Concordato preventivo 2026/2027, perché conviene? Lo spiega la guida di Commercialisti ed Entrate

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazione dei redditi

Un vademecum pratico per l'adesione al concordato preventivo biennale 2026/2026: arriva dal CNDCEC che, insieme all'Agenzia delle Entrate, fa il punto su requisiti, condizioni e vantaggi. Obiettivo: rendere chiaro quando e perché conviene accettare il patto fiscale

Concordato preventivo 2026/2027, perché conviene? Lo spiega la guida di Commercialisti ed Entrate

Il concordato preventivo biennale 2026/2027 catalizza l’attenzione di partite IVA e intermediari.

Nel pieno della campagna adesioni arriva la guida tecnica e normativa predisposta dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili e dall’Agenzia delle Entrate.

Il documento illustra requisiti e condizioni per l’accesso al patto fiscale, anche alla luce delle numerose novità introdotte dal Decreto correttivo Omnibus nel doppio binario tra nuove adesioni e rinnovi.

Al centro dell’attenzione le valutazioni di convenienza: in quali casi è possibile “vincere la scommessa” del concordato? Il vademecum del CNDCEC permette di passare dalla teoria alla pratica.

Concordato preventivo 2026/2027, requisiti, condizioni d’accesso e novità nella guida di CNDCEC e AdE

La guida predisposta dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti, in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate, rappresenta un momento di incontro tra il ruolo dei rappresentanti delle categorie professionali e l’Amministrazione Finanziaria.

Il documento pubblicato il 16 settembre 2026 guarda quindi alla disciplina del concordato preventivo biennale 2026/2027 dal punto di vista normativo così come sul fronte pratico.

Non solo quindi una disamina di requisiti, cause di esclusione e decadenza, ma la spiegazione pratica con esempi numerici dei benefici che concede il patto tra Fisco e partite IVA.

Prima di scendere nell’analisi delle potenzialità dello strumento sul fronte della pianificazione fiscale, il documento ne spiega regole e condizioni d’accesso, anche alla luce delle novità introdotte dal decreto legislativo n. 148/2026 in materia di cessazione, decadenza, nonché sulle premialità legate al rinnovo dell’adesione.

Su questo punto, non cambia il perimetro generale delle regole: l’accesso al concordato è consentito alle partite IVA che applicano gli ISA e che, per il periodo d’imposta che precede la proposta, non abbiano debiti tributari o contributivi definitivamente accertati di valore superiore a 5.000 euro.

E già su questo fronte l’articolo 28 del decreto legislativo n. 148 del 7 agosto 2026 ha introdotto una novità sostanziale rispetto al passato: l’adesione al concordato in assenza dei requisiti sopra esposti è priva di effetti, evitando quindi gli effetti penalizzanti (in primis l’obbligo di versare comunque le imposte sul reddito concordato) applicati in caso di decadenza.

CPB 2026/2027 - la guida di CNDCEC e Agenzia delle Entrate
Scarica la guida operativa al concordato preventivo biennale pubblicata dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti e dall’Agenzia delle Entrate

La convenienza del concordato? Meno imposte per chi vince la scommessa con il Fisco

Chi aderisce al concordato, formulando l’adesione entro il termine del 31 ottobre - automaticamente differito a lunedì 2 novembre - mantiene gli ordinari obblighi contabili e dichiarativi.

Nulla cambia quindi per quel che riguarda il perimetro degli adempimenti fiscali da porre in essere nel corso dell’anno. Dire sì al patto tra Fisco e partite IVA può invece consentire di risparmiare sul conto fiscale del biennio.

L’adesione al concordato preventivo biennale equivale, per molti versi, a stringere un patto a prezzo fisso: si accetta di pagare le imposte su un reddito concordato a priori per due anni, a prescindere da quanto si incasserà effettivamente.

Cosa succede, quindi, quando la scommessa viene “vinta”?

La risposta è semplice: se nell’anno di concordato l’azienda o il professionista produce un reddito effettivo superiore a quello concordato, l’eccedenza è completamente detassata.

Per spiegare il principale beneficio legato all’adesione consapevole al CPB da parte del titolare di partita IVA la guida del CNDCEC e dell’Agenzia delle Entrate fornisce un utile esempio pratico.

