Superbonus, la Manovra 2027 rinvia le compensazioni: prestito forzoso a carico di imprese e banche

Salvatore Cuomo - Irpef

Il rinvio in dieci anni dell’ultima rata del Superbonus 2023 e i prelievi sui comparti finanziario ed energetico previsti dalla Manovra 2027 valgono quei 24 miliardi di euro che mettono in sicurezza le casse del Tesoro, drenando però risorse al sistema economico privato

Superbonus, la Manovra 2027 rinvia le compensazioni: prestito forzoso a carico di imprese e banche

C’è una aritmetica trasparente dietro la Legge di Bilancio 2027 che si appresta a varcare la soglia del Parlamento.

Una contabilità che svela come la stabilità dei conti pubblici italiani, apparentemente blindata di fronte ai nuovi e severi vincoli del Patto di Stabilità europeo, non sia in effetti il frutto di una strutturale spending review o di un miracoloso balzo delle entrate fiscali ma, più fluidamente, il risultato di un imponente trasferimento di debito e di fabbisogno di liquidità dal settore pubblico al settore privato.

I numeri d’altronde non mentono e la sommatoria delle poste in gioco evidenziate nella relazione tecnica che ha accompagnato il testo della Manovra 2027 compone un mosaico perfetto.

Per finanziare una Manovra da circa 26 miliardi di euro incentrata sulla conferma del taglio del cuneo fiscale e delle tre aliquote IRPEF, misure politicamente irrinunciabili per l’esecutivo, lo Stato ha attinto quasi interamente a due soli polmoni del sistema economico come sintetizzato di seguito.

FonteImporto stimatoNatura finanziaria dell’operazioneSoggetti impattanti
Rinvio Rata Superbonus 18,5 Mld Slittamento forzoso del cash-flow da 1 a 10 anni della quota originaria 2027 Imprese edili, General Contractor, intermediari fiscali e banche
Misure Fiscali su Credito ed Energia 5,5 Mld Incremento d’imposta IRES, art.18, modifiche alle deduzioni Irap, art.19, e congelamento temporaneo delle deduzioni DTA, art.20 Istituti di credito, compagnie assicurative e operatori energetici
TOTALE RISORSE RECLUTATE 24,0 Mld Copertura di cassa della spesa corrente e degli sgravi fiscali 2027 Intero comparto privato, bancario e industriale

Tengo a precisare che quando nello schema e nelle righe che seguono si parla di copertura si intende la copertura di cassa e non quella sul deficit. Il costo del Superbonus 2023 è già stato contabilizzato nell’indebitamento di quell’anno come peraltro ricorda la stessa relazione tecnica a pagina 57:

“La disposizione non produce effetti in termini di indebitamento netto, dal momento che gli effetti su tale saldo sono stati registrati nell’anno 2023, in corrispondenza della spesa sostenuta in relazione ai crediti d’imposta in esame.”

Il rinvio decennale del resto non è una novità, perché l’articolo 9 comma 4 del Dl 176 del 18 novembre 2022 lo aveva già previsto ma come facoltà del contribuente essenzialmente volta a favorire gli incapienti.

Ciò che era una opzione diventerà un obbligo che non cambierà il deficit ma cambierà e di molto la liquidità di cui il Tesoro potrà disporre nel 2027.

Superbonus, le novità nell’articolo 37 della Manovra 2026 fonte essenziale della liquidità pubblica

In questo disegno contabile l’intervento normativo più pesante si identifica nell’articolo 37 del testo di legge.

È qui che risiede la vera e propria fonte essenziale di liquidità da cui il Tesoro intende attingere per finanziare i provvedimenti della Manovra.

La norma agisce in modo chirurgico sulla quarta e ultima rata dei crediti Superbonus derivanti dalle spese sostenute nel 2023.

Parliamo di un ammontare complessivo di oltre 20 miliardi di euro che imprese e istituti di credito avevano legittimamente iscritto a bilancio e pianificato di portare in compensazione nei modelli F24 nel corso del 2027 ma per i quali l’Esecutivo dispone ora che quella singola quota annuale venga diluita in dieci rate di pari importo.

L’effetto per le casse dello Stato è dirompente: si traduce in un immediato e colossale sgravio di cassa da circa 18,5 miliardi di euro per il solo anno 2027.

