Una nuova sanatoria in arrivo per i titolari di partita IVA: l'adempimento collaborativo permetterà, in caso di segnalazione dei rischi fiscali, di regolarizzare le imposte pregresse senza sanzioni. Lo prevede il testo del decreto correttivo Ominibus approdato in Parlamento
Il regime dell’adempimento collaborativo guarderà anche al passato.
La novità è contenuta nel testo del decreto correttivo Ominibus, approvato in Consiglio dei Ministri il 10 giugno e approdato nelle aule del Parlamento il 21 luglio 2026.
Tra le misure che spiccano nel testo c’è indubbiamente la sanatoria sul pregresso, che si applicherà a chi sceglierà di comunicare i rischi fiscali che possono aver inciso sulla determinazione delle imposte dei periodi d’imposta che precedono l’adesione al regime di compliance.
Il beneficio? Lo sconto sulle sanzioni, a patto però di pagare le somme dovute integralmente.
Partite IVA, l’adempimento collaborativo premia chi denuncia i rischi pregressi: la compliance è anche sul passato
È l’articolo 16 dello schema di decreto correttivo e integrativo Omnibus, approdato in Commissione Finanze della Camera il 21 luglio 2026, a disciplinare la nuova via di regolarizzazione agevolata del pregresso per i titolari di partita IVA.
Intervenendo sulla disciplina dell’adempimento collaborativo per le partite IVA minori che scelgono di optare per l’adozione di un sistema di misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, disciplinato dall’articolo 7-bis del decreto legislativo n. 128/2015, debutta un meccanismo premiale per chi denuncia possibili irregolarità commesse negli anni passati.
Vale la pena ricordare che l’adempimento collaborativo rappresenta uno strumento di compliance preventiva. Rispetto al modello tradizionale del rapporto tra Fisco e contribuente, basato sui controlli ex post rispetto alla presentazione delle dichiarazioni rilevanti ai fini delle imposte, si ribalta l’impostazione.
Il contribuente apre le porte della propria azienda al Fisco, mettendo sul tavolo i punti d’ombra o le incertezze d’interpretazione prima di presentare le dichiarazioni.
Parte così il dialogo preventivo, con il fine di fornire all’impresa certezza giuridica dei propri costi e delle imposte dovute, azzerando il rischio di contestazioni a distanza di anni.
Il Tax Control Framework (TCF) è il “motore” dell’adempimento collaborativo.
L’azienda deve essere dotata di un sistema interno di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale certificato da professionisti abilitati. In pratica, l’impresa dimostra di avere procedure rigorose per mappare, monitorare e prevenire gli errori e i rischi fiscali in tempo reale.
Storicamente riservato alle imprese più grandi, la riforma fiscale ha previsto una progressiva riduzione delle soglie dimensionali (in termini di volume d’affari o ricavi):
- 2024 - 2025: ricavi/volume d’affari non inferiore a 750 milioni di euro;
- 2026 - 2027: la soglia scende a 500 milioni di euro;
- dal 2028: soglia a 100 milioni di euro.
La compliance diventa sanatoria: la giravolta dell’adempimento collaborativo per le partite IVA
Il percorso verso una nuova “alleanza” tra amministrazione finanziaria e contribuenti ha vissuto una tappa fondamentale con l’introduzione dell’articolo 7-bis nel D.Lgs. 128/2015.
Questa norma ha consentito anche alle imprese prive dei requisiti dimensionali per il regime principale di adempimento collaborativo di adottare, su base opzionale, un proprio Tax Control Framework (TCF): un sistema integrato di rilevazione, misurazione e gestione del rischio fiscale.
I vantaggi sono ad oggi proiettati prevalentemente sul futuro: mappando e comunicando preventivamente i rischi (tramite interpello) prima delle scadenze fiscali, l’impresa ottiene lo scudo della mancata irrogazione delle sanzioni amministrative e penali.
L’articolo 16 del decreto correttivo Omnibus interviene, come detto, anche sul pregresso.
La norma riconosce al contribuente che ha optato per il TCF la facoltà di comunicare i rischi fiscali connessi a condotte di periodi d’imposta precedenti a quello di esercizio dell’opzione.
La “scappatoia” premiale, che permette di evitare l’applicazione delle sanzioni civili e penali sulle irregolarità commesse, si estende quindi al passato.
Presentando tutte le informazioni richieste dall’articolo 3 del decreto legislativo n. 156/2015, in caso di piena trasparenza sull’esposizione del comportamento pregresso e in assenza di condotte simulatorie e fraudolente sulle violazioni accertate, l’autodenuncia consente di pagare esclusivamente l’imposta, nel rispetto però di tempistiche specifiche.
Sanatoria senza sanzioni, pagamento entro 60 giorni anche a rate
A fronte della sanatoria sulle sanzioni, l’imposta dovuta a seguito del chiarimento con l’Agenzia delle Entrate va comunque saldata integralmente.
Il Decreto Omnibus disciplina con precisione le modalità di versamento, fissando a 60 giorni dalla notifica della risposta la scadenza per pagare l’importo dovuto. Al titolare di partita IVA è concesso optare per la dilazione, applicando sulle rate successive alla prima gli interessi calcolati dal giorno seguente al termine della prima quota dovuta.
Il rispetto dei tempi assume rilevanza centrale per mantenere i benefici accordati: se si salta un appuntamento, si decade dal beneficio. L’importo residuo viene iscritto a ruolo e scatta una sanzione ordinaria aumentata della metà sul debito residuo a titolo di imposta.
La possibilità di rateizzazione per le comunicazioni di rischi pregressi viene inoltre estesa anche ai contribuenti di maggiori dimensioni ammessi al regime principale di adempimento collaborativo.
Il nuovo filo conduttore del Fisco: pianifichi il futuro e regolarizzi il passato
A ben guardare, l’estensione dell’effetto premiale del TCF sul passato si inserisce in una precisa visione d’insieme politica e tributaria, creando un evidente parallelismo rispetto al ravvedimento speciale che ha caratterizzato il concordato preventivo biennale per il periodo 2024/2025 e 2025/2026 e sul quale resta aperta la discussione per le nuove adesioni.
In entrambi i casi, la logica sottostante è la medesima: offrire un’occasione per “pulire i bilanci” dalle irregolarità dei periodi d’imposta precedenti, azzerando sanzioni e rischi penali in cambio di trasparenza e collaborazione.
In sostanza, è come se per rendere più appetibile la via della pianificazione futura e del dialogo preventivo tra Fisco e contribuenti, lo Stato accettasse di “chiudere gli occhi” sul passato.
Il filo rosso della recente riforma fiscale è rappresentato dalla trasformazione della regolarizzazione del passato non più in una “colpa” da punire, ma nel prezzo da pagare per guadagnarsi la tranquillità del futuro.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Partite IVA, nuova sanatoria in arrivo: zero sanzioni per chi “autodenuncia” i rischi passati