Partite IVA, patto con il Fisco 2026-2027 tra rinnovo e insidie. Concordato da valutare

Partite IVA, tempo di rinnovi per i primi che hanno aderito al concordato preventivo. Per il biennaio 2026 e 2027 è necessario valutare l'impatto ma anche le insidie. L'adesione rischia di bloccare i nuovi incentivi per i beni strumentali

Partite IVA, patto con il Fisco 2026-2027 tra rinnovo e insidie. Concordato da valutare

Partite IVA, patto con il Fisco da valutare per il biennio 2026 e 2027.

I primi contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale sono chiamati a valutarne l’impatto, a partire dalle differenze tra il reddito proposto dall’Agenzia delle Entrate rispetto a quello effettivamente conseguito nelle annualità 2024 e 2025.

Sulle scelte future pesano anche gli ulteriori benefici premiali legati al patto di affidabilità fiscale, ma non da meno le “insidie” legate alla conferma del concordato.

Tra le più evidenti l’impossibilità di applicare l’iper ammortamento per le partite IVA che diranno sì al concordato.

Partite IVA, patto con il Fisco alla prova del rinnovo per il biennio 2026 e 2027

Sono 460.000 le partite IVA soggette all’applicazione degli ISA che nel primo anno di operatività hanno scelto di aderire al concordato preventivo biennale, a fronte di una platea complessiva pari a circa 2.700.000 contribuenti.

Circa il 17 per cento delle partite IVA ha quindi detto sì al primo biennio del patto con il Fisco, secondo i dati ormai consolidati, platea che corrisponde pertanto a coloro che saranno chiamati a scegliere come muoversi per il biennio 2026 e 2027.

Il concordato preventivo è infatti uno strumento previsto a regime, che di anno in anno permette di scegliere di salire sul treno dei contribuenti più affidabili agli occhi dell’Erario.

La fase di rinnovo è però quella in cui si valuta il bilancio degli effetti sui propri conti e sull’attività svolta, anche alla luce del dato definitivo dei redditi conseguiti nel biennio precedente.

Ovviamente, il primo elemento che si inserisce nelle valutazioni è quello relativo alla differenza tra il reddito concordato e il reddito effettivo, che permette di calcolare il risparmio (o meno) conseguito in termini di imposte.

La scommessa sul futuro sottesa al concordato è stata vinta o persa? Una prima domanda alla quale sarà fondamentale poter rispondere, per valutare come muoversi per il prossimo biennio.

Concordato preventivo biennale 2026 e 2027, il reddito effettivo alla base delle nuove proposte

Il dato relativo al reddito effettivo sarà utile non solo per valutare ex post dell’impatto del concordato, ma anche per scegliere come muoversi in fase di rinnovo.

I titolari di partita IVA che hanno aderito al concordato preventivo per il biennio 2024 e 2025, potranno accedervi nuovamente per il biennio 2026 e 2027. Il calcolo della proposta da parte dell’Agenzia delle Entrate avverrà tenuto conto del reddito effettivo, con il fine di calibrare il patto fiscale sulla base dell’effettivo andamento dell’attività svolta.

Il concordato è quindi uno strumento che, biennio per biennio, è “cucito su misura” delle partite IVA interessate.

Ai fini del calcolo della proposta sarà centrale anche il punteggio ISA conseguito, parametro che finirà nel calderone di dati che, unitamente alle proiezioni macroeconomiche per il biennio, determineranno il reddito elaborato dal Fisco.

Le “insidie” del concordato 2026 e 2027: l’iper-ammortamento lascia fuori le partite IVA affidabili

Il tempo per le valutazioni non manca, considerando che l’adesione al concordato è ancorata alla scadenza del 30 settembre. Non si esclude inoltre che, nel corso dei mesi, intervengano ulteriori modifiche allo strumento, anche alla luce delle criticità emerse dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2026.

Nello specifico, il ritorno dell’iper-ammortamento come forma di agevolazione sugli investimenti in beni strumentali lascia al momento fuori le partite IVA che sceglieranno di aderire al patto con il Fisco per il biennio 2026 e 2027 (o che vi hanno già aderito per il biennio 2025 e 2026).

Questo perché l’iper-ammortamento, applicato come variazione extra-contabile in diminuzione, e quindi come “bonus” che riduce le imposte in dichiarazione, non è incluso tra le voci che possono modificare il reddito concordato (a differenza ad esempio di plusvalenze e perdite straordinarie).

Il blocco del reddito, conseguenza dell’adesione al patto fiscale, non permette allo stato attuale di applicare le nuove agevolazioni previste per gli investimenti in beni strumentali, ripristinate nella forma di beneficio fiscale per il prossimo triennio dalla Legge di Bilancio 2026.

Un effetto collaterale probabilmente non voluto, ma che finisce con l’incidere sui primi calcoli di convenienza del patto fiscale. Non si esclude quindi un intervento correttivo, per evitare un passo falso nella stagione del concordato attesa al via nei prossimi mesi.

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