Il caso pratico analizzato riguarda una società di capitali che nel 2025 registra un reddito d’impresa di 200.000 euro con un punteggio ISA pari a 8,5 (condizione che le dà diritto all’aliquota sostitutiva minima del 10 per cento), con le seguenti caratteristiche:

  • Reddito concordato per il 2026: 260.000 euro (Maggior reddito concordato = +60.000 euro)
  • Aggiustamenti ordinari 2026 (plusvalenze - minusvalenze): +15.000 euro netto (25.000 euro - 10.000 euro)
  • Reddito concordato rettificato 2026: 275.000 euro
  • Reddito EFFETTIVO conseguito nel 2026: 350.000 euro
Voce di CalcoloScenario 1: Adesione al CPBScenario 2: Mancata Adesione
Quota Reddito Base (215.000 €) Tassata a IRES ordinaria (24%) = 51.600 € -
Maggior Reddito Concordato (60.000 €) Tassato ad aliquota ridotta CPB (10%) = 6.000 € -
Extra-Reddito (75.000 €) DETASSATO -
Reddito Effettivo Totale (350.000 €) - Tassato a IRES ordinaria (24%) = 84.000 €
TOTALE IMPOSTE DOVUTE 57.600 € 84.000 €
RISPARMIO NETTO D’IMPOSTA 26.400 € (-31.4%) 0 €

Nel caso sopra analizzato la società ha vinto la scommessa con il Fisco due volte: in primis grazie alla possibilità di assoggettare l’incremento di reddito concordato con la flat tax del 10 per cento. Sulla differenza tra il reddito base e quello concordato si applica un’aliquota sostitutiva agevolata (10 per cento, 12 per cento o 15 per cento a seconda del punteggio ISA del periodo precedente).

In aggiunta, con l’esclusione da tassazione del reddito extra conseguito, chi calibra al meglio gli effetti dell’adesione al CPB 2026/2027 sulla propria storia e sulle proprie prospettive garantisce un risparmio fiscale evidente.

Più benefici a chi rinnova e torna in campo il ravvedimento speciale

Lo scudo sul fatturato è però solo uno dei benefici. L’adesione consente di rimanere fuori dai controlli analitico-presuntivi e garantisce l’esenzione dal visto di conformità per le compensazioni di IVA e imposte dirette.

I benefici ISA premiano i rinnovi: per effetto del decreto correttivo n. 148/2026, sale a 100.000 euro (rispetto ai 70.000 euro previsti per tutti gli aderenti) la soglia di esonero dall’apposizione del visto di conformità per le compensazioni IVA. Per le imposte dirette e l’IRAP, si passa invece dai 50.000 ai 70.000 euro. Il valore di 100.000 euro si applicherà anche per la richiesta di rimborsi IVA e per l’esonero dalla garanzia fideiussoria bancaria o assicurativa.

Ancor più premiante è la regola che consente a chi ha già aderito al concordato per il biennio 2024/2025 e sceglierà di rinnovare l’accordo con il Fisco di pagare le imposte dovuta a titolo di saldo e acconto a rate, senza interessi di rateizzazione.

Non da meno, al rinnovo del CPB per il biennio 2026/2027 si lega la riedizione del ravvedimento speciale, che consente di regolarizzare e annualità dal 2020 al 2023 a condizioni agevolate.

Concordato, la compliance è anche nel rapporto tra CNDCEC e Agenzia delle Entrate

Oltre a mettere in fila regole e benefici dell’accesso al concordato, la guida del 16 settembre ha il merito di aver “unito” il lavoro di Commercialisti e Agenzia delle Entrate.

“La pubblicazione - afferma presidente del Consiglio nazionale Elbano de Nuccio - rappresenta un esempio significativo di questo metodo di lavoro: mettere a disposizione di professionisti e contribuenti strumenti chiari e operativi per accompagnare l’attuazione di istituti complessi e favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari”.

Il lavoro congiunto conferma quindi il rapporto di reciproco riconoscimento di ruoli e funzioni istituzionali tra Consiglio Nazionale dei Commercialisti e Agenzia delle Entrate. La valorizzazione delle diverse responsabilità è una delle vie per costruire un sistema fiscale più efficiente:

“Il confronto preventivo, la condivisione delle criticità applicative e la predisposizione di strumenti informativi comuni contribuiscono infatti a ridurre le incertezze interpretative, prevenire gli errori e rendere più semplice il rapporto tra Fisco e contribuente. Il Concordato Preventivo Biennale si inserisce pienamente in questa prospettiva di compliance e cooperazione, essendo espressamente finalizzato a favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi”.

Così dichiara il Presidente De Nuccio, al quale si affianca il Vicepresidente con delega alla fiscalità, Vincenzo Moretta:

“La collaborazione tra Consiglio nazionale e Agenzia delle Entrate vuole rappresentare un modello di leale cooperazione istituzionale, nel quale l’autorevolezza delle rispettive funzioni si accompagna alla capacità di ascolto e alla ricerca di soluzioni operative. Un percorso che guarda oltre il singolo provvedimento e che punta a consolidare una cultura della compliance, della certezza delle regole e della semplificazione, nella convinzione che un sistema fiscale più comprensibile, efficiente e collaborativo costituisca un fattore essenziale di competitività, fiducia e sviluppo per il Paese”.

Insomma, il concordato diventa una via di compliance e collaborazione anche tra i diversi attori che animano il palco della normativa fiscale.