Dipendenti pubblici, sciopero il 9 dicembre contro la Legge di Bilancio 2021

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Dipendenti pubblici in sciopero il 9 dicembre: i sindacati contestano l'esiguità delle risorse nella Legge di Bilancio 2021 per assunzioni e rinnovo dei contratti pubblici e richiedono al governo di impiegare i fondi del Recovery Fund. Il ministro Dadone rivendica invece l'aumento di 400 milioni di euro stabilito in Consiglio dei ministri per la nuova tornata contrattuale 2019-21.

Dipendenti pubblici, sciopero il 9 dicembre contro la Legge di Bilancio 2021

Dipendenti pubblici in sciopero il 9 dicembre 2020: la bozza di Legge di Bilancio 2021 non piace ai sindacati per quanto riguarda i temi del rinnovo dei contratti pubblici e l’impegno per nuove assunzioni.

Nonostante i tentativi di rassicurazione da parte del governo e in prima battuta del ministro per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone Cgil, Cisl e Uil non intravedono nella Legge di Bilancio 2021 i margini per un rinnovo contrattuale a tre cifre che ritengono più che necessario dopo che solo l’ultimo, quello 2016-18 ha parzialmente superato il blocco degli stipendi imposto dal 2009.

Anche sul versante delle assunzioni i confederali denunciano che il confronto da loro richiesto non sia nemmeno iniziato.

Per questi motivi dopo la proclamazione dello stato di agitazione del comparto pubblico il 20 ottobre scorso è stato proclamato in data 9 dicembre 2020 lo sciopero dei lavoratori della pubblica amministrazione.

Dipendenti pubblici, sciopero il 9 dicembre contro la Legge di Bilancio 2021: nodo risorse su rinnovo dei contratti e assunzioni nella PA

Le “spine” delle assunzioni e del rinnovo dei contratti dei lavoratori pubblici non sono nuove per Palazzo Chigi: è almeno dall’inizio dell’anno che le organizzazioni sindacali spingono per un aumento delle risorse da destinare a questi capitoli.

Anche se lo stato di agitazione nel comparto, che ha preceduto lo sciopero del 9 dicembre 2020, è stato proclamato in ottobre con la motivazione di reagire al Decreto Dadone sullo Smart Working, in realtà tra i motivi più pregnanti c’era soprattutto il ritardo nel rinnovo contrattuale.

In un contesto già abbastanza teso per quel che riguarda i rapporti tra esecutivo e organizzazioni di categoria, la decretazione in un settore come il lavoro agile che è avvertita dai sindacati come materia di contrattazione è stata in effetti considerata la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Cgil, Cisl e Uil chiedono in sostanza che le risorse del Recovery Fund vengano investiti per irrobustire un settore pubblico che come ha dimostrato la pandemia da Coronavirus è ormai sulle gambe, fiaccato dal quasi decennale blocco delle assunzioni che ha colpito duro in aree delicate come la sanità, la scuola e i trasporti.

“Sono poche le risorse per il salario” - si legge in una nota diffusa da quattro segretari generali delle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi e Nicola Turco - “poche e non per tutte le aree professionali le risorse per specifiche indennità, non c’è attenzione alla necessità di innovazione, vorremmo ad esempio poter superare inquadramenti professionali desueti e inserire le nuove figure professionali”.

A proposito di voci tabellari e accessorie dello stipendio, le organizzazioni sindacali ritengono che le risorse stanziate in per i dipendenti pubblici nella Legge di Bilancio 2021 non saranno sufficienti a raggiungere un aumento di oltre 100 euro lordi in busta paga (a inizio 2020 si parlava di 120 euro) perché gli aumenti di cui ha recentemente parlato la Dadone verrebbero assorbiti per:

“riscrivere il sistema di classificazione e inquadramento professionale e per rifinanziare i fondi per garantire il pagamento delle indennità a chi lavora. In pratica, la media di incrementi contrattuali si aggira intorno agli 83 euro lordi, che sono al di sotto di quanto previsto dal contratto 2016-2018, ma anche molto lontani dall’aspettativa dei lavoratori”,

si legge in un comunicato della Uil pubblica amministrazione di ottobre scorso.

Sciopero dipendenti pubblici e rinnovo contratti 2021, il punto di vista della Dadone

Diametralmente opposto il punto di vista del ministro Dadone che proprio ieri ha rivendicato l’aumento dello stanziamento in manovra dopo l’ok dato dall’ultimo Consiglio dei ministri: per la responsabile della Funzione pubblica ci saranno altri 400 milioni di euro per il rinnovo dei contratti pubblici 2019-2021.

Il che porta il totale a 3,8 miliardi per le amministrazioni dello Stato e a 6,7 miliardi per tutto il comparto pubblico, mentre sul fronte delle assunzioni la Dadone segnala l’esistenza di un fondo del Mef pari 3,6 miliardi fino al 2033 che si aggiunge a quanto già stanziato.

Molto piccata infatti è apparsa la dichiarazione del ministro per la Pubblica amministrazione sul proprio profilo Fb:

“trovo fuori scala l’atteggiamento dei sindacati. Fuori scala e fuori da ogni contesto, poiché basta guardarsi intorno per comprendere il momento del Paese” e ancora “I fondi messi in campo sono senza precedenti, rispondono ad esigenze concrete e dettagliate. Metteremo ulteriori risorse per gli italiani che stanno pagando questa crisi e per quelli che, in seno alla Pa, la stanno combattendo con grande valore. Ma questi impegni non saranno mai e poi mai conseguenza di atti intimidatori”.

In realtà, la vera partita tra organizzazioni sindacali e governo come già detto non si gioca sugli aumenti o meno di qualche centinaio di milioni, ma sull’utilizzo dei fondi di provenienza europea.

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