Per le donne vale di meno anche la laurea: il messaggio che arriva dagli ultimi dati Almalaurea conferma la necessità di avere stipendi e carriere più trasparenti. A 5 anni dal titolo, sulle buste paga c'è una differenza di quasi 300 euro
Ottenere voti migliori, concludere gli studi più velocemente e nel frattempo cominciare a fare tirocinio non basta per avere gli stessi stipendi degli uomini, la loro stabilità contrattuale, la loro prospettiva di carriera.
Neanche la laurea mette le donne al riparo dai divari occupazionali e retributivi che caratterizzano il mondo del lavoro. È una strada senza uscita.
A tracciarla è il Rapporto di Genere Almalaurea 2026 che, a dispetto di risultati brillanti delle ragazze negli studi, registra una differenza tra gli stipendi mensili di quasi 300 euro, confermando la necessità di avere buste paga e carriere più trasparenti. Punto centrale della direttiva UE 2023/970 che gli Stati membri stanno recependo in questi mesi.
Quanto vale la laurea? Per le donne molto meno: gli stipendi restano sempre più bassi degli uomini
Considerando i percorsi di laurea a ciclo unico, le lauree di primo e secondo livello, le donne rappresentano sempre la maggioranza. Nel 60,9 per cento dei casi concludono il percorso universitario nei tempi e ottengono un voto finale in media pari a 104,5 su 110, due punti in più degli uomini.
Ma i plus diventano minus quando dall’Università si passa al mondo del lavoro.
A cinque anni dalla laurea, gli uomini percepiscono in media circa il 15 per cento in più:
- tra coloro che hanno conseguito una laurea di primo livello lo stipendio netto medio è di 1.686 euro per le donne e 1.935 euro per gli uomini;
- ancora più marcato è il divario nel secondo livello: le donne guadagnano 1.722 euro e gli uomini 2.012 euro.
Le cifre sbilanciate delle buste paga trovano conferma e origine anche nei divari contrattuali. E neanche impegnarsi nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), generalmente di appannaggio maschile, o lasciare l’Italia garantisce alle donne una retribuzione equa.
Studi più brillanti, buste paga più basse: gli stipendi trasparenti sono necessari
Rimanere sempre un passo indietro sembra un destino. Ma così non è: lo svantaggio delle donne è dato dalla cultura dominante condizionata da due concetti chiave, tanto radicati da essere diventati invisibili: la cura è un fatto naturale e il reddito femminile è un accessorio.
I 300 euro di differenza tra gli stipendi di uomini e donne sono la sintesi di un complesso di norme giuridiche e sociali che si preoccupano ancora di mantenere un preciso equilibrio di genere, con le donne che si fanno carico della cura, anche quando lavorano, e gli uomini che portano il pane a casa.
Non a caso il report Almalaurea sottolinea: “La presenza di figli incide fortemente e amplia il divario, penalizzando soprattutto le donne”. E c’è anche un altro aspetto da considerare nell’analisi delle resistenze culturali: se si guarda alla storia familiare, sono più spesso gli uomini a ereditare titoli di studio legati a professioni liberali.
Nella concretezza del denaro si annida l’intreccio dei divari di genere: ed è per questo che le nuove regole in arrivo anche in Italia dall’UE sulla parità e sulla trasparenza degli stipendi che interessano tutti i datori di lavoro e le forme contrattuali possono avere un impatto che va ben oltre il perimetro delle buste paga.
Le nuove disposizioni sulla trasparenza interesseranno maggiormente le grandi aziende, che anche solo per necessità sono già più sensibili alle questioni di genere, mentre il contesto italiano è caratterizzato perlopiù da piccole e medie imprese.
Non sono sicuramente la panacea di tutti i divari. I limiti non mancano. Ma, senza dubbio, l’obbligo di monitorare le retribuzioni e gli scatti di carriera e motivare eventuali divari vuol dire agitare le acque in quel sistema di vasi comunicanti fatto di norme e di cultura, che oggi è sbilanciato a favore degli uomini.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Studi più brillanti, stipendi più bassi: per le donne quasi 300 euro in meno al mese