Agenzia delle Entrate: sito in down, uffici chiusi e telefoni intasati. L’emergenza blocca i servizi

Anna Maria D’Andrea - Pubblica Amministrazione

Problemi con il sito dell'Agenzia delle Entrate che non funziona. Uffici chiusi, con possibilità di prendere appuntamento solo a distanza di molti giorni. Il contact center per l'assistenza telefonica non risponde. Una serie di problemi collaterali all'emergenza che bloccano di fatto i servizi della Pubblica Amministrazione.

Agenzia delle Entrate: sito in down, uffici chiusi e telefoni intasati. L'emergenza blocca i servizi

Agenzia delle Entrate in affanno.

Tra il sito che non funziona, gli uffici chiusi e gli orari ridotti, con la conseguente difficoltà nel fissare un appuntamento in sede, la situazione di emergenza blocca i servizi ai cittadini.

Si fa presto a dire smart working: sebbene presenti vantaggi indiscutibili, il lavoro agile rischia di ripercuotersi negativamente su quelli che sono i servizi da garantire ai contribuenti.

Ne è la prova la situazione complicata che si sta verificando presso alcune sedi dell’Agenzia delle Entrate dove chi necessita di recarsi in ufficio per registrazioni e pratiche impossibili da effettuare online, deve attendere settimane prima di poter prendere un appuntamento.

All’ordinario si lega lo straordinario: il sito dell’Agenzia delle Entrate è in questi giorni decisamente in affanno, causa l’apertura del portale per le domande dei contributi a fondo perduto, l’accesso alle pagine informative legate ai nuovi bonus in avvio dal 1° luglio 2020 (primo tra tutti il bonus vacanze) e la maxi-scadenza del 30 giugno 2020 per gli adempimenti sospesi (si pensi all’invio delle Lipe o alla dichiarazione IVA).

Una situazione di caos, che porta alla necessità di regole e confini precisi.

Agenzia delle Entrate: sito in down, uffici chiusi e telefoni intasati

Stamattina per poter accedere al sito dell’Agenzia delle Entrate abbiamo dovuto effettuare diversi tentativi. Il portale che accoglie dichiarazioni dei redditi, servizi per la trasmissione di domande, fatture e corrispettivi, è da diversi giorni in sovraccarico e non funziona correttamente.

Abbiamo quindi pensato di chiamare il contact center, per richiedere chiarimenti su un servizio che è impossibile effettuare in modalità telematica. Un messaggio registrato informa che “tutti i consulenti dell’Agenzia delle Entrate sono impegnati”, e ci invita a richiamare più tardi.

Ultima spiaggia: la prenotazione di un appuntamento. Prima data disponibile in una delle sedi principali dell’Agenzia delle Entrate di Roma soltanto tra un mese circa (il 22 luglio per essere precisi). Accontentandoci, clicchiamo il tasto di conferma ma ci viene riportato un messaggio di blocco.

Agenzia delle Entrate irraggiungibile, tra sito e uffici intasati: gli effetti collaterali dell’emergenza

Quella sopra raccontata è una prova diretta del fatto che la situazione di emergenza sanitaria causata dal coronavirus rischia di ripercuotersi negativamente sui contribuenti.

Negli ultimi mesi si è parlato tanto della possibilità di ripensare all’organizzazione del lavoro e tutti - chi più e chi meno - eravamo concordi sul fatto che bisognava cogliere l’occasione per cambiare stili di vita ed abitudini.

Una spinta al cambiamento che si è spenta quando ci siamo accorti che non siamo un Paese pronto al lavoro agile. Ne è la prova non solo la situazione sopra descritta relativa all’Agenzia delle Entrate, ma anche il caos che ha caratterizzato i servizi dell’INPS negli ultimi mesi.

Lo smart working - che di fatto è stato telelavoro - ha salvato la prosecuzione di alcune attività durante il periodo di lockdown, ma ora rischia di diventare un pericoloso boomerang se non maneggiato con cura.

Se allarghiamo lo sguardo c’è poi la questione della didattica a distanza, che ha tagliato fuori molti studenti a causa del problema irrisolto del divario digitale.

Dai servizi ai “disservizi” pubblici: fino a dove può spingersi il lavoro agile per la Pubblica Amministrazione?

Lentamente e con le dovute cautele si cerca di tornare alla “normalità”. L’emergenza c’è, ed il rischio di creare nuove occasioni per la diffusione del coronavirus non può certo dirsi superato.

Lentamente gli uffici privati si ripopolano, nel rispetto delle prescrizioni relative a pulizie, sanificazione e distanza interpersonale tra i dipendenti.

Lo stesso accade per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, ma almeno fino al 31 luglio 2020 (termine dello stato di emergenza), la maggior parte di questi lavoreranno da casa.

Il Ministro della Pubblica Amministrazione ha già annunciato di voler rendere lo smart working una misura “stabile”, anche dopo la fine dell’emergenza coronavirus, per una quota di dipendenti pubblici. Ma con quali mezzi e con quali strumenti di tutela per il contribuente?

Non vogliamo qui sostenere - come fatto in maniera superficiale da alcuni commentatori - che lo smart working sia stato “una lunga vacanza”. Il lavoro e le pressioni alle quali sono stati sottoposti i dipendenti della PA sono stati notevoli e lo sono tutt’oggi.

Ci chiediamo però: qual è il confine che legittima lo svolgimento di servizi essenziali - come quelli forniti dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate - nella formula del telelavoro?

Telelavoro all’Agenzia delle Entrate con confini chiari, ora servono però nuove regole

Una bussola arriva dal Piano per l’utilizzo del Telelavoro, datato 31 marzo 2020, disponibile sul sito dell’Agenzia. Viene previsto uno specifico iter procedurale per l’attivazione del lavoro a distanza, ovviamente impossibile da rispettare in fase di emergenza.

Ci sono però anche specifiche indicazioni sulle attività per le quali non si può ricorrere al telelavoro, e tra queste vi sono quelle che prevedono contatti con contribuenti ed utenti.

Le indicazioni messe nero su bianco nel documento sono giocoforza diventate flessibili nel periodo del lockdown, ma ora cosa succederà?

Ci chiediamo, senza malizia, se è lecito interrompere e rallentare la macchina della Pubblica Amministrazione senza adottare contromisure idonee per evitare disagi nei cittadini. Non ci sono solo i servizi fiscali in ballo, ma anche quelli sanitari ed assistenziali, in molte Regioni d’Italia ancora sospesi o fortemente rallentati.

In situazioni ordinarie si potrebbe parlare di interruzione di pubblico servizio. In situazioni straordinarie?

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