Al via la discussione sul disegno di legge in materia fiscale che ripropone il ravvedimento speciale per chi aderisce al concordato preventivo biennale 2026/2027. L'obiettivo? Dare più appeal al patto tra Fisco e partite IVA
Il concordato preventivo biennale 2026/2027 torna all’attenzione delle aule parlamentari, con il fine di rendere più appetibile l’adesione al patto tra Fisco e partite IVA.
Lo strumento in campo per incentivare i soggetti ISA ad accogliere le proposte elaborate dall’Agenzia delle Entrate è il ravvedimento speciale, la sanatoria che ribalta le logiche del concordato e che rappresenta di fatto un accordo a prezzo ridotto sulle irregolarità passate.
A prevedere il ritorno in pista del ravvedimento agevolato è un disegno di legge in materia fiscale presentato in Senato e sul quale l’avvio della discussione è in programma oggi, 28 luglio 2026.
Concordato preventivo 2026/2027, un DdL Fiscale per riproporre il ravvedimento speciale
Non un’innovazione, ma un ritorno in campo dello strumento “prediletto” per aumentare la convenienza del patto tra Fisco e partite IVA.
Il disegno di legge contenente “Disposizioni in materia economica, fiscale, nonché in materia di tutela dei consumatori”, presentato dal senatore leghista Massimo Garavaglia - Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato - tenta di ridare vita al ravvedimento speciale per i soggetti ISA che aderiranno al concordato preventivo biennale 2026/2027, dopo i tentativi degli ultimi mesi non andati a buon fine.
La misura permetterebbe di regolarizzare a costo ridotto le annualità dal 2020 al 2024, versando una flat tax sostitutiva delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e dell’IRAP, calcolata in base al punteggio ISA conseguito in ciascun anno dal contribuente.
Lo strumento è già noto agli addetti ai lavori, così come ai titolari di partita IVA che hanno già aderito al concordato per il biennio 2024/2025 e per i periodi d’imposta 2025/2026, e le logiche alla base della novità in discussione non cambiano.
Il ravvedimento speciale si struttura su un beneficio a doppio binario.
In prima battuta, la base imponibile da regolarizzare (ossia il maggior reddito e valore della produzione netta da “tassare”), è determinata in maniera forfettaria, calcolando di fatto un importo fittizio per “rimettersi in riga” con il Fisco.
Il punteggio ISA ottenuto in ciascun anno determina i benefici concedibili, seguendo un meccanismo premiale per le partite IVA più affidabili agli occhi del Fisco.
| Voto ISA ottenuto | Percentuale di incremento |
|---|---|
| Pari a 10 | 5% |
| Pari o superiore a 8 e inferiore a 10 | 10% |
| Pari o superiore a 6 e inferiore a 8 | 20% |
| Pari o superiore a 4 e inferiore a 6 | 30% |
| Pari o superiore a 3 e inferiore a 4 | 40% |
| Inferiore a 3 | 50% |
L’incremento è fissato al 25% per gli anni di esclusione causa Covid e per le attività non ordinarie e le multi attività.
Il secondo livello di benefici agisce sul calcolo dell’imposta dovuta per regolarizzare il pregresso, con l’applicazione di una flat tax dal 10% al 15%, anche in questo caso graduata in pase al punteggio ISA, con un minimo pari a 1.000 euro per ciascun anno da regolarizzare.
Nel dettaglio, per le annualità 2022, 2023 e 2024 l’imposta sostitutiva di IRPEF e IRES è pari al:
- 10% in caso di punteggio ISA superiore a 8;
- 12% in caso di ISA pari e superiore a 6 e inferiore a 8;
- 15% in caso di ISA inferiore a 6.
Ai fini IRAP, la flat tax è invece pari al 3,9% fisso per tutti.
Per le annualità COVID (2020 e 2021), le imposte risultanti dai calcoli sopra sono scontate del 30%. Inoltre, nelle casistiche particolari già sopra evidenziati l’aliquota IRPEF/IRES è pari al 12,5%, mentre resta pari al 3,9% la flat tax dovuta ai fini IRAP.
Il 16 settembre è in programma sull’Academy di Informazione Fiscale un webinar live in materia di adesione al Concordato Preventivo Biennale 2026-2027.
Relatrice d’eccezione sarà Sandra Pennacini, grande esperta sul tema, formatrice fiscale di altissimo livello e giornalista pubblicista, che spiegherà a livello operativo tutte le variabili da analizzare per decidere se aderire o non aderire alla terza edizione del CPB, valida per il biennio 2026-2027.
Con il ravvedimento CPB 2026/2027 uno scudo fiscale sul passato
Il disegno di legge in discussione fissa nella finestra compresa tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027 la scadenza per pagare, consentendo la rateizzazione in un massimo di 10 quote mensili di pari importo.
Oltre alla sanatoria, il ravvedimento consentirebbe di applicare un ulteriore beneficio, ossia lo scudo fiscale sulle annualità regolarizzate.
La norma all’esame del Senato prevede infatti che, una volta effettuato il versamento unico o avviato regolarmente il piano rateale, per gli anni dal 2020 al 2024 non possono più essere effettuati accertamenti analitico-induttivi o presuntivi (art. 39 DPR 600/73 e art. 54 DPR 633/72 per l’IVA).
Fanno eccezione (e fanno perdere lo scudo) le ipotesi di decadenza dal concordato preventivo per il biennio 2026/2027, procedimenti penali tributari gravi o reati finanziari/societari commessi nel quinquennio, il mancato pagamento delle rate successive del ravvedimento e la falsa dichiarazione sulle cause di esclusione ISA.
Più tempo per i controlli per chi aderisce al CPB e attiva il ravvedimento
Sul fronte opposto, per chi aderisce al concordato e attiva il ravvedimento speciale, i termini di decadenza per l’accertamento relativi alle annualità oggetto di sanatoria sono prorogati al 31 dicembre 2029.
Inoltre, per chi aderisce al concordato, i termini in scadenza al 31 dicembre 2026 sono prorogati di un anno al 31 dicembre 2027.
Questi i contorni dello strumento sul quale partirà il confronto in Senato, con l’ipotesi concreta che il perimetro dei benefici del CPB 2026/2027 cambi radicalmente in autunno, quando prenderà il via la campagna effettiva delle adesioni.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Concordato preventivo 2026/2027, sanatoria in sconto per chiudere i conti con il Fisco: riparte la discussione