Anche le parole "pagano": la parità salariale parte dagli annunci di lavoro. Intervista a Vera Gheno

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Con le novità della direttiva UE 2023/970, gli annunci di lavoro, gli avvisi e i bandi dovranno essere neutri dal punto di vista del genere: abbiamo chiesto le istruzioni da seguire alla sociolinguista Vera Gheno

Anche le parole "pagano": la parità salariale parte dagli annunci di lavoro. Intervista a Vera Gheno

Ogni dire è anche un fare, sosteneva John Austin nella sua teoria degli atti linguistici. Ed è proprio dalle parole di bandi, avvisi e annunci di lavoro che comincia la costruzione della parità salariale in tutta Europa, sotto la spinta della direttiva 2023/970, adottata in sede comunitaria per ridurre la differenza tra gli stipendi di uomini e donne.

In UE il divario retributivo orario medio è pari all’11,1 per cento (Eurostat 2024): è come dire che da fine novembre le donne smettono di guadagnare, pur continuando a lavorare.

Dalla trasparenza delle buste paga al monitoraggio delle carriere, dall’UE arrivano nuove regole da rispettare per ridurre le distanze tra gli stipendi di uomini e donne, a partire dalle parole che si utilizzano nelle procedure di selezione.

Ne abbiamo parlato con la sociolinguista Vera Gheno, che suggerisce a tutti e tutte una sorta di ginnastica linguistica per abbandonare quegli stereotipi di genere che passano dalle parole ai fatti, trasformandosi nell’esclusione da alcune carriere o in stipendi più bassi.

“Capisco bene che di primo acchito molte persone possano pensare che i problemi delle donne sul lavoro o delle disparità salariali sono ben altri che non il modo in cui, per esempio, chiamiamo le professioni, però i livelli sono collegati cioè ciò che si nomina si vede meglio e ciò che si nomina nella maniera più corretta può appunto aiutarci anche a cambiare punto di vista sulla realtà.”

Sottolinea. Ed è proprio da questa correlazione che nasce il nuovo obbligo di redigere bandi e avvisi neutri sotto il profilo del genere, anche in relazione ai titoli professionali richiesti.

Annunci neutri dal punto di vista di genere: le novità della direttiva UE 2023/970

Per l’Italia non è una novità assoluta, è dalla fine degli anni 70 che la normativa impone un divieto di discriminazione nelle selezioni. Ma con il decreto di recepimento della direttiva UE 2023/970, si fa un passo avanti, spingendo le aziende del settore pubblico e privato ad adottare parole neutre.

Si inserisce, così, per Vera Gheno un nuovo tassello in un mosaico di cambiamenti che sta toccando diversi contesti, dalla scrittura istituzionale al modo in cui vengono scritti manuali scolastici.

“Una maggiore attenzione al linguaggio anche negli annunci di lavoro va un po’ nella direzione di evitare da una parte che chi formula l’annuncio di lavoro possa perpetuare uno stereotipo lesivo in qualsiasi maniera del possibile lavoratore o lavoratrice, ma anche d’altro canto che il lavoratore o la lavoratrice o la persona che cerca lavoro venga magari fuorviata o bloccata nella sua ricerca lavorativa dall’idea che dietro a quell’annuncio ci sia una precisa volontà o uno stereotipo per un verso per l’altro”.

In un certo senso, la necessità di dare più peso alle parole può contribuire anche ad ottimizzare le selezioni, con un vantaggio che tocca direttamente anche le stesse aziende.

Come sottolinea la sociolinguista, lavori empirici nell’ambito della linguistica, in particolare della psicolinguistica e della neurolinguistica, dimostrano come annunci neutrali dal punto di vista del genere possano aumentare la possibilità che si presentino candidati e candidate di tutti i generi.

Come scrivere annunci di lavoro neutri dal punto di vista di genere: i suggerimenti di Vera Gheno

Dalla teoria alla pratica, non esiste un manuale di istruzione da seguire per rispettare le nuove regole sulla scrittura di avvisi e bandi e la struttura della lingua italiana non è molto d’aiuto. Ma è possibile decostruire e ricostruire il linguaggio utilizzato per lasciarsi alle spalle distorsioni e stereotipi di genere.

Sono diversi gli esercizi di ginnastica linguistica suggeriti da Vera Gheno:

  • evitare il maschile sovraesteso, ovvero non utilizzare esclusivamente la declinazione al maschile dei sostantivi utilizzati: come, ad esempio, cercasi cameriere, preferibile: cercasi personale di sala;
  • farsi aiutare dalla fantasia :“capire se dietro a quella prima parola maschile o femminile che magari mi viene in mente per definire un ruolo c’è la possibilità di trovare un’alternativa invece che non esprima il genere”. Il riferimento è a parole come persona, individuo, soggetto oppure personale di sala e così via;
  • in assenza di una formulazione neutra, utilizzare il maschile e il femminile;
  • inquadrare correttamente i titoli professionali:
    • esistono nomi promiscui, che hanno un genere fisso: ad esempio, la guida;
    • esistono nomi di genere comune (ambigeneri): la parola resta identica, cambia solo l’articolo: fisioterapista, pianista, docente;
    • esistono nomi di genere mobile. Il termine cambia desinenza per riflettere il genere della persona: sarto/sarta, ingegnere/ingegnera, ministro/ministra, avvocato/avvocata;
  • per orientarsi e sciogliere qualsiasi dubbio, farsi aiutare da un dizionario.

C’è, poi, un’ultima regola importante da considerare per la sociolinguista: “alla perfezione non si arriva mai”. Ma è proprio questa consapevolezza che deve spingere alla ricerca costante delle parole adeguate per ogni occasione, un lavoro che paga e che può contribuire anche ad accorciare la distanza tra gli stipendi di uomini e donne.