Bollo auto al restyling, nuovi controlli sprint: in arrivo la riforma delle tasse locali

Il Governo tira dritto sulla riforma delle tasse locali. La mancata intesa in Conferenza Stato Regioni non blocca l'ultimo miglio dell'attuazione della delega fiscale. Fuori dal testo la rottamazione, anticipata dalla Manovra 2026, resta confermata la corsia rapida per i controlli e le novità sul bollo auto

Bollo auto al restyling, nuovi controlli sprint: in arrivo la riforma delle tasse locali

La riforma delle tasse locali si prepara a chiudere il cerchio dei decreti attuativi necessari per ultimare il percorso delineato dalla legge delega fiscale n. 111/2023.

Nonostante la mancata intesa raggiunta in Conferenza Stato Regioni, il 29 luglio il Consiglio dei Ministri ha deciso di proseguire secondo il percorso tracciato dallo schema approvato a giugno dello scorso anno, integrato e modificato dai correttivi sottoposti al vaglio di Comuni e Regioni.

Viene meno la rottamazione perenne, anticipata dalla Legge di Bilancio 2026, mentre resta confermato il nuovo schema dei controlli degli enti locali e territoriali. Anche per i tributi come IMU, TARI così come per il bollo auto è destinata a partire la stagione della compliance, con il fine di incentivare l’adempimento spontaneo prima dell’avvio degli accertamenti veri e propri.

Per le Regioni si va inoltre verso il potenziamento delle vie di recupero dei tributi di propria competenza, per effetto dell’estensione dell’accertamento esecutivo a partire dal 2027.

Riforma delle tasse locali, il Governo tira dritto e punta a chiudere i lavori entro il 29 agosto 2026

Il passaggio in Consiglio dei Ministri del 29 luglio rappresenta una prova di volontà chiara da parte del Governo: chiudere entro la scadenza del 29 agosto i lavori per l’attuazione della riforma fiscale, portando a compimento anche l’ultimo importante tassello rimasto di fatto in standby per oltre un anno.

La riforma delle tasse locali è forse uno dei nodi più complicati da sciogliere, in quanto segna un cambio di passo importante sul fronte del rapporto tra Stato, Regioni e Comuni.

La mancata intesa sullo schema di decreto legislativo, sancita nel corso della Conferenza Stato Regioni del 28 luglio, evidenzia più di un problema nel percorso tortuoso del Federalismo Fiscale.

In testa le criticità evidenziate dalle Regioni in relazione alla sostituzione degli incassi derivanti dall’addizionale IRPEF con la nuova compartecipazione all’IRPEF dal 2027, che non garantirebbe una reale autonomia di entrata o manovrabilità.

Secondo quanto previsto dal decreto di riforma, lo Stato destinerebbe alle Regioni una quota fissa percentuale di IRPEF, per coprire le somme erogate a titolo di trasferimenti e fondi per i servizi erogati (come scuola, trasporti o libri di testo). La previsione di un importo fisso non consentirebbe di fotografare la “dinamicità del gettito” legata alla crescita del territorio: gli incassi extra registrati di anno in anno andrebbe allo Stato, con la previsione dal 2028 di una quota aggiuntiva di 50 milioni complessivi da spalmare su tutte le Regioni.

Alla criticità posta all’attenzione da parte delle Regioni si affiancano i nodi evidenziati dai Comuni, in particolare sui finanziamenti per il trasporto pubblico locale.

Il Governo però ha scelto di continuare per la propria strada, evidenziando l’iter di confronto e di modifica al testo dello schema originario, “in attuazione del principio di leale collaborazione”, così come il parere favorevole espresso dalla maggioranza delle regioni nonostante la mancata intesa.

Il percorso per l’attuazione del Federalismo Fiscale prosegue quindi senza ulteriori interruzioni, anche perché la scadenza del 29 agosto 2026 per l’esercizio della delega in materia di riforma fiscale è ormai dietro l’angolo.

Rottamazione anticipata dalla Legge di Bilancio 2026, parte la compliance anche per Comuni e Regioni

Cosa c’è quindi nello schema di decreto legislativo e quali sono i punti modificati rispetto al testo originario?

