Prossima l’attuazione del decreto sul registro dei titolari effettivi

Decreto registro titolari effettivi, l'iter di approvazione del decreto MEF e MISE si è concluso con il parere positivo del Consiglio di Stato. La norma è in fase di registrazione da parte della Corte dei Conti e contiene le disposizioni attuative delle regole per la comunicazione al Registro delle Imprese della titolarità effettiva di imprese con personalità giuridica, persone giuridiche private, trust e istituti giuridici.

Prossima l'attuazione del decreto sul registro dei titolari effettivi

Dopo il parere positivo del Consiglio di Stato dello scorso 6 dicembre 2021, si è formalmente concluso l’iter per l’approvazione del decreto MEF-MISE contenente le disposizioni attuative delle regole per la comunicazione al Registro delle Imprese della titolarità effettiva da parte delle imprese dotate di personalità giuridica, delle persone giuridiche private, dei trust e degli istituti giuridici affini, previsto dall’art. 21 del D.Lgs. 231/2007, il cd. Decreto antiriciclaggio.

Lo schema di decreto è attualmente alla registrazione da parte della Corte dei conti per la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La comunicazione al Registro delle imprese dovrà avvenire per via esclusivamente telematica e i dati e le informazioni inviati saranno conservati e resi disponibili per un periodo di dieci anni.

Lo schema di provvedimento si compone di undici articoli suddivisi in tre sezioni:

  • Sez. I, contenente l’indicazione dei requisiti soggettivi, oggettivi e le modalità di comunicazione dei dati e delle informazioni sulla titolarità effettiva alla Camera di Commercio;
  • Sezioni II, che prevede le modalità di accesso da parte delle Autorità e le regole per la consultazione da parte dei soggetti obbligati alla normativa antiriciclaggio e degli “altri soggetti”;
  • Sez. III, recante i rapporti di scambio informativo tra INFOCAMERE e l’Agenzia delle entrate e gli Uffici Territoriali del Governo.

Quando il registro sarà pienamente operativo saranno obbligati a comunicare al Registro delle imprese i dati sulla propria titolarità effettiva le seguenti entità:

  • imprese dotate di personalità giuridica, quindi: società per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società in accomandita per azioni (apposita sezione ordinaria del Registro delle imprese);
  • persone giuridiche private tenute all’iscrizione nel Registro delle persone giuridiche private;
  • trust rilevanti a fini fiscali in Italia e istituti giuridici affini (sezione speciale del Registro). In particolare, ai sensi dell’art. 1, co. 2 lett. t) del nuovo schema di decreto saranno obbligati all’iscrizione nella sezione speciale del registro e alle successive comunicazioni i trust espressi disciplinati dalla L. 364/1989, in possesso di un codice fiscale, stabiliti o residenti in Italia e quelli non residenti per i redditi qui prodotti.

Il titolare effettivo di società e trust

Si premette che, nel caso di società di capitali, l’art. 20 del decreto antiriciclaggio prevede che il titolare effettivo è identificato con la persona fisica che detiene la titolarità di una partecipazione superiore al 25 per cento del capitale della società, direttamente o indirettamente per il tramite di società controllate, fiduciarie o per interposta persona.

Se l’utilizzo di tale criterio non consente la facile o univoca individuazione del titolare effettivo, questi coinciderà con la persona fisica cui, in ultima istanza, è attribuibile il controllo della società sulla base:

  • della maggioranza dei voti esercitabili in assemblea ordinaria oppure
  • dei voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante in assemblea ordinaria oppure
  • dell’esistenza di particolari vincoli contrattuali che consentano di esercitare un’influenza dominante sulla società.

In via residuale, il titolare effettivo coinciderà con la persona fisica o le persone fisiche titolari, conformemente ai rispettivi assetti organizzativi o statutari, di poteri di rappresentanza legale, amministrazione o direzione della società o del cliente comunque diverso dalla persona fisica.

