Graduatorie dei concorsi pubblici, polemiche sulla scadenza

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Graduatorie concorsi pubblici: nel maxiemendamento alla Legge di bilancio 2019 approvato al Senato il 22 dicembre l'idoneità è riconosciuta solo a partire dal 2010, ma sino al 2013 si è obbligati a frequentare dei corsi di aggiornamento e a superare un esame-colloquio.

Graduatorie dei concorsi pubblici, polemiche sulla scadenza

Esplode la bomba della scadenza delle graduatorie degli idonei dei concorsi pubblici. Il 22 dicembre il Senato ha dato la sua approvazione ad una norma, contenuta nella Legge di Bilancio 2019, che ne prevede la validità solo a partire dal 2010.

Ma non finisce qui. Il sistema che viene delineato dal maxiemendamento governativo alla Legge di bilancio è assai articolato: le graduatorie che vanno dal 2010 al 31 dicembre 2014 sono prorogate fino al 30 settembre 2019.

Per quanto riguarda le liste approvate entro il 2013, esiste la condizione aggiuntiva che gli idonei frequentino obbligatoriamente “corsi di formazione e aggiornamento organizzati da ciascuna amministrazione” e che “superino un apposito esame-colloquio diretto a verificarne la perdurante idoneità”, come recita il testo del provvedimento in Legge di Bilancio 2019.

Graduatorie concorsi pubblici: le nuove scadenze in Legge di Bilancio 2019

La Legge di Bilancio 2019 fissa le nuove scadenze delle graduatorie dei concorsi pubblici così come segue:

  • dal 2015 le graduatorie avranno validità sino al 31 marzo 2020;
  • dal 2016 fino al 30 settembre dello stesso anno;
  • quelle del 2017 fino al 31 marzo 2021;
  • quelle del 2018 fino al 31 dicembre 2021.

A regime, dal primo gennaio del prossimo anno le graduatorie avranno durata triennale.

Ora la prima contraddizione in cui inciampa il provvedimento è “solare”: i soggetti risultati idonei fino alla fine del 2013 vedranno scadere il loro status prima dello sblocco delle assunzioni che il governo, su pressione europee, ha dovuto stabilire al 15 novembre dell’anno prossimo.

Ma, in ogni caso, è davvero molto discutibile che cittadini che abbiano ottenuto un’idoneità a svolgere un lavoro nell’amministrazione pubblica debbano sottoporsi in pratica a un nuovo concorso.

Del resto, non c’è una responsabilità di questi soggetti nel blocco delle assunzioni che in vario modo si è protratto dal 2010 in poi in Italia. Semmai c’è una responsabilità politica che andrebbe riconosciuta e sanata.

La levata di scudi dei contrari

Una responsabilità che nel maxiemendamento è stata molto parzialmente riconosciuta anche nei riguardi dei Lavoratori socialmente utili o di pubblica utilità: questi ultimi nei prossimi tre anni potranno essere stabilizzati, se in possesso di particolari requisiti di anzianità, tramite un concorso riservato nei limiti di spesa previsti per il personale.

Non c’è da stupirsi quindi che gli idonei dei concorsi degli scorsi anni si siano messi sul piede di guerra, proclamando il venir meno del loro sostegno alle due forze politiche in cui avevano confidato finora: la Lega e il Movimento 5 Stelle.

Tra i soggetti organizzati va registrata l’opposizione del Munvic, Movimento unico nazionale vincitori idonei e concorsisti e del sindacato di base Usb, mentre è stata lanciata una petizione online al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la proroga generalizzata delle graduatorie concorsuali.

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