Tutti alla cassa per il secondo acconto IRPEF: la scadenza è il 30 novembre 2026 e dipendenti, pensionati e partite IVA dovranno saldare il conto dovuto senza rate. Sulle pensioni l'INPS effettuerà l'addebito in automatico nell'assegno del mese in pagamento
L’IRPEF chiama alla cassa dipendenti, pensionati e titolari di partita IVA.
La scadenza da annotare è quella del 30 novembre 2026, giorno entro il quale bisognerà pagare il secondo acconto o l’acconto unico dovuto sulla base delle risultanze della dichiarazione dei redditi trasmessa.
I primi a dover saldare il conto con il Fisco sono i titolari di pensioni: l’assegno che verrà pagato dall’INPS a novembre sarà decurtato dell’importo dovuto.
In tutti i casi non cambia la regola generale: sul secondo acconto IRPEF non c’è la possibilità di pagare a rate e tutto l’importo andrà versato in un’unica soluzione.
IRPEF 2026, secondo acconto entro la scadenza del 30 novembre per dipendenti, pensionati e partite IVA
L’appuntamento con il secondo acconto delle imposte relative alla dichiarazione dei redditi interessa la generalità dei contribuenti a debito con il Fisco.
In testa i titolari di partita IVA, che pagando le imposte dovute a titolo di saldo e acconto, così come dipendenti e pensionati per i quali le ritenute applicate mensilmente sulla busta paga o sull’assegno pensionistico sono risultate inferiori all’importo effettivamente dovuto.
Vale la pena evidenziare che il versamento dell’acconto è obbligatorio se l’imposta dichiarata nell’anno, al netto di detrazioni, crediti d’imposta, ritenute ed eccedenze risulti superiore a 51,65 euro.
L’acconto è pari al 100 per cento dell’imposta dichiarata nell’anno e deve essere versato in una o due rate, a seconda dell’importo:
- unico versamento, entro il 30 novembre, se l’acconto è inferiore a 257,52 euro
- due rate, se l’acconto è pari o superiore a 257,52 euro:
- la prima insieme al saldo (entro il 30 giugno o a luglio in caso di proroga),
- la seconda entro il 30 novembre.
A dettare le scadenze da seguire è quindi il totale dovuto, mentre sulle regole di pagamento le vie cambiano in base alla categoria di contribuente.
Per i lavoratori dipendenti, è il datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta ad applicare la trattenuta sulla busta paga di competenza di novembre.
Stesso discorso per i pensionati, per i quali l’assegno in pagamento il 2 novembre sarà decurtato delle somme dovute.
In tutti gli altri casi, e quindi per i titolari di partita IVA così come per i titolari di reddito da lavoro dipendente e assimilati senza sostituto d’imposta, il versamento si effettua con il modello F24 utilizzando il codice tributo 4034.
Secondo acconto IRPEF senza rateizzazione: si paga tutto entro il 30 novembre 2026
A differenza del primo acconto il secondo acconto non può essere rateizzato.
Questa uno degli aspetti peculiari della scadenza di lunedì 30 novembre 2026 che rende particolarmente gravoso l’obbligo di pagamento.
Entro questa data sarà quindi necessario saldare il totale dell’acconto dovuto, una regola che interessa l’IRPEF così come la generalità delle imposte dovute, dalla cedolare secca fino alla flat tax dei forfettari.
Non è arrivato a compimento il piano, previsto dalla legge delega n. 111/2023 in materia di riforma fiscale, che prevedeva la possibilità per i lavoratori autonomi di dilazionare il carico fiscale di fine anno. La misura è stata prevista nel 2023 e nel 2024 in via sperimentale, ma al momento non sembra all’orizzonte una riproposizione in extremis.
Calcolo a due vie, meno IRPEF con il metodo previsionale
In uno scenario a regole invariate, non cambiano neppure le regole per calcolare il secondo acconto dovuto.
Il calcolo dell’acconto IRPEF può essere effettuato adottando il metodo storico o il previsionale.
Con il metodo storico, il calcolo si effettua in base all’importo dell’imposta dovuta nell’anno precedente.
Il metodo storico è particolarmente conveniente nel caso in cui il contribuente considerato abbia redditi costanti o crescenti rispetto all’anno precedente; può diventare sconveniente nel momento in cui tali redditi si rivelino decrescenti.
In tal caso entra in campo il metodo previsionale, che consiste nel procedere con il calcolo del secondo acconto IRPEF basandosi sul reddito che si prevede di raggiungere nell’anno in corso.
Il vantaggio consiste nella possibilità di pagare quanto effettivamente dovuto in caso di reddito finale inferiore a quello dell’anno precedente.
Attenzione però agli errori di valutazione: in caso di versamento inferiore a quanto effettivamente dovuto, è prevista l’applicazione della sanzione per insufficiente versamento (pari 25 per cento della maggiore imposta dovuta).
Secondo acconto con maggiorazione per gli aderenti al CPB 2026/2027
Nel parterre di regole da considerare meritano un focus anche le istruzioni specifiche per chi ha aderito al concordato preventivo biennale 2026/2027.
In occasione del pagamento del secondo acconto, in caso di calcolo con metodo storico, andrà versato un importo aggiuntivo a titolo di maggiorazione, pari al 10 per cento della differenza, se positiva, tra il reddito concordato e quello di impresa o di lavoro autonomo dichiarato per il periodo precedente, rettificato secondo quanto previsto dagli articoli 15 e 16 del decreto n. 13/2024.
La maggiorazione sull’acconto IRAP calcolato con metodo storico sarà invece pari al 3 per cento.
Nessun impatto su questo fronte in caso di adozione del calcolo previsionale: la seconda rata di acconto è calcolata come differenza tra l’acconto complessivamente dovuto in base al reddito e al valore della produzione netta concordato e quanto versato con la prima rata calcolata secondo le regole ordinarie.
Il versamento della maggiorazione lascia fuori chi ha scelto di rinnovare l’adesione al CPB: chi già aveva siglato il patto fiscale per il biennio 2024/2025 non è chiamato a pagare somme extra, novità introdotta a titolo di beneficio ulteriore di affidabilità fiscale.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: IRPEF, è l’ora del secondo acconto: scadenza il 30 novembre 2026, pensionati già alla cassa