Ristoranti e ISA 2026: due errori invisibili che stravolgono il voto

Sandra Pennacini - Studi di settore

La gestione delle giornate degli interinali e la compilazione dei kilowatt nel Quadro C del modello ISA EG36U per i ristoranti: errori di distrazione nella compilazione degli ISA per i ristoranti che alterano l'affidabilità fiscale.

Ristoranti e ISA 2026: due errori invisibili che stravolgono il voto

La compilazione dei modelli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) richiede una precisione che va ben oltre la corretta trasposizione dei dati contabili.

Molto spesso, sono i dati di natura extracontabile o strutturale a determinare il posizionamento del contribuente all’interno del motore di calcolo dell’Agenzia delle Entrate.

Un caso comune riguarda la ristorazione (modello EG36U), settore che spesso si avvale di lavoro somministrato e che, senza dubbio, vede nel consumo di energia elettrica un indicatore importante.

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L’omissione del lavoro somministrato e la distorsione degli indici

Il ricorso a personale in somministrazione (lavoro interinale) è una costante nel settore della ristorazione, caratterizzato da forti picchi di attività e necessità di flessibilità.

Ai fini del calcolo ISA, le istruzioni ministeriali del Quadro A (Personale) impongono che l’apporto di questi lavoratori venga quantificato in giornate equivalenti nel rigo A02.

Questo valore si ottiene prendendo il monte ore ordinarie lavorate desumibile dalle fatture dell’agenzia e dividendolo per il parametro fisso di otto ore lavorative giornaliere.

In sede contabile, i costi relativi a queste prestazioni confluiscono nel Quadro F, dove la componente retributiva e contributiva pura deve essere indicata nel rigo F14 (campo 1), lasciando nel rigo F12 (costi per servizi) la sola quota di margine o ricarico trattenuta dall’agenzia di somministrazione.

Un errore ricorrente è quello di indicare i costi nel quadro F del modello ISA, in quanto rinvenienti dalla contabilità, omettendo tuttavia di valorizzare le corrispondenti giornate equivalenti nel rigo A02 del Quadro A.

Le motivazioni della possibile dimenticanza risiedono nel reperimento delle informazioni utili alla compilazione.

Spesso il quadro A viene spesso compilato riportando “tal quale” i dati elaborati dal settore paghe, o dal consulente del lavoro, che si riferiscono solo alla forza lavoro assunta direttamente, mentre in presenza di interinali è necessario disporre della specifica informazione, fornita talora direttamente dalle agenzie di somministrazione ma, più spesso, da ricavare manualmente a partire dalle singole fatture.

Dimenticare le giornate equivalenti degli interinali nel quadro A impatta direttamente sul calcolo della spesa media per dipendente, data dal rapporto “Costo del lavoro” (quadro F) fratto il “Numero dei dipendenti equivalenti” calcolati sulla base dei dati inseriti nel summenzionato quadro dedicato alla forza lavoro.

Se il denominatore (numero di dipendenti equivalenti) si riduce a causa dell’omissione delle giornate degli interinali, mentre il numeratore (il costo totale) resta invariato, il costo medio calcolato per singolo lavoratore subisce un’impennata fittizia.

Agli occhi dell’algoritmo, quindi, l’impresa si ritrova ad avere una spesa media per dipendente irragionevolmente alta.

Quanto sopra fa scattare l’indicatore di anomaliaCopertura delle spese per dipendente”, che mette a confronto il costo medio del dipendente con il valore aggiunto medio generato per ogni addetto operante nell’impresa, che può “contare 1” ai fini della media, concorrendo ad abbattere il punteggio finale ISA.

Di per contro, il medesimo errore genera un “falso positivo” sugli indici di produttività.

Poiché il software calcola un numero complessivo di addetti inferiore a quello reale, gli indicatori basati sulla divisione della ricchezza aziendale per il numero di addetti (come il “Valore aggiunto per addetto” e il “Reddito per addetto”) registrano un miglioramento fittizio.

Questo accade perché lo stesso valore aggiunto o reddito d’impresa viene ripartito su un numero minore di teste. Si tratta tuttavia di un’illusione, generata anch’essa dai dati errati nel quadro A.

Il “danno” finale sull’esito dell’ISA dipende dall’incontro di queste due forze concorrenti (l’errore che genera un ribasso del voto a causa dell’indicatore di copertura e, contemporaneamente, l’errore al rialzo sul valore aggiunto per addetto e reddito per addetto).

Quale che sia l’esito finale, è comunque errato.

I kilowatt nel Quadro C: dato essenziale la cui omissione può generare falsa affidabilità

Così come l’omissione delle giornate degli interinali falsa l’esito ISA, parimenti il voto finale può essere influenzato, talora in modo determinante, dalla dimenticanza di alcuni dati extracontabili, o dalla trascuratezza nella compilazione degli stessi.

È il caso dei kilowatt di potenza impegnata (o consumi specifici), richiesti nel Quadro C (Elementi specifici dell’attività), rigo C26, del modello EG36U.

Il Quadro C ha la funzione di fotografare le concrete modalità operative e strutturali dell’attività esercitata dal contribuente. Per le attività di ristorazione, i consumi energetici e la potenza installata (utilizzata per forni elettrici, celle frigorifere, friggitrici e piastre, indicati nel Quadro D) rappresentano un indicatore fondamentale della capacità produttiva e della dimensione strutturale dell’esercizio.

I test effettuati sull’applicazione pratica del modello rivelano quanto sia rilevante il peso di tale variabile

Preso a base dimostrativa un modello ISA reale si ottiene, in quel caso specifico, una affidabilità pari a 7,11 se i kw vengono inseriti correttamente, mentre l’affidabilità sale a 7,49 se il dato viene erroneamente omesso.

Questa differenza, che ovviamente può variare da contribuente a contribuente, evidenzia comunque una tendenza, peraltro più che ragionevole: la dimenticanza o la sottostima dei kw nel Quadro C migliora fittiziamente la “pagella” del contribuente, tanto da poter potenzialmente far ottenere un punteggio che consente l’accesso al premiale, sulla base di dati errati e facilmente identificabili come tali in caso di controllo.

I rischi di una incorretta compilazione dei modelli ISA

Gli ISA stanno tornando ad assumere un ruolo sempre più centrale in sede di verifica dei contribuenti e, specularmente, spesso le verifiche partono proprio dal controllo di quanto è stato indicato nel modello ISA.

L’esito insufficiente rappresenta solo un indicatore di rischio, e non una certezza di accertamento; tuttavia, non deve essere trascurato.

Inoltre, per quanto possa sembrare paradossale, la corretta compilazione è ancora più essenziale quando l’esito è a favore del contribuente, poiché può dare titolo di accesso al regime premiale, nonché a condizioni di favore nella formulazione della proposta di CPB (calmieri) e nell’applicazione stessa del concordato (flat tax).

Da qui, la necessità di verificare sempre puntualmente ogni aspetto, evitando nella maniera più assoluta di considerare il modello ISA come un qualcosa da compilare in fretta, magari riportando semplicemente, “copia incolla”, i dati da un anno all’altro.