Unioncamere: 44 mila nuove imprese in meno: 10 punti per superare la crisi

Tommaso Gavi - Fisco

Unioncamere, il comunicato del 25 giugno 2020 rende noti i dati presentati durante l'assemblea annuale: 44 mila nuove imprese in meno dopo il periodo del lockdown. Il presidente Sangalli riassume in 10 punti le proposte al Governo per superare la crisi.

Unioncamere: 44 mila nuove imprese in meno: 10 punti per superare la crisi

Unioncamere, in occasione dell’assemblea annuale sono viene reso noto che sono 44 mila in meno le nuove imprese, a causa dell’emergenza Coronavirus.

I numeri tendono a salire e mostrano risultati particolarmente negativi nel Nord.

All’appuntamento era presente anche il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, al quale sono stati proposti 10 punti che il Governo dovrebbe mettere in campo per superare la crisi.

Il presidente Sangalli sottolinea l’importanza di agire su digitalizzazione e tecnologie 4.0, infrastrutture, semplificazione, giustizia civile e mediazione, internazionalizzazione, turismo, nuove imprese e giovani, sostenibilità, formazione, dotazione finanziaria e irrobustimento organizzativo delle imprese.

Unioncamere, 44 mila nuove imprese in meno: il quadro dei dati presentati all’assemblea annuale

Durante l’assemblea di Unioncamere del 25 giugno 2020 vengono forniti i dati della fotografia delle imprese durante il periodo del lockdown.

Unioncamere, comunicato stampa del 25 giugno 2020
Unioncamere: 44 mila nuove imprese in meno durante il lockdown. Sangalli, i 10 punti strategici per uscire dalla crisi.

A livello complessivo è stato registrato un calo di 44 mila iscrizioni in meno rispetto allo scorso anno: una riduzione che vale il 42,8%.

Il calo mostrato dai Registri per le imprese mostra profonde differenze a livello territoriale.

Le Regioni più colpite sono ovviamente quelle del Nord e del Centro: in Lombardia e nelle Marche il calo tra marzo e maggio supera il 50%, rispetto allo scorso anno.

Seguono la Toscana e l’Emilia-Romagna con riduzioni di oltre il 47%.

Lazio e Friuli Venezia Giulia si attestano intorno al 45% in meno di nuovi iscritti.

Il fenomeno è più attenuato nel Sud: in Basilicata, Sicilia, Campania e Molise le nuove imprese iscritte nei tre mesi del lockdown sono calate tra il 20 e il 30% rispetto al 2019.

I valori a livello assoluto sono riportati nella tabella riassuntiva.

Regioni Nuove iscrizioni
Lombardia -8.721
Lazio -5.056
Emilia-Romagna -3.535
Campania -3.433
Toscana -3.409

La situazione mostra notevoli differenze anche in relazione ai settori presi in considerazione.

Mostrano particolari riduzioni i seguenti:

  • confezioni di articoli di abbigliamento, con una riduzione del 59%;
  • ristorazione e alloggio, con un calo del 54%;
  • fabbricazione di prodotti in metallo, con quasi la metà delle iscrizioni.

Meno pronunciati ma comunque significativi sono i cali di altri settori:

  • attività ausiliare dei servizi finanziari, 9,1% in negativo;
  • industrie alimentari, riduzione del 22,3%;
  • coltivazioni agricole, un calo di circa un quarto.

Unioncamere, 44 mila nuove imprese in meno: i 10 punti per superare la crisi

In occasione dell’assemblea annuale di Unioncamere il presidente Sangalli ha presentato una proposta al Governo, rappresentato dal Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

La proposta racchiude 10 punti per superare la crisi, che il presidente spiega così:

“Si tratta di agire su digitalizzazione e tecnologie 4.0, infrastrutture, semplificazione, giustizia civile e mediazione, internazionalizzazione, turismo, nuove imprese e giovani, sostenibilità, formazione, dotazione finanziaria e irrobustimento organizzativo delle imprese. Agire su questi punti è la vera priorità del Paese. Spingere l’acceleratore sulla digitalizzazione delle imprese e sull’adozione delle tecnologie 4.0 porterebbe un incremento di oltre un punto e mezzo di PIL nel breve termine, mentre ridurre gli oneri burocratico-amministrativi sulle imprese (in primo luogo quelli legati all’avvio di un’azienda o al pagamento delle imposte) vuol dire per l’Italia recuperare quasi 2 punti di Pil.”

I dettagli sull’impatto sul PIL di ciascuno degli intervento sono forniti nella parte finale del comunicato stampa del 25 giugno 2020.

Nel breve termine sono fornite alcune stime di crescita nel breve termine legate a riforme riforme da mettere in atto.

La tabella riassuntiva riporta il tipo di riforma ed il relativo incremento di PIL.

Riforma Aumento del PIL
digitalizzazione +1,6% con l’intensificarsi della digitalizzazione delle PMI italiane
semplificazione +1,8% con la graduale riduzione degli oneri amministrativi (in primo luogo sull’avvio di un’impresa e sul pagamento delle imposte)
qualità del capitale umano e formazione +1,1 punti con il graduale azzeramento del disallineamento fra domanda di lavoro e offerta del sistema formativo
investimenti green +0,9% per effetto della maggiore produttività delle imprese che investono nel green
giustizia civile e mediazione +0,4% per effetto del risparmio economico ottenuto attraverso la giustizia alternativa e una minore lentezza dei processi civili
internazionalizzazione +0,7% se le imprese manifatturiere occasionalmente esportatrici generassero gli stessi flussi di export di quelle già operanti stabilmente all’estero

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