La diffusione di una cultura della parità salariale nelle aziende è una questione di sviluppo e di stabilità futura: se ne è parlato venerdì 6 marzo nella Sala della Lupa a Montecitorio
La parità salariale tra donne e uomini e la parità di genere nel mondo del lavoro “sono punti un po’ profetici della nostra Costituzione” che ancora oggi “non sono pienamente raggiunti”. Il processo è in atto dall’inizio della Repubblica, ma il percorso è ancora lungo e bisogna proseguire “senza mai arretrare e senza rimanere fermi”.
Con questa consapevolezza l’onorevole Elena Bonetti, ex Ministra per le pari opportunità e la famiglia, oggi 6 marzo ha aperto la mattinata di confronto organizzata dalla casa editrice Lefebvre Giuffrè per la presentazione del volume “Trasparenza salariale e parità di genere nell’impresa” curato dall’avvocato Ciro Cafiero.
Novità sulla parità salariale e non solo in arrivo dall’Europa
La cornice della Sala della Lupa a Montecitorio è simbolica: in questo salone della Camera la Corte di cassazione proclamò i risultati del referendum del 2 giugno 1946 sulla forma istituzionale dello Stato, che vide la prima grande partecipazione femminile al voto.
Non a caso Bonetti cita le madri costituenti per sottolineare il ruolo centrale “delle mani, dell’operosità, dell’intelligenza delle donne” per il progresso del paese.
Il messaggio è ancora del tutto attuale ed è rivolto in primis alle imprese che, più di tutte, sono chiamate a recepire le novità che arrivano dall’Europa sulla trasparenza salariale con la direttiva UE 2023/970.
Dalle procedure di selezione improntate alla neutralità di genere ai report periodici per rintracciare eventuali disparità retributive in azienda, le misure che l’Italia sia appresta a recepire rientrano nel più ampio perimetro della sostenibilità, da intendersi come l’insieme di politiche e pratiche aziendali che migliorano la competitività d’impresa e accrescono le condizioni economiche e sociali della comunità.
Il dialogo è aperto. Nell’illustre sala di Montecitorio siedono in platea i rappresentanti delle principali aziende italiane, che si apprestano ad approfondire i quattro pilastri del volume presentato:
- la Direttiva n. 970/2023 (Pay Transparency), da recepire entro il 7 giugno 2026, per abbattere il divario retributivo tra uomini e donne;
- la Direttiva n. 1760/2024 (CSDDD), che impone alle imprese sei step di due diligence sui diritti umani;
- la Direttiva n. 2464/2022 (CSRD), per integrare il bilancio di sostenibilità nelle organizzazioni;
- la Direttiva n. 1499/2024 sugli Organismi di parità di genere, a rafforzare i processi per la gender equality.
Proprio nelle realtà aziendali, infatti, dovranno trovare spazio e declinazione le misure approvate in sede comunitaria da recepire tra il 2026 e il 2028.
Ed è così che per Daniele Cabras, Consigliere del Presidente della Repubblica, arriva una spinta verso “un modello di welfare dove la dimensione sociale è parte integrante del modello aziendale e concorre a valorizzare il capitale umano e incrementare la partecipazione al mercato del lavoro”.
Non è solo una questione di parità di genere
Preoccuparsi di parità di genere e sostenibilità non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di convenienza economica per tutti e tutte, di sviluppo e di futuro.
“Una disparità salariale non è solo una discriminazione verso la donna, ma è anche un ostacolo di carattere economico, di autodeterminazione personale, anche di valorizzazione collettiva, vuol dire rendere fragile quel tessuto, vuol dire uno Stato che si deve potenzialmente prendere carico di una fragilità invece di avere una leva di attivazione e produzione di valore collettivo.”
Spiega Bonetti. Ed è sulla stessa lunghezza d’onda Cabras: “salvaguardare il reddito delle donne durante la maternità è un tema di interesse collettivo e non può essere considerato solo un tema strettamente di tutela individuale”.
Correggere il paradigma attuale vuol dire anche provare a uscire dallo stallo demografico e di crescita in cui l’Italia oggi si trova che avrà effetti concreti e tangibili nei prossimi anni.
Anche le aziende sono chiamate a diventare parte attiva di un processo di sviluppo “con un approccio graduale e pragmatico, nella consapevolezza dei meccanismi di funzionamento e delle esigenze dell’impresa”, mette in chiaro il Consigliere della Repubblica, quasi a rassicurare la platea.
Tutti e tutte concordano su un punto: le azioni devono essere condivise. La sfida è quella di “restare umani e alleati difronte al cambiamento epocale”, sottolinea il curatore del volume, Ciro Cafiero. Ed è d’accordo anche il fronte delle aziende con Amelia Parente, Senior Corporate vicepresidente del Gruppo Diasorin che parla di “connessione relazionale”, chiudendo con una certezza: “la legge non basta”.
Ed è proprio così: la partita del futuro si gioca sulla tensione tra la norma e la cultura che deve cambiare fuori e dentro le aziende.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: La parità salariale è anche una questione di sviluppo e di futuro