In prima battuta è bene evidenziare che sparisce dallo schema di decreto legislativo la rottamazione perenne delle tasse locali e degli enti territoriali. Il motivo è legato all’anticipo sui tempi previsto dalla Legge di Bilancio 2026 che, come noto, ha dato il via alla facoltà a tempo illimitato di prevedere forme di definizione agevolata dei tributi non riscossi da parte di Comuni e Regioni.

Ciascun Ente può deliberare già da gennaio, nel rispetto dei vincoli di bilancio, sanatorie a favore dei propri cittadini. In alcune realtà la rottamazione locale è già diventata operativa: si pensi al caso del Comune di Roma o, ancora, al Comune di Torino. Sulla base dei diversi regolamenti locali, ai contribuenti è concesso di rimettersi in regola per specifiche annualità, versando le somme dovute senza sanzioni.

L’articolo 4 dello schema originario, che disciplinava la definizione agevolata, è stato interamente sostituito con le disposizioni che estendono ai tributi locali le norme del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019).

Resta invece la nuova struttura dei controlli e, in prima battuta, anche per Comuni e Regioni è destinata a prendere il via l’operazione di compliance preventiva agli accertamenti.

L’articolo 3 dello schema di decreto prevede, nello specifico, la possibilità per gli enti territoriali di inviare lettere di compliance o avvisi bonari per favorire l’adempimento spontaneo dei contribuenti, che beneficerebbero di sanzioni ridotte.

Interessante anche le novità previste dall’articolo 2, che introducono la possibilità per Comuni e Regioni di prevedere meccanismi premiali per le tasse versate con addebito sul conto corrente.

Anche il Fisco locale e territoriale punta quindi a premiare il dialogo e la collaborazione, sia in fase di pagamento che nelle successive attività di controllo.

Regioni, verso l’accertamento esecutivo dal 2027

Sempre sul fronte dei controlli, l’articolo 8 dello schema di decreto estende ai tributi regionali, come già previsto per i tributi erariali e comunali, l’istituto dell’avviso di accertamento esecutivo.

L’atto emesso dalla Regione (o dai soggetti affidatari) decorso il termine per il ricorso o 60 giorni dalla notifica, costituirà titolo esecutivo idoneo ad avviare la riscossione coattiva, senza dover più passare per la notifica della cartella di pagamento o dell’ingiunzione fiscale.

La decorrenza della norma è fissata al 1° gennaio 2027.

Nella riforma del Fisco locale novità anche sul bollo auto dal 1° gennaio 2027

Un pacchetto corposo di modifiche interessa inoltre il bollo auto, uno dei principali tributi gestito dalle Regioni.

A partire dal 1° gennaio 2027, secondo la nuova tempistica prevista dallo schema modificato prima del passaggio in Conferenza Stato Regioni, il bolo si pagherà ogni anno in un’unica soluzione, in relazione ai 12 mesi successivi all’immatricolazione del veicolo.

Con il fine di stoppare i contenziosi in caso di passaggio di proprietà, si prevede che per individuare chi deve pagare il tributo si farà riferimento al primo giorno del periodo di tassazione e non più alla scadenza del termine di pagamento, evitando sovrapposizioni e contestazioni nei cambi di proprietà tra Regioni diverse.

Per i veicoli già immatricolati al 31 dicembre 2025 restano in vigore le scadenze storiche già previste.

Da annotare anche le modifiche in materia di fermo amministrativo: il bollo auto continuerà ad essere dovuto anche in caso di “ganasce fiscali”.

Dal punto di vista degli Enti, il bollo auto diventa un tributo proprio derivato a maggiore autonomia impositiva.

In aggiunta, le eventuali esenzioni dal bollo auto introdotte dalle leggi regionali dal 1° gennaio 2026 non esonereranno dal pagamento del superbollo, per la quale continuano ad applicarsi esclusivamente le esenzioni previste dalla legge statale.

Il quadro delineato dalla riforma è quindi composito e variegato.

Ad ogni buon fine, si evidenzia che solo il via libera definitivo atteso entro il 29 agosto 2026 consentirà di avere a disposizione ulteriori elementi certi per capire come cambierà il rapporto tra Fisco locale e contribuenti dal prossimo anno.