Rottamazione quinquies per chi è in regola con la quater, non passa il blitz nel Milleproroghe 2026

Salta l'ultimo tentativo per estendere la rottamazione quinquies a chi è in regola con la quater. L'emendamento al Milleproroghe 2026 presentato in Commissione è stato subito dichiarato inammissibile

Rottamazione quinquies per chi è in regola con la quater, non passa il blitz nel Milleproroghe 2026

Rottamazione quinquies per chi è in regola con la quater, arriva una nuova bocciatura.

Un tentativo in extremis per allargare le maglie della rottamazione quinquies è stato formulato in Commissione Bilancio della Camera, con un emendamento al DL Milleproroghe 2026 presentato dal Deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Volpi.

La richiesta era di aprire le porte della definizione agevolata ai contribuenti che, alla data del 30 settembre 2025, risultavano aver versato tutte le rate della rottamazione quater. Un blitz non andato però a buon fine.

Rottamazione quinquies per chi è in regola con la quater, inammissibile l’emendamento al Milleproroghe 2026

Consentire la rottamazione quinquies per le cartelle affidate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 anche in relazione ai contribuenti in regola con la rottamazione quater alla data del 30 settembre 2025.

L’emendamento presentato in Commissione Bilancio in fase di conversione del decreto Milleproroghe 2026 “capovolge” la logica dello spartiacque del 30 settembre scorso previsto dalla Legge di Bilancio 2026, disponendo quanto segue:

“All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2025, n. 199, il comma 100 è sostituito con il seguente:

100. Possono essere estinti secondo le disposizioni di cui ai commi da 82 a 98 anche i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 per i quali, alla data del 30 settembre 2025, risultano versate tutte le rate scadute alla medesima data, ricompresi in dichiarazioni rese ai sensi:

a) dell’articolo 1, comma 235, della legge 29 dicembre 2022, n. 197;
b) dell’articolo 3-bis, comma 1, del decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15.”

La norma entrata in vigore dal 1° gennaio prevede l’esclusione dalla rottamazione quinquies per i contribuenti che, alla data del 30 settembre 2025, risultano aver versato tutte le rate scadute alla medesima data ricomprese nella rottamazione quater e nella successiva procedura di riammissione.

Un confine che, all’atto pratico, comporta l’impossibilità di passare alla nuova e più diluita definizione agevolata per chi risulta in regola con i pagamenti.

Nell’emendamento invece la situazione si presenta capovolta, aprendo le porte della rottamazione quinquies ai contribuenti in regola con i pagamenti alla medesima data del 30 settembre 2025.

Un blitz, volto ad accogliere le sollecitazioni di imprese, cittadini e associazioni di categoria, non andato però a buon fine.

Passaggio dalla rottamazione quater alla quinquies, partita chiusa?

L’emendamento targato FdI è tra i primi ad esser stati dichiarati inammissibili nel corso della seduta della Commissione Bilancio della Camera del 27 gennaio.

Quel che appare chiaro è che al momento non vi sono spazi per estendere i confini della rottamazione quinquies, che a fronte di una maggiore convenienza dettata dai 9 anni a disposizione per mettersi in regola, prevede un perimetro particolarmente stringente.

Non solo l’esclusione dei contribuenti in regola con la rottamazione quater in corso, ma anche l’inclusione esclusivamente dei carichi relativi a imposte derivanti da controlli sulle dichiarazioni e comunicazioni regolarmente presentate, e sui contributi INPS non versati diversi da quelli emersi a seguito di accertamento.

L’apertura dello sportello per fare domanda ha reso palese l’impossibilità di rottamare una grossa fetta di cartelle che derivano per l’appunto da attività accertative, ma anche ad esempio delle tasse locali così come dei contributi dovuti agli Enti privati di previdenza.

Una questione sulla quale però è difficile che arrivino cambi di passo, e lo stop all’emendamento del principale partito di maggioranza al Milleproroghe 2026 ne è la conferma.

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