Agenti e rappresentanti di commercio: verso il cumulo dei contributi silenti

Francesco Rodorigo - Leggi e prassi

Il Ministero del Lavoro apre al confronto per arrivare ad una soluzione sulla questione del cumulo, totalizzazione o valorizzazione dei contributi versati in Enasarco con quelli di altre gestioni

Agenti e rappresentanti di commercio: verso il cumulo dei contributi silenti

Agenti e rappresentanti di commercio potrebbero presto vedere risolta la questione dei cosiddetti contributi “silenti”.

Questa particolare categoria di professionisti, infatti, è chiamata al versamento contributivo sia presso la Fondazione Enasarco che presso l’INPS.

Una procedura che che dà luogo a due trattamenti autonomi maturati secondo le regole di ciascun ente. Chi, però, non matura il requisito minimo di 20 anni di versamenti presso Enasarco rischia di perdere quanto maturato, dato che i contributi non possono essere ricongiunti all’INPS.

La Vice ministra del lavoro, intervenuta il 25 marzo in Commissione lavoro alla Camera per delle interrogazioni a risposta immediata, ha confermato la disponibilità del Dicastero ad avviare un confronto per trovare una soluzione migliorativa.

Agenti e rappresentanti di commercio: verso il cumulo dei contributi INPS-Enasarco

La questione dei contributi silenti di agenti e rappresentanti di commercio potrebbe presto arrivare ad una soluzione.

Ieri il punto di svolta, quando in Commissione Lavoro alla Camera, il Ministero del Lavoro nella persona della Vice ministra Bellucci, ha aperto al confronto con le parti al fine di individuare “possibili soluzioni normative migliorative” per le quali servirà un apposito intervento normativo.

Prima di approfondire è utile partire dal principio e inquadrare meglio la questione. Agenti e rappresentanti di commercio sono liberi professionisti tenuti ad iscriversi, per il versamenti dei contributi, non solo all’INPS ma anche alla Fondazione Enasarco, l’ente previdenziale di diritto privato che eroga prestazioni aggiuntive rispetto a quelle dell’Istituto.

Lavoratori e lavoratrici che svolgono tali attività, dunque, versano una doppia contribuzione che dà luogo a due trattamenti autonomi, maturati secondo le regole di ciascun ente.

Fin qui tutto bene se non fosse che circa 700.000 contribuenti iscritti alla Fondazione rientrerebbero nella categoria dei cosiddetti “silenti”, ovvero lavoratori e lavoratrici che, pur avendo versato contributi, non hanno raggiunto i requisiti minimi contributivi per accedere alla prestazione pensionistica.

Per maturare il diritto alla prestazione presso Enasarco, infatti, sono necessari almeno 20 anni di contributi versati, così come previsto per la Gestione commercianti dell’INPS.

La differenza sta nel fatto che i contributi versati all’Enasarco non possono essere valorizzati in altre gestioni attraverso strumenti come la ricongiunzione, la totalizzazione o il cumulo.

Una situazione che di fatto blocca anni di contributi versati che non possono essere utilizzati in alcun modo, con i diretti interessati che non riescono ad accedere ad una pensione integrativa né ad adeguate forme alternative di tutela previdenziale.

La Fondazione Enasarco ha introdotto uno strumento di rendita contributiva per gli iscritti che non raggiungono il minimo pensionistico, ma tale misura si applica solo gli agenti iscritti dal 1° gennaio 2012, il che crea una evidente disparità di trattamento tra i più giovani e i lavoratori iscritti da più tempo.

Il Ministero del Lavoro apre al confronto per arrivare ad una soluzione

Alla precisa domanda che chiedeva un intervento da parte del Ministero del Lavoro, la Vice ministra Bellucci ha in primo luogo fornito alcuni dati in merito ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolte da questa situazione.

I dati sono quelli disponibili e aggiornati al bilancio tecnico al 31 dicembre 2023, trasmesso dall’Ente ai fini della verifica triennale di sostenibilità. Al 31 dicembre 2023, pertanto, risultano:

  • 111.123 iscritti silenti che hanno cessato l’attività con anzianità contributiva inferiore a 5 anni, senza diritto ad alcun trattamento pensionistico;
  • 80.798 iscritti silenti con contribuzione superiore a 5 anni ma inferiore a 20 anni, che hanno versato l’ultimo contributo prima del 2021 e che non possono più accedere alla contribuzione volontaria, ammessa entro tre anni dalla cessazione dell’attività;
  • 437.412 iscritti inattivi di età inferiore a 67 anni, con assenza di versamenti da meno di tre anni, che potrebbero ancora attivare la contribuzione volontaria per colmare le carenze contributive.

Risulta evidente, ha specificato la Viceministra, che eventuali soluzioni richiedono un intervento normativo ad hoc che consenta la valorizzazione di tali periodi di contribuzione mediante l’applicazione di istituti giuridici quali ricongiunzione, cumulo o totalizzazione e fermo restando il rispetto dei requisiti anagrafici e contributivi previsti nel sistema pensionistico di base.

Nell’ambito delle proprie competenze e nella sua funzione di Vigilanza”, prosegue Bellucci, “il Ministero conferma la disponibilità ad avviare un confronto tecnico sia con il Parlamento titolare della funzione legislativa che con la Fondazione Enasarco al fine di valutare congiuntamente possibili soluzioni normative migliorative”.

In un prossimo futuro, quindi, agenti e rappresentanti di commercio potrebbero presto vedere una soluzione per i loro contributi silenti.

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