Dopo il botta e risposta tra CGIL e Agenzia delle Entrate nuovo capitolo della saga relativa agli errori sui dati della certificazione unica: bonus fiscale nel modello 730 a rischio per 2 milioni di contribuenti
L’avvio della stagione dichiarativa non è dei migliori: i dati della certificazione unica, fondamentali per alimentare il modello 730 2026, sono stati sbagliati da diversi enti, tra i quali spicca l’INPS.
La notizia è stata rilanciata fortemente dal quotidiano La Repubblica, secondo il quale, nonostante le rassicurazioni dell’Agenzia delle Entrate, i dati delle certificazioni uniche di diversi contribuenti non potranno essere corretti entro il prossimo 14 maggio 2026, data a partire dalla quale il modello 730 precompilato sarà modificabile e inviabile online (dallo scorso 30 aprile la dichiarazione dei redditi precompilata è disponibile in sola modalità visualizzazione).
Ma facciamo un passo indietro.
Nei giorni scorsi c’è stato un duro e inedito botta e risposta tra due importanti istituzioni del Paese, la CGIL e l’Agenzia delle Entrate.
Secondo la CGIL:
“Attraverso il monitoraggio costante delle strutture territoriali dell’Organizzazione e dei suoi Centri di Assistenza Fiscale, è infatti emerso come una quota significativa di sostituti d’imposta abbia rilasciato ai lavoratori dipendenti Certificazioni Uniche 2026 in cui risultano dati errati o assenti relativi alla natura del reddito di lavoro (art. 49, co. 1 del Tuir), utili per verificare il diritto alla somma che non concorre alla formazione del reddito (c.d. “somma aggiuntiva”) o all’ulteriore detrazione per redditi di lavoro dipendente”.
Un comunicato che ha determinato la risposta pacata e istituzionale dell’Agenzia delle Entrate, che ha smentito quanto dichiarato dalla CGIL, affermando in particolare che:
- è vero che alcuni sostituti di imposta (datori di lavoro o enti pensionistici tra i quali l’INPS) nelle scorse settimane hanno rilevato delle anomalie nelle certificazioni uniche da loro predisposte ma è anche vero che hanno immediatamente provveduto alla correzione e alla ritrasmissione delle stesse. Pertanto, la dichiarazione precompilata 2026 è stata già aggiornata con i nuovi dati pervenuti;
- inoltre, fino al prossimo 14 maggio la precompilata 2026 sarà disponibile solo per la visualizzazione e nel caso in cui qualche sostituto dovesse rendersi conto di aver commesso degli errori nelle CU emesse, lo stesso sostituto di imposta dovrà trasmettere all’Agenzia una certificazione rettificativa;
- i contribuenti interessati saranno informati della presenza della CU rettificativa nel cassetto fiscale con un avviso personalizzato visibile nella pagina web della dichiarazione precompilata.
Secondo quanto rilanciato da La Repubblica, invece, non ci sarebbero i tempi tecnici per la correzione delle certificazioni uniche e adesso migliaia di cittadini rischiano errori nel modello 730.
Ma cerchiamo di capire un po’ di più.
Innanzitutto: cosa si rischia? - Il rischio di cui parlano oggi praticamente tutti i siti di informazione e i telegiornali è legato alla casella 718 della certificazione unica.
Con le ultime due Leggi di Bilancio, il legislatore fiscale ha trasformato il taglio del cuneo da sconto sui contributi previdenziali a detrazione fiscale.
Per calcolarlo, il sostituto d’imposta (datore di lavoro) deve indicare se il reddito percepito sia compatibile con l’agevolazione fiscale.
Secondo Repubblica, l’Inps ha indicato per circa due milioni di posizioni — tra beneficiari di Naspi, cassa integrazione e maternità — il codice 2, che di fatto esclude il contribuente dal beneficio.
Dopo la denuncia della CGIL, l’INPS ha ammesso l’errore ricaricando le certificazioni corrette a partire dal 31 marzo.
Chi è interessato da questo rischio? - La seconda domanda fondamentale alla quale rispondere è chi è interessato da questo rischio: si tratta sostanzialmente di personale della scuola, operi edili, beneficiari di Naspi, cassa integrazione e maternità. In generale, anche gli altri dipendenti pubblici devono prestare molta attenzione.
Quanto si rischia di perdere? - Gli importi relativi alla potenziale perdita di benefici fiscali sono importanti.
Per esempio, per chi guadagna fino a 20.000 euro lordi l’anno il mancato riconoscimento può valere fino a 960 euro.
Mentre per la fascia tra i 20.000 e i 40.000 euro di reddito lordo annuo la detrazione massima sfiora i 1.000 euro.
Come risolvere la questione in modo pratico - Per risolvere la questione in modo pratico si consiglia quanto segue:
- se si ha intenzione di procedere in autonomia con la dichiarazione precompilata:
- non dare per buoni i dati del modello 730 relativi al quadro RC;
- verificare su NoiPa oppure sul proprio cassetto fiscale la presenza di due certificazioni uniche e fare riferimento solo alla seconda, che corregge la prima ed è quella cui fare riferimento per la dichiarazione precompilata;
- verificare, in particolare, la casella 718.
- se si non si ha intenzione di procedere in autonomia ma di rivolgersi a un professionista si consiglia di far presente che la propria situazione ricade in una di quelle nelle quali il datore di lavoro (ente di riferimento) potrebbe aver inviato più di una certificazione unica.
Attenzione, infine, ad un aspetto che è bene ribadire: quanto rilanciato oggi da sostanzialmente tutti i siti di news non aggiunge nulla a quanto successo esattamente una settimana fa. In altre parole, al momento l’Agenzia delle Entrate ha assicurato che INPS, casse edili ed altri enti che hanno commesso degli errori a marzo hanno già corretto i dati e che la precompilata ha già assorbito i dati corretti. Di conseguenza, le notizie di questa mattina vanno lette come se fossero di “rilancio” rispetto ad un fatto noto.
Questo non per sminuire la portata potenziale del rischio - che, come evidenziato sopra, va controllato - ma solo per dire che al momento chi governa i dati (cioé l’amministrazione finanziaria) si è già espressa sul tema.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Certificazione unica INPS errata: ecco chi rischia e cosa fare nel 730