Pensione dipendenti pubblici: nuove aliquote di rendimento solo per l’uscita anticipata

Francesco Rodorigo - Pubblica Amministrazione

Le nuove aliquote di rendimento per alcuni dipendenti statali valgono solo per la pensione anticipata. I chiarimenti dall'INPS

Pensione dipendenti pubblici: nuove aliquote di rendimento solo per l'uscita anticipata

Le nuove aliquote di rendimento stabilite dalla Legge di Bilancio 2024 si applicano solo alle pensioni anticipate.

I chiarimenti sono arrivati dall’INPS con il messaggio n. 787, pubblicato il 5 marzo, e riguardano in particolare i dipendenti di enti locali, sanità, insegnanti e ufficiali giudiziari.

Restano escluse dall’applicazione delle nuove aliquote tutte le pensioni i cui requisiti siano stati maturati entro il 31 dicembre 2023.

Pensione dipendenti pubblici: nuove aliquote di rendimento solo per l’uscita anticipata

L’INPS, con il messaggio n. 787/2026, ha fornito importanti chiarimenti in merito all’applicazione delle nuove aliquote di rendimento introdotte dalla Legge di Bilancio 2024.

Si tratta delle aliquote per il calcolo delle pensioni retributive dei dipendenti pubblici ex-INPDAP, passati all’INPS dal 2011, iscritti alla Cassa per le pensioni ai dipendenti degli enti locali (CPDEL), alla Cassa per le pensioni ai sanitari (CPS), alla Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI) e alla Cassa per le pensioni agli ufficiali giudiziari, agli aiutanti ufficiali giudiziari e ai coadiutori (CPUG).

Per queste categorie, ai fini pensionistici, le quote di pensione liquidate con il sistema retributivo e riferite ad anzianità inferiori a 15 anni al 31 dicembre 1995 sono calcolate con le nuove aliquote di rendimento.

Ebbene, come specificato dall’Istituto nel nuovo messaggio, le nuove aliquote si applicano esclusivamente alle pensioni anticipate, comprese quelle dei lavoratori precoci.

Sono, dunque, escluse le pensioni di vecchiaia, anche in cumulo, liquidate a seguito di dimissioni da un rapporto di lavoro con una pubblica amministrazione. L’INPS conferma quindi che le dimissioni volontarie del lavoratore non costituiscono elemento determinante.

Inoltre, restano escluse dall’applicazione delle nuove aliquote tutte le pensioni i cui requisiti siano stati maturati entro il 31 dicembre 2023, incluse quelle dei lavoratori precoci con diritto certificato entro tale data.

Il dato rilevante, specifica quindi l’Istituto, è se il soggetto accede a un trattamento pensionistico anticipato oppure di vecchiaia: nel primo caso si applicano le nuove aliquote di rendimento in argomento, salvo che l’accesso alla pensione sia avvenuto in forza di requisiti raggiunti entro il 31 dicembre 2023.

Nel caso di accesso alla pensione di vecchiaia, invece, si applicano le aliquote di rendimento della tabella presente all’allegato A della legge n. 965/1965, e, per gli iscritti alla CPUG, della tabella A allegata alla legge n. 16/1986.

Cosa cambia per le pensioni di vecchiaia?

Sul piano operativo, l’INPS ha disposto il riesame d’ufficio di tutte le pensioni per le quali siano state erroneamente applicate le nuove aliquote.

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