Un beneficio che non è però un risparmio, perché la stessa relazione tecnica mostra che quella somma tornerà a gravare sulle casse pubbliche in quote da 2,05 miliardi l’anno fino al 2036.

Di fatto l’articolo 37 si trasforma nel motore finanziario invisibile di circa il 70% della Legge di Bilancio, che permetterà di coprire per cassa gli sgravi della manovra senza dover ricorrere a tagli strutturali alla spesa dei ministeri.

La sponda coatta del comparto finanziario ed energetico

A questo gigantesco drenaggio di liquidità ottenuto cioè non incassando più tasse ma impedendo ai contribuenti di pagarne meno si affiancano i circa 5,5 miliardi di euro drenati attraverso i ritocchi ad IRES ed IRAP previsti dagli articoli 18 e 19 della stessa Manovra e il rinvio delle deduzioni sulle imposte differite (DTA) disposto dall’articolo 20 imposti al comparto bancario, assicurativo e a quello delle imprese energetiche.

La combinazione geometrica tra lo slittamento del Superbonus e i sacrifici richiesti ai settori creditizio e dei servizi di pubblica utilità restituisce una cifra complessiva intorno ai 24 miliardi di euro.

Una dote finanziaria autosufficiente che sostanzialmente da sola blinda l’architettura della Manovra del Governo.

La contabilità di cassa contro i vincoli europei

Dal punto di vista della contabilità pubblica l’operazione ha una sua innegabile genialità contabile.

Sotto il profilo della competenza, ovvero il deficit, l’impatto economico del Superbonus era già stato integralmente registrato nel 2023.

Intervenire oggi sulla velocità di compensazione permette al Tesoro di blindare il saldo di cassa riducendo drasticamente il fabbisogno finanziario immediato e di conseguenza la necessità di emettere nuovi Titoli di Stato sul mercato in un momento storico di tassi sotto tensioni derivanti da fattori esogeni come le crisi in Medio Oriente e in Ucraina.

I riflessi sul tessuto produttivo e sui bilanci aziendali

Ma la finanza pubblica non vive in un vuoto pneumatico e ogni miliardo trattenuto da Via XX Settembre è un miliardo che viene sottratto al bilancio di esercizio delle aziende.

Quello imposto a banche e imprese edili è di fatto un prestito forzoso a tasso zero.

Le conseguenze macroeconomiche di questa scelta rischiano di manifestarsi nel medio periodo con le imprese di costruzione meno strutturate che ancora detengono nei propri cassetti fiscali i crediti degli sconti in fattura del 2023, che si troveranno a corto dell’ossigeno necessario per pagare fornitori e scadenze correnti.

Sul fronte bancario invece, l’allungamento forzato dei tempi di recupero che non solo genera una perdita in termini di attualizzazione del valore del credito ma satura ulteriormente la capacità di compensazione degli istituti.

Un cassetto fiscale intasato da vecchi crediti spinti fino al 2036 significa inevitabilmente azzerare lo spazio per l’acquisto di nuovi crediti d’imposta congelando di fatto quel mercato.

A questo si aggiunge un rischio che la norma lascia intatto, perché ogni rata non compensata nel proprio anno si perde definitivamente senza possibilità di riporto o rimborso e un piano che si allunga a dieci anni moltiplica le occasioni di perdita soprattutto per le imprese con scarsa capienza fiscale.

Ci sono poi altre due ricadute pratiche non indifferenti da sottolineare, partendo da quella contabile dove per i crediti acquistati e valutati al costo ammortizzato va rideterminato il valore sulla base dei nuovi flussi e, se la legge sarà approvata nei tempi entro dicembre, l’effetto ricadrà già sul bilancio 2026.

Sul piano contrattuale andranno riletti i contratti di cessione per verificare l’attivazione di eventuali clausole legate ai tempi di utilizzo o alla capienza.

Lo Stato ha comprato tempo e ha fatto “quadrare i conti” del 2027 scaricando l’onere finanziario sulle spalle del sistema produttivo con una scelta che sarà probabilmente un nuovo punto di confronto della prossima campagna elettorale.

Resterà da capire quanto a lungo il tessuto economico privato potrà fare da ammortizzatore prima che questa carenza di liquidità si traduca in qualcosa che vada oltre il mero freno alla crescita del Paese.

È su questo aspetto meno visibile ma non meno concreto che si gioca la vera partita della Manovra.