Statali, stipendi più bassi dal 2019. A rischio aumenti e bonus 80 euro

Alessio Mauro - Pubblica Amministrazione

Per gli statali il 2019 potrebbe rivelarsi un anno di magra: aumenti di stipendio a rischio, così come il bonus di 80 euro per chi supererà i limiti di reddito previsti. Servono almeno 4 miliardi di euro in Legge di Bilancio.

Statali, stipendi più bassi dal 2019. A rischio aumenti e bonus 80 euro

Stipendi più bassi per gli statali: attualmente mancano i fondi per rifinanziare gli aumenti introdotti lo scorso anno anche nel 2019.

A lanciare l’allarme è l’Anief e ad essere a rischio è non solo la prosecuzione degli aumenti degli stipendi statali anche nel 2019 ma anche l’erogazione del bonus di 80 euro. Per lasciare la situazione almeno così come previsto dal rinnovo del contratto 2016-2018 servirebbero 4 miliardi di euro.

La manovra di bilancio o almeno le anticipazioni contenute nella Nota di aggiornamento al DEF 2019 trascurano i dipendenti pubblici e il rischio è che senza risorse gli stipendi non solo saranno ben lontani dall’adeguamento all’inflazione (per il quale servirebbero complessivamente 30 miliardi di euro) ma potrebbero essere addirittura più bassi di ora senza il rifinanziamento dell’elemento perequativo.

Ad oggi nessun aumento degli stipendi per gli statali nel 2019

La denuncia dell’Anief è forte: il Governo non può occuparsi solo di chi non lavora o ha pensioni basse ma anche dei dipendenti dello Stato.

Nella Nota di aggiornamento al DEF 2019 non vi sarebbe traccia delle risorse economiche necessarie per confermare anche per il prossimo anno l’aumento degli stipendi per i dipendenti statali, tra cui i tanti insegnanti e dipendenti della scuola e del settore sanità.

L’elemento perequativo introdotto dal Governo Gentiloni con la scorsa Legge di Bilancio cesserà di essere erogato dal 31 dicembre 2018, salvo interventi specifici da parte dell’attuale Esecutivo.

L’aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici è stato al centro di un vero e proprio braccio di ferro nello scorso anno. Il Governo, per mantenere la promessa dell’aumento medio di 85 euro al mese sugli stipendi, ha di fatto introdotto una sorta di bonus temporaneo.

Si tratta dell’elemento perequativo, che consente a chi non raggiunge gli 85 euro di aumento (soprattutto gli statali con stipendi più bassi) di integrare la somma grazie all’erogazione di una somma aggiuntiva, valida per 10 mesi (da marzo a dicembre 2018).

Ad essere a rischio è proprio l’elemento perequativo, che in caso di mancata conferma nella Legge di Bilancio 2019 rischia di uscire definitivamente dalle retribuzioni dei dipendenti statali.

Sempre lo scorso anno, per evitare che l’aumento degli stipendi comportasse il venir meno del diritto al bonus Renzi di 80 euro, i limiti di reddito per l’erogazione sono stati innalzati a 24.600 euro e 26.600 euro. Non è chiaro tuttavia quale sarà il destino del credito Irpef erogato in busta paga e se sarà sacrificato dal Governo per l’introduzione della flat tax e del reddito di cittadinanza.

Statali, servono 4 miliardi di euro per evitare stipendi più bassi dal 2019

È pari a 4 miliardi di euro la somma necessaria per evitare che dal prossimo anno i dipendenti statali che percepiscono meno di 26.000 euro si trovino a dover fare i conti con stipendi più bassi. Questa cifra servirebbe soltanto per evitare che dal prossimo anno venga meno l’elemento perequativo e le risorse per l’erogazione del bonus Renzi.

Ne servirebbero 30 di miliardi per portare le buste paga dei dipendenti pubblici, tra cui gli insegnanti e gli infermieri, sopra il tasso di inflazione.

Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, nel comunicato stampa diffuso negli scorsi giorni ha puntato il dito contro il Governo:

“non ci si può preoccupare soltanto di chi non lavora o di chi accede alla pensione sociale, ma occorre anche approvare delle norme eque, che non arrivino a mortificare chi un lavoro ce l’ha e presta ogni giorno un servizio professionale per lo Stato.”

Il problema degli stipendi degli statali, ben inferiori al tasso di inflazione, si ripercuoterà anche sulle pensioni. Con l’attuale sistema l’Anief sottolinea come su buste paga nette di 1.500 euro l’assegno medio previsto per i lavoratori del pubblico impiego, come gli insegnanti, potrebbe non superare i 750-800 euro, somma che ad oggi si vuole destinare a chi non lavora mediante il reddito di cittadinanza.

A fronte di una situazione che ha del paradossale, l’Anief lancia un appello al Governo perché si occupi anche di chi lavora ogni giorno per lo Stato e i suoi cittadini.