A più di due anni dall'approvazione del D.Lgs. 110/2024, la riforma della riscossione resta al palo e, al netto della marginale rottamazione quinquies, resta irrisolto il tema delle cartelle esattoriali pregresse. Tutto tace sullo stralcio proposto dalla Commissione di esperti nominata dal MEF
Migliorare e semplificare i sistemi di riscossione, guardando ai principi di efficacia, economicità e a obiettivi di risultato: questi i criteri guida della riforma contenuta nel decreto legislativo n. 110/2024.
Parte del più ampio progetto di revisione del sistema tributario, la revisione delle regole è stata impostata anche nell’ottica di alleggerire il “fardello” di 1.300 miliardi di crediti immagazzinati negli anni dall’Agenzia delle Entrate Riscossione e di difficile recupero.
A ormai pochi giorni dal 29 agosto 2026, data che segnerà la scadenza della legge delega per la riforma fiscale, il cammino resta solo ai primissimi passi.
Manca all’appello l’opera di sfoltimento del magazzino AdER, sul quale è destinata a incidere solo in piccolissima parte la rottamazione quinquies introdotta dall’ultima Manovra.
Allo stesso modo, resta al palo la definizione delle regole per il discarico automatico delle cartelle notificate dal 2025 trascorso il termine di cinque anni.
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Riforma della riscossione, un cammino lento: mancano all’appello 6 decreti attuativi su 9
Approvato in via definitiva il 3 luglio 2024, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto, il decreto legislativo n. 110/2024 poggia le proprie basi sui principi e sui criteri direttivi dettati dall’articolo 18 della legge delega sulla riforma fiscale n. 111/2023.
Il lavoro volto a ottimizzare il sistema della riscossione è partito da obiettivi chiari: migliorare la gestione dei crediti da parte dell’AdER, pianificare al meglio le attività di recupero, tutelare i contribuenti ma anche fare buon uso della digitalizzazione a tutela degli interessi dell’Erario.
I 19 articoli dell’atto che ha dato concretezza ai principi della riforma fiscale puntano quindi a rendere più efficiente la macchina della riscossione, in costante affanno.
Ne sono la prova i numeri: il magazzino delle somme non riscosse è pari - stando ai dati ufficiali che fotografano la situazione fino al 31 dicembre 2025 - a 1.272,90 miliardi di euro.
Agire sul passato e impostare al meglio il lavoro sul futuro: questi gli obiettivi di una riforma sulla quale però il cammino di attuazione procede a rilento.
Dall’analisi dello stato di avanzamento dei provvedimenti governativi, alla data del 24 agosto 2026 su un totale di 9 decreti attuativi previsti, solo 3 risultano adottati, mentre ben 6 sono ancora in attesa di adozione.
Cosa è stato fatto fino ad oggi?
- È stata istituita la Commissione ministeriale per analizzare lo smaltimento dello stock di crediti 2000-2024, la quale ha rendicontato il lavoro svolto al Parlamento nel mese di ottobre 2025.
- Sono stati definiti i criteri per la nuova rateizzazione delle cartelle fino a 120 rate (10 anni), mediante il decreto ministeriale del 27 dicembre 2024 che ha definito un percorso per fasi e i criteri per l’applicazione dei parametri economici e finanziari richiesti.
- Ad ultimo, con il D.M. 29 aprile 2026 sono state inoltre fissate le modalità di trasmissione dei dati mensili su incassi e stato delle procedure di recupero.
Mancano invece all’appello i provvedimenti che, almeno su carta, dovrebbero contribuire a incidere in maniera più profonda sulle cartelle pregresse così come sulla riscossione futura.
| Ambito Normativo | Articolo D.Lgs. 110/2024 | Stato Attuazione |
|---|---|---|
| Istituzione della Commissione per il riordino e lo smaltimento dello stock di crediti pregressi (2000-2024) | Art. 7, c. 1 | Adottato |
| Condizioni e indici per la rateizzazione estesa delle cartelle (fino a 120 rate) | Art. 13, c. 1 lett. b) | Adottato |
| Trasparenza e scambio mensile dei flussi informativi sulle riscossioni | Art. 2, c. 1 lett. d) | Adottato |
| Disciplina generale del discarico automatico quinquennale dei nuovi ruoli | Art. 3, c. 1 | Non Adottato |
| Riconsegna anticipata dei carichi non riscossi agli Enti Creditori | Art. 3, c. 3 | Non Adottato |
| Accesso telematico alla documentazione di riscossione per gli Enti Creditori | Art. 3, c. 4 | Non Adottato |
| Criteri e modalità di controllo a campione sulle quote discaricate | Art. 6, c. 3 | Non Adottato |
| Gestione e definizione delle controversie da rigetto del discarico | Art. 6, c. 9 | Non Adottato |
| Blocco e compensazione tra rimborsi fiscali spettanti e cartelle pendenti | Art. 16, c. 1 lett. d) | Non Adottato |
Dal discarico automatico delle cartelle dopo 5 anni allo stralcio del pregresso, cosa manca ancora all’appello
A più di due anni dall’approvazione del decreto legislativo n. 110/2024, non è ancora stato adottato il provvedimento che definirà le regole per il discarico automatico dopo 5 anni, misura disciplinata dall’articolo 3 del provvedimento.
