Il rinnovo del CPB 2026 2027: analisi di un caso pratico

Sandra Pennacini - Dichiarazione dei redditi

La valutazione di convenienza per chi proviene dal primo biennio alla prova dei dati reali del quadro RG

Il rinnovo del CPB 2026 2027: analisi di un caso pratico

La disciplina del Concordato Preventivo Biennale, originariamente introdotta dal Decreto Legislativo 12 febbraio 2024, n. 13, è stata profondamente modificata ad opera del Decreto Legislativo 7 agosto 2026, n. 148, noto come decreto correttivo Omnibus.

Ai sensi dell’articolo 28, comma 3, del citato decreto, le nuove disposizioni si applicano a decorrere dal biennio d’imposta 2026-2027, la cui scadenza per l’adesione telematica è fissata a lunedì 2 novembre 2026.

L’intervento normativo del 2026 introduce significative misure di favore tese a fidelizzare i contribuenti all’istituto, incentivando il rinnovo dell’accordo per il secondo biennio.

Tra le principali novità riservate a chi conferma l’adesione dopo aver completato il biennio 2024-2025 si segnalano:

  • la disapplicazione delle maggiorazioni d’acconto del 10% ai fini delle imposte sui redditi e del 3% ai fini IRAP; per chi rinnova, gli acconti storici si calcolano senza alcuna maggiorazione sul differenziale della proposta;
  • l’azzeramento degli interessi di rateizzazione sulle somme dovute a saldo e acconto per le annualità concordate, ai sensi del nuovo comma 1-ter dell’articolo 14 del D.Lgs. 13/2024;
  • l’accesso esclusivo al regime di ravvedimento speciale per le annualità dal 2020 al 2023, previsto dall’articolo 29 del D.Lgs. 148/2026, riservato ai soggetti ISA che rinnovano l’adesione per il biennio 2026-2027;
  • l’aumento dei benefici premiali: la soglia per la compensazione orizzontale dei crediti IVA in assenza di visto sale a 100.000 euro annui (idem per i rimborsi), mentre per i crediti relativi alle imposte dirette e all’IRAP il limite sale a 70.000 euro annui, nonché la riduzione di due anni dei termini di decadenza per l’accertamento ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA.

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L’effetto controproducente del successo del precedente accordo

La valutazione di convenienza per i contribuenti che decidono di rinnovare il patto col Fisco deve misurarsi con un meccanismo di calcolo della proposta.

Innanzi tutto occorre ricordare che i contribuenti già in concordato per il 2025 non possono effettuare alcun adeguamento ai fini ISA.

Da ciò può derivare l’applicazione di un calmiere meno favorevole in sede di formulazione della proposta, nonché aliquote di flat tax meno convenienti per il biennio 2026-2027.

Detto questo, la difficoltà in ottica rinnovo è prendere atto dell’impatto del reddito effettivo, circostanza che apparentemente penalizza chi ha ottenuto i risultati migliori nel biennio precedente, proponendo una nuova proposta di ammontare tale da rendere difficile la decisione di rinnovare.

Il punto è che se l’adesione al primo concordato (2024-2025) si è rivelata particolarmente conveniente, perché la ricchezza effettivamente prodotta dal contribuente ha superato i valori concordati, tale successo si ripercuote direttamente sulla nuova proposta. Detto più prosaicamente, la festa è finita: l’amministrazione finanziaria si aspetta, ai fini della stipula di un nuovo accordo, la continuità dei migliori risultati conseguiti nel 2025, a nulla rilevando il fatto che nel lontano 2023 il contribuente avesse conseguito risultati meno brillanti.

Un caso reale

Un esempio tratto da un caso reale può aiutare a comprendere il meccanismo.

Il contribuente ha concordato, per l’anno 2025, un reddito pari a euro...

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