Rinnovo contratti e retribuzioni dipendenti pubblici, ARAN: 9,4 miliardi a disposizione

Stefano Paterna - Pubblica Amministrazione

Il Rapporto semestrale dell'ARAN sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti evidenzia che per i rinnovi dei contratti 2019-21 e per altri miglioramenti economici ci sono a disposizione 9,4 miliardi di euro, che corrispondono al 6 per cento di aumenti medi complessivi degli stipendi. Tuttavia non tutti i comparti pubblici hanno chiuso le trattative e comunque si tratta de rinnovi relativi al triennio appena trascorso.

Rinnovo contratti e retribuzioni dipendenti pubblici, ARAN: 9,4 miliardi a disposizione

Rinnovo contratti pubblici e miglioramenti economici per i dipendenti della PA, per raggiungere questi scopi ci sono a disposizione 9,4 miliardi di euro.

Ad affermarlo è il “Rapporto semestrale dell’ARAN sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti”, pubblicato sul sito dell’Agenzia l’8 marzo 2022.

Gli investimenti derivanti dalla Legge di Bilancio 2022 e da interventi normativi di settore per la tornata di rinnovi contrattuali 2019-21 corrisponderanno secondo l’ARAN a incrementi medi complessivi per i lavoratori pubblici pari al 6 per cento.

Si tratta di una massa di risorse pubbliche che tuttavia va commisurata al ritardo con il quale vengono sottoscritti i rinnovi di contratti, che in realtà sono già in scadenza, e al fatto che l’Italia risultava fino a poco prima della pandemia come “maglia nera” per quel che riguardava le retribuzione dei lavoratori della pubblica amministrazione.

Rinnovo contratti e retribuzioni dipendenti pubblici, ARAN: 9,4 miliardi a disposizione

I rinnovi contrattuali 2019-21 che hanno visto finalmente un’accelerata sul finire dello scorso anno con la sottoscrizione dei contratti delle Funzioni Centrali e poi del comparto Difesa e sicurezza riguardano 3.200.000 dipendenti pubblici, stimolati anche dalla firma del Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale del 10 marzo 2021.

Sono tuttora in corso le trattative per trovare delle intese per i lavoratori del comparto Sanità, che riguarda oltre mezzo milione di persone, e delle Funzioni locali con oltre 400.000 addetti.

Secondo l’ARAN terminate queste trattative partiranno quelle relative a Istruzione e ricerca con 1.200.000 unità di personale, e l’area dirigenziale della Sanità con 140.000 occupati, oltre ad altre aree minori.

Alla cifra complessiva di 9,4 miliardi di euro disponibili per i rinnovi di contratto e per gli aumenti di stipendio dei lavoratori della PA si giunge attraverso la somma degli stanziamenti previsti dalle leggi di bilancio succedutesi dal 2019 per gli anni a venire e da diversi altri provvedimenti.

Ad esempio, e solo per quel che riguarda le leggi di Bilancio fino al 2021:

  • la Legge di Bilancio 2019 prevedeva 1 miliardo e 100 milioni per quell’anno, 1 miliardo e 425 milioni euro per il 2020 e 1 miliardo e 775 milioni per il 2021;
  • la Legge di Bilancio 2020 ha aumentato lo stanziamento per i rinnovi del settore statale di 325 milioni di euro per l’anno 2020 e di 1 miliardo e 600 milioni di Euro per il 2021;
  • la Legge di Bilancio 2021 prevedeva ulteriori 400 milioni dal 1° gennaio 2021.

Altre risorse, infine, sono state aggiunte con la Legge di Bilancio per il 2022 per un totale di altri 720 milioni di euro per l’anno in corso.

ARAN - rapporto semestrale retribuzione dipendenti pubblici
Scarica il testo completo del rapporto ARAN pubblicato l’8 marzo 2022

Rapporto Aran retribuzioni dipendenti pubblici, il quadro di contesto

Ma il fatto che si sia finalmente avviata la stagione dei rinnovi contrattuali per la PA non significa che il quadro della situazione retributiva dei dipendenti pubblici sia rosea.

Innanzitutto perché non sono ancora stati rinnovati tutti contratti; poi perché comunque si tratta di rinnovi che si riferiscono al 2019-21 e pertanto sono già scaduti.

Cosi nel Rapporto dell’ARAN si evidenzia che a fine settembre 2021 secondo i dati dell’Istat la situazione nel privato vedeva una copertura di contratti in vigore pari all’85 per cento dei dipendenti dell’industria e al 40 per cento dei dipendenti dei servizi, mentre nella PA il totale del personale si trovava con il contratto scaduto.

Da ottobre 2020 a settembre 2021 le retribuzioni nel mondo del lavoro privato hanno avuto un’oscillazione tra il +0,7 per cento relativa al primo trimestre e un valore massimo di +1,1 per cento del mese di agosto, mentre per il personale non dirigente del comparto pubblico non c’è stata alcuna oscillazione in positivo.

Peraltro, le retribuzioni pubbliche vengono da un passato recente molto negativo: se si confronta la situazione italiana a quella europea si nota che nel nostro Paese la variazione percentuale annua della spesa per le retribuzioni da lavoro dipendente pubblico dal 2012 al 2017 è sempre stata negativa (tranne che nel ’16 e nel ’17) con una media di -1,9 per cento nel periodo indicato.

In sostanza, in quel periodo solo Spagna e Regno Unito hanno speso di meno.

È piuttosto fisiologico quindi, oltre che positivo, che dopo tanto tempo si torni a investire ingenti risorse sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici che tuttavia debbono ancora riceverle in parte, considerando che alcuni contratti non sono stati ancora chiusi.

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