Nata con il fine di evitare l’accumularsi di crediti nel futuro, la norma prevede che a partire dai carichi affidati all’AdER dal 1° gennaio 2025, se il debito non viene riscosso entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di affidamento, viene automaticametne “discaricato”.
Il discarico non è un condono del debito per il cittadino: la Riscossione smette di lavorarlo e lo restituisce all’Ente creditore (Comune, INPS, Stato), che rientra nella disponibilità del credito. Questi potrà scegliere se gestire in proprio il recupero, affidare le attività a privati o affidarsi nuovamente per due anni all’AdER se emergono beni del debitore da “aggredire”.
La norma che guarda al futuro, con il fine di razionalizzare il lavoro dell’Agenzia, si affianca a quella che punta a fare lo stesso lavoro di pulizia sul passato. In questo caso un primo passo è stato fatto, come detto, ma il cammino si è fermato.
La Commissione di esperti nominata nell’ambito della riforma della riscossione, presieduta dall’ex presidente di sezione della Corte dei Conti, Roberto Benedetti è stata chiamata a individuare le possibili soluzioni per sfoltire il magazzino di quasi 1.300 miliardi di crediti da riscuotere.
La fotografia presentata nelle aule di Camera e Senato a ottobre dello scorso anno è nitida: dei 1.272,90 miliardi di cartelle affidate ad AdER alla data del 31 gennaio 2025, 537,75 miliardi presentano un profilo di non riscuotibilità. Nel complesso sono da stralciare 408 miliardi di crediti.
La scelta sul piano d’azione da porre in essere spetta in ogni caso al Legislatore, ma dal Governo non sono arrivate reazioni in merito ai dati e alle proposte fornite.
Il risultato? Il magazzino resta così com’è, e difficilmente la ristretta rottamazione quinquies introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riuscirà a incidere sugli errori gestionali del passato.
Compensazioni tra rimorsi fiscali e cartelle, salva la dichiarazione dei redditi 2026
Tra i punti ancora da attuare è inoltre opportuno citare la novità in materia di compensazione tra rimborsi fiscali e cartelle esattoriali.
La norma, contenuta nell’articolo 16 del decreto legislativo, prevede un’attività di verifica aggiuntiva da parte dell’Agenzia delle Entrate in presenza di rimborsi di importo superiore a 500 euro e l’omesso versamento di una o più cartelle.
In presenza di cartelle esattoriali, è previsto l’avvio di una procedura di comunicazione con l’AdER, che a sua volta invia al contribuente interessato una proposta di compensazione tra il credito d’imposta e il debito maturato.
Il contribuente destinatario della proposta dovrà scegliere se aderirvi o meno entro 60 giorni. In caso di accettazione, l’AdER utilizza le somme relative ai rimborsi per il pagamento dei debiti a carico del contribuente.
Cosa succede invece in caso di rifiuto?
È su questo aspetto che è intervenuto il decreto legislativo n. 110/2024, prevedendo di fatto il blocco dei pagamenti in favore dei contribuenti.
Le somme relative ai rimborsi del 730, così come più in generale dei crediti fiscali maturati dal contribuente, restano a disposizione dell’AdER fino al 31 dicembre dell’anno successivo.
Una sospensione dei pagamenti che servirà per l’avvio dell’azione esecutiva, e quindi in sostanza per il recupero dei debiti maturati dal contribuente.
Una novità sulla quale però manca ancora un passaggio per l’effettivo avvio, ossia il decreto del MEF per stabilire modalità di attuazione, limiti e condizioni per l’applicazione del blocco dei pagamenti da parte del Fisco.
In salvo quindi la campagna dichiarativa per l’anno in corso, salvo novità a stretto giro.
Una buona notizia per i contribuenti ma un passo falso per lo Stato, a fronte dello stallo dei lavori volti a ottimizzare il sistema della riscossione.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Cartelle, il vuoto oltre la rottamazione quinquies: la riforma della riscossione arranca