Retribuzioni, contratti e carriere senza segreti dal 7 giugno, ma lo sanno ancora in pochi

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Dal 7 giugno non ci dovranno essere più segreti su retribuzioni, contratti applicati, progressioni di carriera. Ma lavoratrici e lavoratori ancora non conoscono i nuovi diritti

Retribuzioni, contratti e carriere senza segreti dal 7 giugno, ma lo sanno ancora in pochi

In tutta Europa entra pienamente in vigore il 7 giugno la direttiva UE 2023/970: le retribuzioni, così come i contratti applicati e le progressioni di carriera non dovranno avere più segreti. Ma ancora in pochi e in poche lo sanno.

Si punta alla trasparenza per arrivare alla parità salariale, un obiettivo ancora lontano per i diversi Stati membri. In media il divario di genere retributivo è pari all’11,1 per cento. È come dire che le donne smettono di guadagnare, pur lavorando, da fine novembre.

Di fatto, nascono in tutta l’UE nuovi diritti per ridurre il divario tra gli stipendi di uomini e donne, ma lavoratrici e lavoratori in Italia non sono ancora consapevoli di questo cambio di passo. Il 60 per cento non conosce le novità delineate in sede comunitaria: il dato arriva dalla ricerca HR & Payroll Pulse condotta da SD Worx su un campione di 16.500 dipendenti e 5.936 responsabili risorse umane in sedici Paesi europei.

Retribuzioni, contratti e carriere verso parità e trasparenza: percezione, realtà e nuovi diritti

Eppure il tema delle retribuzioni per chi lavora in Italia è caldo: il 34 per cento delle persone intervistate ritiene la sua busta paga inadeguata per le mansioni svolte e solo nel 44 per cento dei casi, dal confronto del proprio stipendio con colleghi e colleghe che ricoprono ruoli simili, si percepisce una equità retributiva interna.

Ma da giugno l’analisi potrà andare ben oltre le percezioni: con il recepimento della direttiva UE, il lavoratore o la lavoratrice potrà chiedere al datore di lavoro informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

La risposta, che dovrà arrivare entro due mesi, servirà per individuare eventuali discriminazioni da parte dell’azienda e attivare i meccanismi di tutela previsti dal nuovo pacchetto di norme.

E diversamente da lavoratrici e lavoratori, le aziende si dichiarano già pronte per i nuovi standard di parità e trasparenza: solo un’impresa su dieci ammette di non avere ancora intrapreso misure concrete o sufficienti per essere pienamente conformi, mentre il 64 per cento delle organizzazioni italiane si dichiara pronto per la trasparenza retributiva.

Il livello di preparazione sale tra le aziende con più di 1.000 dipendenti che, da un lato, hanno una struttura organizzativa più attrezzata e allenata ad accogliere le innovazioni che riguardano retribuzioni e carriere e, dall’altro, devono rispondere a obblighi più stringenti.

Dimensione dell’aziendaPrima scadenzaPeriodicità
Meno di 100 Volontaria Volontaria
Tra i 100 e i 149 dipendenti 7 giugno 2031 3 anni
Tra i 150 e i 249 dipendenti 7 giugno 2027 3 anni
Almeno 250 dipendenti 7 giugno 2027 1 anno

Gap tra lavoratrici, lavoratori e aziende sulle novità che riguardano retribuzioni e carriere

Dipendenti e aziende, però, sembrano viaggiare su due binari diversi: solo il 32 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici percepisce un impegno reale da parte della propria azienda nel monitorare e correggere le disuguaglianze salariali, tra le donne la fiducia scende al 26 per cento.

D’altronde ancora poche realtà mettono a disposizione strumenti concreti per comprendere le politiche salariali, che diventano una rarità nelle PMI sotto i 100 dipendenti: sono presenti solo nel 6 per cento dei casi.

I dati che arrivano da SD Worx sottolineano il ruolo chiave della comunicazione tra aziende e dipendenti, evidenziato in più passaggi anche dalla direttiva UE 2023/970, che impone alle aziende di informare periodicamente lavoratrici e lavoratori sui nuovi diritti.

Ma pongono anche l’accento su un aspetto centrale per il contesto italiano: per poter intervenire sul divario retributivo di genere non si può prescindere dal coinvolgimento diretto anche delle imprese più piccole, aspetto evidenziato a più riprese nella discussione sul decreto di recepimento delle novità UE.

L’Italia ha scelto di sposare la linea europea, lasciando come facoltativo l’adempimento per chi non supera la soglia di 100 lavoratrici e lavoratori, nonostante la spinta da più fronti a rivedere la platea delle organizzazioni interessate ma anche a prevedere eventuali benefici premiali per le aziende che volontariamente scelgono di inviare i dati sulle retribuzioni.

Il testo è stato approvato in via definitiva solo il 30 aprile scorso, a un passo dalla scadenza della delega affidata al Governo per introdurre le innovazioni nel tessuto normativo italiano e la sua versione definitiva non ha ancora tagliato il traguardo della Gazzetta Ufficiale.

Un’attesa rilevante sia per la consapevolezza di cittadini e cittadine che per la preparazione delle aziende, chiamate a innescare il circolo virtuoso delineato in sede comunitaria, garantendo nuovi diritti a tutela della parità e della trasparenza, già a partire dagli annunci di lavoro.

Per tutti e tutte il tempo stringe: il 7 giugno comincia ufficialmente in tutta Europa il lungo percorso per accorciare le distanze tra le retribuzioni degli uomini e delle donne.