Ultimi giorni per l'invio della Certificazione Unica 2026 per le partite IVA. Da quest'anno la scadenza è fissata al 30 aprile
Debutta quest’anno la nuova scadenza per l’invio delle Certificazioni Uniche per il lavoro autonomo.
Dopo le modifiche degli ultimi anni è stato confermato lo slittamento del termine, che dal 2026 è passato dal 31 marzo al 30 aprile.
Entro la fine del mese, dunque, devono essere completati gli adempimenti relativi alla comunicazione dei dati delle lavoratrici e dei lavoratori autonomi.
Restano, però, i dubbi sul conseguente posticipo della data di avvio della precompilata per le partite IVA.
Certificazione Unica 2026: scadenza il 30 aprile per gli autonomi
Anche se si avvicina la data in cui l’agenzia delle Entrate metterà a disposizione la dichiarazione dei redditi precompilata, non è ancora tempo di salutare la Certificazione Unica 2026.
I termini per dipendenti e pensionati sono già passati ma ci sono ancora delle scadenze da rispettare.
Oltre al termine del 31 ottobre (in pratica dal 2 novembre, dato che cade di sabato) che riguarda unicamente le certificazioni con redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione precompilata, in calendario c’è anche la data di fine aprile.
Giovedì 30, infatti, segna la data di scadenza per le CU 2026 delle partite IVA.
Una data che negli ultimi anni è stata modificata più volte, da ultimo per effetto delle novità introdotte dal decreto legislativo n. 81/2025, il quale ha posticipato la scadenza, portandola dal 31 marzo al 30 aprile.
Entro fine mese, dunque, dovranno essere trasmesse le CU contenenti redditi di lavoro autonomo rientranti nell’esercizio di arte o professione abituale, ma anche le Certificazioni con provvigioni per le prestazioni non occasionali inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari.
Modello redditi PF disponibile dal 20 maggio
Da quest’anno, quindi, c’è più tempo a disposizione per l’invio delle Certificazioni Uniche con redditi di lavoro autonomo ma resta qualche dubbio sul calendario che non risulta del tutto allineato con i tempi tecnici che impegnano l’Agenzia delle Entrate nella fase di elaborazione dei dati.
Se, infatti, per quel che riguarda le CU di dipendenti e pensionati, la scadenza del 16 marzo consente all’Agenzia di poter avere a disposizione tutti i dati utili per la messa a disposizione della dichiarazione precompilata entro il 30 aprile, lo stesso non si può dire per le partite IVA.
La scadenza per l’invio fissata al 30 aprile rinvia necessariamente la messa a disposizione del modello Redditi PF precompilato, che sarà rilasciato a partire dal 20 maggio.
Questo perché, come evidenziato in un convegno AssoSoftware lo scorso marzo, il sistema dell’Agenzia delle Entrate smette di fatto di leggere i dati inviati dopo il 15 aprile per travasare in tempo i dati ottenuti nel modello 730 e nel modello Redditi.
La conseguenza pratica è che nella dichiarazione dei redditi precompilata delle partite IVA non potranno essere inseriti i dati contenuti in CU inviate da metà aprile alla scadenza.
Una incongruenza che, va specificato, riguarda comunque un numero limitato di contribuenti, ovvero le partite IVA che applicano il regime forfettario e di vantaggio.
In questi casi, tenuto conto del venir meno dell’obbligo di invio delle CU, i dati reddituali da indicare nel quadro LM saranno ricostruiti dall’Agenzia delle Entrate attingendo alle informazioni contenute in fatture e corrispettivi trasmessi.
Particolarmente interessati da questa situazione sono, invece, i forfettari che percepiscono anche altri redditi (ad esempio per prestazione occasionale) o i medici forfettari.
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