incognita di due comuni limitrofi che possano fare scelte diverse in base la diversa sensibilità dei partiti che compongono la maggioranza al governo del proprio comune o regione è ben presente.
Eccoci quindi davanti all’imprevedibilità del mix di combinazioni realizzabili partendo da entrambi i propri comuni e regioni che propongono forme di rottamazione, oppure uno solo dei due che interviene finanche nessuno dei propri enti locali in riferimento alla propria residenza.
Siamo di fronte alla eventualità di una versione “esotica” della rottamazione dove la possibilità di uno stralcio del debito locale potrà disegnare una cartina della nazione “a macchia di leopardo”.
Era effettivamente questa la volontà dal Legislatore ?
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Rottamazione quinquies 2026 su misura per le partite IVA