La riforma fiscale si avvia verso la fine: dalle aliquote IRPEF al patto con le partite IVA, le novità restituiscono un sistema più equo, giusto e comprensibile? La parola a lettrici e lettori
“Sono molto fiera che sia questo il Governo che sta consegnando ai cittadini un Fisco più equo, più giusto e più comprensibile”. Marzo 2024, la riforma fiscale compie un anno e la premier Giorgia Meloni commenta con queste parole i primi dodici mesi di lavoro sul sistema tributario.
Oggi il tempo per mettere in pratica i principi fissati dalla legge delega sta per scadere: con la proroga concessa lo scorso anno dal Parlamento, c’è tempo fino alla scadenza del 29 agosto per adottare i decreti attuativi, un anno in più del previsto.
Dopodiché si potranno approvare provvedimenti solo per apportare modifiche, correzioni, integrazioni e si lavorerà per dare vita al Codice Tributario, una grande opera mai realizzata.
Dalle aliquote IRPEF al patto con le partite IVA fino ad arrivare a un nuovo calendario fiscale, a nuovi rapporti con l’Amministrazione finanziaria e a servizi dell’Agenzia delle Entrate sempre più digitali, le novità introdotte dalla fine del 2023 sono innumerevoli.
Ma il sistema fiscale che il Governo sta consegnando a cittadini e cittadine è davvero come lo ha descritto Meloni? Equo. Giusto. Chiaro. O c’è ancora da lavorare? La parola passa a lettrici e lettori e alla loro percezione.
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Dalle aliquote IRPEF al patto con le partite IVA: in dirittura d’arrivo le novità della riforma
Prima di tutto bisogna dire che il lavoro non è finito e i tempi per un bilancio complessivo sulla riforma non sono del tutto maturi.
Il processo di evoluzione è ancora in corso non solo perché il tempo non è ufficialmente scaduto, ma anche perché sui punti già affrontati si può ancora tornare e perché alcune delle misure approvate non sono state ancora rese operative o sono in fase di rodaggio.
Senza dubbio, però, dopo tre anni dall’avvio è possibile guardare a ciò che è stato fatto e a come è stato fatto.
E in questa visione l’agettivo più spinoso, tra quelli usati da Meloni, è proprio quello più neutro sulla carta: comprensibile.
I lavori sono stati scanditi da interventi provvisori, segnati da date di scadenza che mal si sposano con la visione di lungo raggio di una riforma, e riscritture costanti delle regole che hanno reso (almeno per ora) il panorama fiscale instabile e poco chiaro.
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L’instabilità dell’IRPEF e del patto con le partite IVA: il Fisco in evoluzione
Qualche esempio? L’IRPEF: il cantiere della riforma è stato inaugurato con una revisione delle aliquote prevista per un solo anno e meccanismi di compensazione che sono stati, poi, modificati nella versione strutturale.
In vista della prossima Manovra, già si parla di nuovi tagli: il lavoro non è finito. Certo, le modifiche a più riprese sono legate alla necessità di trovare le giuste coperture ma tra bonus, nuove detrazioni e revisioni sapere quanto si paga effettivamente è diventato sempre più un rebus, lo ha segnalato in alcune occasioni anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio.
E lo stesso è accaduto anche per misure che hanno una natura del tutto diversa: è il caso del concordato preventivo biennale, il patto tra Agenzia delle Entrate e partite IVA per bloccare per due anni il pagamento delle imposte. Fino a poche settimane prima del debutto sono state apportate correzioni alle regole di riferimento e ancora oggi una delle grandi novità proposte, per citare Battiato, cerca un centro di gravità permanente.
Se il caos in cui siamo immersi in questo momento porterà a un nuovo ordine e, quindi, a un Fisco più comprensibile lo scopriremo effettivamente solo nei prossimi anni. Per ora, però, fuori e dentro il perimetro della riforma si fanno i conti con una continua evoluzione fiscale.
Un fisco equo e giusto? Difficile stabilirlo
E non avere punti fermi rende più complessa anche la valutazione su quanto è giusto ed equo il sistema con cui facciamo i conti. Il concetto di equità è strettamente collegato a quello di progressività, sancito dall’articolo 53 della Costituzione.
Il principio è semplice: chi ha di più deve contribuire di più. Verificare il rispetto di questa regola su cui si fonda il nostro apparato democratico è molto semplice sulle singole misure. Ma è molto più complesso analizzare il livello di equità di un sistema fiscale nella sua interezza.
Lo dimostra l’ultima analisi fatta dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio: da un lato, gli sconti IRPEF approvati negli ultimi 30 anni hanno rappresentato un’ancora di salvezza per gli stipendi italiani, che cadono a picco; dall’altro mettono in atto una progressività selettiva su alcune categorie di contribuenti (lavoratori dipendenti) rispetto ad altre (autonomi e pensionati), sollevando questioni di equità orizzontale.
Allo stesso tempo, anche misure come il regime forfettario riservato esclusivamente alle partite IVA sollevano da sempre dei dubbi, anche sul piano internazionale: a fronte di un costo del lavoro molto alto, questa forma di tassazione garantisce un prelievo decisamente più leggero (15 per cento, 5 per i primi 5 anni).
“L’ampio utilizzo di regimi speciali e l’elevato numero di agevolazioni fiscali, [...] contribuiscono a rendere il sistema fiscale altamente complesso e ne erodono la base imponibile”, ha sottolineato la Commissione europea a inizio giugno nel Country Report 2026, evidenziando le possibili ricadute anche sulla crescita e sulla produttività.
“L’Italia trarrebbe beneficio da un sistema fiscale più equo e più favorevole alla crescita, insieme a ulteriori sforzi per frenare l’evasione fiscale. Vi è margine per spostare parte del carico fiscale relativamente elevato sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente sottoutilizzate, incluse la ricchezza e le successioni”.
Si legge ancora nel documento.
È chiaro che l’equità complessiva è garantita anche da un gioco di pesi e contrappesi che il Fisco dovrebbe garantire. Ma se le forze in campo cambiano costantemente, anche trovare e percepire un equilibrio diventa più complicato.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Riforma in scadenza, dalle aliquote IRPEF al patto con le partite IVA: il Fisco è più chiaro e più equo?