Quando rientrare in Italia per beneficiare del regime impatriati? La data ha sempre una sua rilevanza e ci sono diversi aspetti da considerare tra regole ed eccezioni
Al fine di usufruire in maniera ottimale dei benefici premiali previsti dal regime speciale degli impatriati, assume notevole rilevanza la data di ingresso in Italia.
Occorrerà, infatti, considerare la durata effettiva del periodo d’imposta interessato, per verificare la maggiore convenienza dal punto di vista reddituale.
Abbiamo già avuto modo di precisare in altre nostre precedenti pubblicazioni, l’esistenza della c.d. “clausola di salvaguardia”, che il legislatore aveva previsto per lo scorso 2023. Vale a dire in occasione del passaggio dal “vecchio” regime impatriati (ex art. 16, D.lgs. 147/2015), al “nuovo” regime impatriati (ex art. 5, D.lgs. 209/2023).
In tale situazione, appariva evidente a tutti come la data effettiva di arrivo in Italia (o, per meglio dire, la data di acquisizione effettiva della residenza anagrafica italiana) entro il 31 dicembre 2023, dava la possibilità di optare ancora per il “vecchio” regime, con tutti i vantaggi che ciò arrecava in ottica reddituale.
Era, quindi, chiaro che fosse assai importante la scelta (ovviamente, nei limiti del possibile) della predetta data di impatrio.
Regime impatriati: le istruzioni per pianificare il rientro in Italia
Ma vi sono una serie di ulteriori fattispecie pratiche, in base alle quali assume altrettanta importanza la data di arrivo in Italia anche oggi che non ci troviamo più nel periodo di cui alla prima richiamata “clausola di salvaguardia”.
Partiamo dal seguente sillogismo di carattere generale, che dovrebbe oramai essere ampiamente conosciuto da tutti:
- prima premessa generale: ferme le altre condizioni stabilite dalla legge, l’esenzione reddituale (50/60 per cento) prescritta dall’attuale regime impatriati si applica nel primo anno di acquisizione della residenza fiscale italiana e nei successivi quattro
- seconda premessa conseguente: più è lungo il primo periodo d’imposta in cui si acquisisce la residenza fiscale italiana, maggiore sarà il vantaggio reddituale in termini di valore assoluto, concernente l’esenzione tributaria prevista dalla normativa;
- conclusione: ergo, diventa di fondamentale importanza programmare con attenzione la data di impatrio, onde dilatare il più possibile il menzionato primo periodo d’imposta nel quale si acquisisce la residenza fiscale italiana e si beneficia dell’esenzione reddituale
È evidente che, in tante situazioni, non appare affatto semplice anticipare (ovvero, posticipare) il giorno di impatrio.
Peraltro, occorre tenere presente che una decisione quale quella di spostare la propria residenza in un paese straniero, non è mai presa all’improvviso (o, quanto meno, non dovrebbe esserlo mai), senza una sufficiente ponderazione di carattere generale, che valuti, non solo gli aspetti puramente lavorativi o reddituali, ma anche lo stile di vita, i servizi esistenti, gli eventuali rapporti sociali, etc.
Conseguentemente, è presumibile che vi sia tutto il tempo per analizzare adeguatamente anche la migliore data di arrivo in Italia (ossia, quella maggiormente conveniente in ottica fiscale).
Oltre a ciò, spesso, anche pochissimi mesi di anticipo (o posticipo) potrebbero fare una grossa differenza e, a parte rarissime eccezioni, non parrebbe poi così difficile riuscire a variare la data in questione di un breve periodo. In ogni caso, come sempre, è solo una valutazione personale generale su costi e benefici.
Ecco come fare per massimizzare al massimo i benefici, partendo dal presupposto che...
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Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Regime impatriati: quando arrivare in Italia?