Peer to peer lending: cosa sono? Vantaggi e tassazione

Redazione - Irpef

Peer to peer lending: conoscerne il significato è il primo passo per capire quali sono i vantaggi dei prestiti tra privati, con proventi a tassazione fissa del 26% dal 1° gennaio 2018.

Peer to peer lending: cosa sono? Vantaggi e tassazione

A partire dal 1° gennaio 2018 i proventi derivanti da peer to peer lending sono assimilati a redditi di capitale.

La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2018, potrebbe essere uno dei fattori di sviluppo del P2P, prestiti tra privati che prevedono numerosi vantaggi.

Conoscere il significato del peer to peer lending è il primo passo necessario per capire se conviene o meno investire i propri risparmi nel social lending: per definirli si potrebbe partire dal significato letterale, ovvero “individui che prestano ad altri individui”.

I prestiti online tra privati sono nati a seguito della crisi economica del 2008: sono state e sono ancora oggi molte le famiglie e le imprese che, anche per via delle difficoltà di accesso al credito, si rivolgono a piattaforme di P2P.

I vantaggi riguardano sia chi decide di investire in peer to peer lending che chi richiedere un prestito ad un privato: se per questi ultimi si tratta di una via alternativa di accesso al credito, per i risparmiatori il principale vantaggio, dal 2018, riguarda la tassazione a ritenuta fissa del 26%.

Peer to peer lending: proventi a tassazione fissa del 26%

La Legge di Bilancio 2018 ha introdotto un’importante novità in merito alla tassazione dei redditi derivati dal peer to peer lending.

A partire dal 1° gennaio 2018 gli interessi maturati saranno assimilati ai redditi di capitale e pertanto tassati con ritenuta fissa del 26%. In precedenza a livello fiscale le somme erano sottoposte a tassazione con aliquota marginale sui redditi personali dal 23% al 43%.

L’assimilazione della tassazione dei guadagni da P2P a quanto previsto per la tassazione delle rendite finanziarie rende di fatto più conveniente scegliere investire i propri risparmi nell’erogazione di prestiti tra privati online.

A fini fiscali, quindi, sono inclusi tra i redditi di capitale i proventi derivanti da prestiti erogati tramite piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme di peer to peer lending), gestite da società finanziarie o dagli istituti di pagamento autorizzati dalla Banca d’Italia.

I gestori delle piattaforme devono operare una ritenuta alla fonte a titolo di imposta sui redditi corrisposti a persone fisiche con l’aliquota del 26%.

Peer to peer lending significato e come funziona il Social Lending

Al netto dei vantaggi previsti è bene capire cos’è il peer to peer lending, come funzionano i prestiti tra privati online e qual è il significato del Social Lending.

Il significato di peer to peer lending e di social lending è lo stesso: si tratta di prestiti erogati senza l’intermediazione di istituiti di credito ma tramite l’investimento effettuato da privati.

L’intermediazione tra domanda e offerta avviene online, tramite apposite piattaforme gestite da società finanziarie o istituti di pagamento autorizzati: il portale web è la sede di incontro tra chi offre il proprio capitale e chi è alla ricerca di credito.

Le regole sulle modalità di richiesta ed erogazione del prestito variano in base alla piattaforma di riferimento: di norma, con il peer to peer lending, l’impresa o il contribuente che intende richiedere un prestito dovrà registrarsi ed inviare i documenti richiesti.

La piattaforma valuterà il “merito creditizio” del contribuente, ovvero l’affidabilità economica-finanziaria, proponendo un tasso di interesse variabile sulla base del proprio rating. Sarà il richiedente a decidere se accettare la proposta e le condizioni offerte o meno.

Dopo aver accettato, la richiesta viene messa a disposizione degli investitori all’interno della piattaforma di peer to peer lending: questi potranno scegliere se prestare o meno il proprio denaro al richiedente, stabilendo inoltre quali interessi applicare.

La piattaforma di P2P svolgerà il ruolo di intermediario: sia nei confronti del richiedente che del prestatore e dal 2018 anche nei confronti dell’erario applicando la ritenuta del 26% sugli interessi.