Diverso il criterio di individuazione del titolare effettivo nel caso di trust o istituti giuridici affini. L’art. 22, co. 5 del decreto antiriciclaggio intende per tale, cumulativamente, il costituente, il fiduciario, il guardiano, i beneficiari o la classe di beneficiari e le altre persone fisiche che esercitano il controllo sul trust e qualunque altra persona fisica che esercita, in ultima istanza, il controllo sui beni conferiti nel trust attraverso la proprietà diretta o indiretta o attraverso altri mezzi.

Lo schema di decreto

Ciò premesso, l’art. 4 dello schema di decreto contiene l’indicazione dei dati e delle informazioni oggetto di comunicazione, che comprendono:

  • i dati identificativi dei titolari effettivi, compreso il codice fiscale se esistente;
  • i dati relativi all’entità di cui si comunica la titolarità effettiva;
  • l’eventuale indicazione di controinteressati all’accesso, ossia dei titolari effettivi che sono incapaci o minori di età o persone per le quali, dall’accesso da parte del pubblico o di soggetti privati, possa derivare un rischio sproporzionato di frode, rapimento, ricatto, estorsione, molestia, violenza o intimidazione.

L’accesso ai dati contenuti nella sezione ordinaria e in quella speciale sarà consentito:

  • alle Autorità: Ministero dell’economia e delle finanze, Autorità di vigilanza di settore, Unità di informazione finanziaria, Direzione investigativa antimafia, Guardia di finanza in veste di Polizia Valutaria, senza alcuna restrizione;
  • alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e all’autorità giudiziaria, conformemente alle proprie attribuzioni istituzionali; alle autorità preposte al contrasto dell’evasione fiscale, esclusivamente nei limiti di tale finalità. Le modalità tecniche e operative dell’accesso saranno disciplinate con apposita convenzione sottoscritta da ciascuna autorità con Unioncamere e Infocamere;
  • ai soggetti obbligati alla normativa antiriciclaggio indicati all’art. 3 del decreto antiriciclaggio, a supporto degli adempimenti prescritti in occasione dell’adeguata verifica della clientela. Questi, inoltre, avranno l’obbligo di segnalare tempestivamente alla Camera di Commercio territorialmente competente le eventuali difformità tra le informazioni sulla titolarità effettiva ottenute per effetto della consultazione della sezione e della sezione speciale e quelle acquisite in sede di adeguata verifica della clientela, ai sensi degli articoli 18 e 19 del decreto antiriciclaggio;
  • al pubblico secondo le indicazioni contenute nel nuovo art. 7, salvo non risultino controinteressati all’accesso.

Il citato art. 7 è stato completamente riformulato dopo le osservazioni interlocutorie del Consiglio di Stato ed oggi prevede che il “pubblico” possa accedere ai dati e alle informazioni confluite nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese (riferita a società di capitali e persone giuridiche private) a richiesta e senza limitazioni, salvo la presenza di controinteressati all’accesso.

Diversamente, le informazioni sui titolari effettivi di trust e istituti giuridici affini saranno consultabili solo da parte di coloro che possano vantare un interesse “diretto, concreto ed attuale”, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata alle informazioni di cui si chiede l’acquisizione, previa presentazione di una richiesta motivata di accesso che dovrà essere vagliata e autorizzata dalla Camera di Commercio territorialmente competente.

Per quanto attiene agli aspetti sanzionatori, infine, spetterà sempre alla Camera di Commercio, competente per territorio, provvedere all’accertamento e alla contestazione della violazione dell’obbligo di comunicazione dei dati e delle informazioni sulla titolarità effettiva e all’irrogazione della relativa sanzione amministrativa, secondo quanto previsto dall’art. 2630 cod.civ.

Ciò significa che l’omessa comunicazione da parte del responsabile (organo amministrativo della società di capitali, fondatore o fiduciario del trust) sarà punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da 103 a 1.032 euro, ridotta ad un terzo se la comunicazione avverrà nei trenta giorni successivi alla scadenza.

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