Tassa UE di tre euro sui piccoli pacchi da luglio: arriva il via libera

Rosy D’Elia - Tasse

Il Consiglio UE approva la tassa di tre euro sui piccoli pacchi: si applica da luglio a ogni prodotto presente nelle spedizioni. Nel frattempo in Italia si valuta la proroga della versione nostrana

Tassa UE di tre euro sui piccoli pacchi da luglio: arriva il via libera

L’introduzione di una tassa sui pacchi extra UE in chiave comunitaria ha ottenuto il via libera definitivo dal Consiglio europeo oggi, 11 febbraio: enterà in vigore dal 1° luglio 2026.

Il contributo si pagherà su ogni prodotto presente nelle spedizioni e avrà un costo di tre euro.

Come concordato durante la riunione ECOFIN del 12 dicembre scorso, si tratta di una soluzione tampone in attesa del debutto dell’HUB doganale UE previsto nel 2028, passaggio fondamentale per poter applicare i dazi doganali senza la franchigia dei 150 euro attualmente prevista.

Nel frattempo anche l’Italia è chiamata a prendere le sue decisioni con il DL Milleproroghe.

Senza aspettare la tabella di marcia europea, una versione nostrana di questa novità è entrata per direttissima nella Manovra 2026. Il risultato? Un effetto boomerang sul flusso di merci e la necessità di coordinare la misura con le regole europee con l’ipotesi di posticipare a luglio la nuova tassa nostrana.

Tassa sui pacchi extra UE dal 2026: dall’ECOFIN alla Manovra 2026

La volontà di chiedere un biglietto di ingresso per i piccoli pacchi che arrivano dai paesi extra UE nasce dal boom di spedizioni degli ultimi anni.

“Dato il crescente successo del commercio elettronico a livello mondiale, è essenziale che l’UE tenga il passo in materia di norme doganali. L’abolizione dell’esenzione ormai obsoleta per i piccoli pacchi contribuirà a sostenere le imprese dell’UE e a ostacolare l’attività dei venditori privi di scrupoli. È tempo di portare avanti con decisione la riforma doganale generale, elemento essenziale del puzzle per rendere l’UE più competitiva e più sicura”.

Ha dichiarato Makis Keravnos, ministro delle Finanze della Repubblica di Cipro, al dopo l’approvazione delle novità da parte del Consiglio.

Nel mirino gli ordini sulle piattaforme online in cui è possibile comprare di tutto e di più a prezzi fuori mercato: è lo stesso Parlamento UE a citare esplicitamente i casi di Temu e Shein nella presentazione della novità.

Ed è proprio alle piattaforme, non a chi acquista, che si richiede un contributo. Secondo i dati riportati dalla Commissione Europea, nel 2024 sono arrivati 4,6 miliardi di articoli di basso valore, sotto i 150 euro, non sono sottoposti a dazi doganali.

Una mole importante che pone questioni non solo di “natura logistica” ma anche “ambientale”, aveva sottolineato Giorgetti durante il Festival dell’Economia di Trento la scorsa primavera.

L’esigenza di intervenire per tutelare ambiente e commercio si traduce nell’introduzione, a partire dal 1° luglio 2026, di una tassa di 3 euro sulle piccole spedizioni, che si applica a ogni prodotto che arriva dai paesi extra UE.

Se un pacco contiene una camicetta di seta e due camicette di lana, si legge nel comunicato stampa diffuso dal Consiglio, viste le diverse sottovoci tariffarie e i due articoli distinti, si pagheranno 6 euro di dazi doganali.

Tassa sui pacchi extra UE: in Italia dopo lo sprint, si valuta la battuta d’arresto

L’intesa comunitaria apre un periodo transitorio: la nuova norma, infatti, entrerà in vigore solo nel 2028 quando sarà operativa la nuova piattaforma doganale dell’UE. Ed è per questo che vista l’urgenza segnalata da alcuni paesi si è arrivati a mettere in campo delle nuovo disposizioni già nel 2026.

La tassa di 3 euro rimarrà in vigore fino all’entrata in vigore dell’accordo per una soluzione permanente che permetterà di applicare dazi su tutte le merci di valore inferiore a 150 euro.

In attesa della formula europea, però, l’Italia si era mossa già autonomamente, inserendo la proposta di tassare con un contributo di due euro le spedizioni che arrivano a paesi non appartenenti all’Unione Europea tra gli emendamenti alla Manovra 2026.

La tempestività ha fatto emergere fin da principio dei dubbi applicativi e di armonizzazione con le norme comunitarie. E, infatti, la novità che ha trovato spazio in tempi record nella Manovra 2026 ora rischia una battuta d’arresto.

La previsione di un biglietto d’ingresso tutto italiano dal 1° gennaio di quest’anno ha generato un calo nel traffico aereo, ma non nel transito delle merci da paesi extra UE. Le spedizioni raggiungono l’Italia via terra dopo essere arrivate in altri Stati europei tax free, come ha spiegato Confetra, Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, con una penalzzazione del nostro sistema logistico e produttivo e un mancato incasso del contributo.

In questo contesto sono arrivate alla prima occasione utile, i lavori di conversione in legge del DL Milleproroghe, le proposte di prendere tempo anche per coordinarsi con l’UE.

“Valuteremo (la proroga), c’è una decisione europea e vedremo di renderla coerente”, ha detto il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti il 29 gennaio scorso confermando una genersi inversa per la tassa sui pacchi tutta italiana.

Le valutazioni sono in corso, proprio in queste ore gli emendamenti al DL Milleprorghe saranno votati dalla Commissione Bilancio della Camera: il testo arriverà in Aula per il via libera dal 18 febbraio per poi passare al Senato. Per ora c’è una sola certezza: la fretta non è mai una buona consigliera.

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