Dipendenti pubblici, flessibilità su lavoro in presenza e smart working: la circolare Brunetta-Orlando

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Dipendenti pubblici, flessibilità su lavoro in presenza e smart working. Ad evidenziarlo è la circolare emanata il 5 gennaio 2022 dal Ministro del Lavoro e dal Ministro della Funzione Pubblica. La programmazione potrà avvenire su base plurimensile, dando priorità al lavoro agile in periodi di maggior circolazione del virus.

Dipendenti pubblici, flessibilità su lavoro in presenza e smart working: la circolare Brunetta-Orlando

Dipendenti pubblici, lavoro in presenza o smart working con organizzazione flessibile da parte delle singole amministrazioni.

Il 5 gennaio 2022 è stata emanata la circolare firmata dal Ministro Brunetta e dal Ministro del Lavoro Andrea Orlando per invitare le amministrazioni pubbliche a ricorrere anche al lavoro agile per fronteggiare l’acuirsi dei contagi.

Una sorta di “marcia indietro” da parte del Governo che, non dimentichiamolo, con il DPCM del 23 settembre 2021, aveva sancito come a partire dal seguente 15 ottobre la modalità prevalente di prestazione lavorativa negli uffici pubblici dovesse essere quella in presenza.

Ma vediamo più da vicino il meccanismo attraverso il quale il Governo e in particolar modo il Ministro Brunetta hanno deciso di ricorrere di nuovo al lavoro a distanza, cercando di non smentire sé stessi a distanza di poche settimane.

Dipendenti pubblici, flessibilità su lavoro in presenza e smart working: la circolare Brunetta-Orlando

Dato l’aumento vertiginoso dei contagi dovuti alla nuova variante del coronavirus denominata Omicron, Palazzo Chigi ha dovuto emanare una specifica circolare il 5 gennaio 2022, sottoscritta dai ministri Brunetta e Orlando, per invitare le diverse amministrazioni a ricorrere anche allo smart working, come da noi anticipato nella stessa giornata.

In sostanza nel documento si invitano sia le PA, sia le aziende private a sfruttare pienamente tutte le forme di flessibilità consentite dalla normativa per rendere compatibili le attività lavorative e l’attuale situazione di emergenza sanitaria.

Tuttavia, mentre nel mondo del lavoro privato non sono stati posti particolari vincoli all’impiego del lavoro a distanza, lo stesso Ministro Brunetta era stato promotore nei mesi scorso di una sua particolare “crociata” contro lo smart working di massa negli uffici pubblici prodotto dalle prime ondate del virus, nonostante il gradimento manifestato massicciamente dai dipendenti.

L’esito della battaglia contro il lavoro agile di Brunetta è stata la modifica della normativa del precedente Governo Conte e, infine, il ritorno al lavoro in presenza come modalità prevalente con il DPCM di Mario Draghi del 23 settembre 2021.

La recente “circolare Orlando-Brunetta” riesce nell’impresa di fare marcia indietro senza dichiararlo apertamente. Come?

Sulla base di un’indicazione fornita alle amministrazioni pubbliche che consente una programmazione del lavoro agile su una base plurimensile, in modo da permettere nei periodi di maggior circolazione del virus anche una prevalenza di lavoro da remoto purché compensata dal lavoro in presenza in altri periodi più tranquilli come ad esempio in estate.

Si legge infatti nel testo:

“Ogni amministrazione pertanto, può programmare il lavoro agile con una rotazione del personale settimanale, mensile o plurimensile con ampia flessibilità, anche modulandolo, come necessario in questo particolare momento, sulla base dell’andamento dei contagi, tenuto conto che la prevalenza del lavoro in presenza indicata nelle linee guida potrà essere raggiunta anche nella media della programmazione plurimensile”.

L’altro suggerimento ministeriale alle amministrazioni è quello di avvalersi dei mobility manager, nominati ai sensi del decreto interministeriale 12 maggio 2021, per lavorare sulla flessibilità di ingresso e di uscita del personale e sulla collaborazione con gli enti locali nell’ambito dei Piani degli spostamenti casa-lavoro e della programmazione dell’offerta di mobilità sul territorio.

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Bisogna anche dire che il Governo ha visto crescere nel corso di queste settimane non solo i contagi, ma anche le pressioni da parte di alcune componenti della sua stessa maggioranza parlamentare in favore di un atteggiamento più flessibile in materia di lavoro da remoto negli uffici pubblici, oltre che dai sindacati, Cgil, Usb, Smart Workers Union e negli ultimi giorni anche Uil, Unadis e Flp.

Ora finalmente si è approdati a un atteggiamento maggiormente pragmatico che tuttavia pare dettato più che altro dall’emergenza.

Rimangono dei dubbi sull’atteggiamento del Governo e in particolare del Ministro Brunetta sulla questione della necessaria modernizzazione della Pubblica Amministrazione.

Se infatti si ritengono necessari investimenti nella semplificazione e digitalizzazione delle procedure amministrative come dichiarato nel PNRR, che senso ha vincolarsi a una prevalenza del lavoro in presenza nella Pubblica Amministrazione?

E la maggiore offerta di servizi online? Non dovrebbero essere le singole amministrazioni in base alle specificità della loro sfera di competenza a scegliere la modalità di attività prevalente?

Lasciamo questi quesiti alla risposta del Ministro competente, tuttavia permane la sensazione di un’inadeguata comprensione della novità della fase in chi Governa la Pubblica Amministrazione: sembrerebbe quasi un incolmabile scarto generazionale.

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