Riforma Irpef, regime forfettario con aliquota al 23 per cento: una proposta del MEF

Riforma Irpef con modifica del regime forfettario: aumento dell'aliquota sostitutiva al 23 per cento (prima aliquota Irpef) in un'ottica di maggiore equità orizzontale. Ecco la proposta avanzata dal MEF: a farsene portavoce è la professoressa Lapecorella durante l'audizione presso le Commissioni Riunite Finanze Camera e Senato del 26 marzo 2021.

Riforma Irpef, regime forfettario con aliquota al 23 per cento: una proposta del MEF

Riforma dell’Irpef: dal Ministero dell’Economia e delle Finanze una proposta di modifica dell’attuale regime forfettario in un’ottica di maggiore equità.

Si tratterebbe, infatti, di alzare l’aliquota sostitutiva, oggi al 15 per cento, al livello della prima aliquota dell’Irpef fissata al 23 per cento.

Una rimodulazione proposta dalla professoressa Fabrizia Lapecorella, Direttore Generale delle Finanze del MEF, in occasione dell’audizione del 26 marzo 2021 che si è svolta presso le Commissioni Riunite Finanze di Camera e Senato.

La necessità di una revisione del regime agevolato riservato alle partite IVA in una visione di una maggiore equità orizzontale, infatti, è stata rilevata più volte nel corso del ciclo di indagini conoscitive sulla riforma dell’imposta sul reddito.

Ecco, quindi, che il MEF, nella persona della professoressa Lapecorella, ha suggerito una modifica che salvaguardi l’obiettivo di semplificazione degli adempimenti innalzando l’aliquota sostitutiva ma revisionando, al contempo, anche gli attuali indici di redditività.

Riforma Irpef, regime forfettario con aliquota al 23 per cento: una proposta del MEF

Il regime forfettario è indubbiamente uno strumento che agevola le realtà imprenditoriali agli esordi o quelle di piccole dimensioni.

È stato infatti introdotto principalmente al fine di incentivare l’attività mediante la semplificazione degli adempimenti fiscali, abbassando gli oneri fiscali e assorbendo nell’imposta sostitutiva Irap, Iva e addizionali Irpef.

Una modifica di questo trattamento di favore, da quanto emerso dall’audizione del MEF del 26 marzo, seppur necessaria deve essere intrapresa con i dovuti accorgimenti.

Da una parte, un’eventuale rimodulazione dovrebbe mantenere inalterata la funzione di semplificazione e di incentivo del regime, dall’altra dovrebbe essere improntata ad una maggiore equità orizzontale evitando un’eccessiva erosione della base imponibile.

Anche nel caso del regime forfetario, la sottrazione alla progressività dell’imposta è assai discutibile sul piano dell’equità orizzontale, considerando che soggetti che percepiscono redditi dello stesso ammontare e di altra natura, quali lavoro dipendente o pensione, subiscono un livello di tassazione superiore” .

Si legge nella memoria depositata dal MEF a seguito dell’audizione alle Commissioni Riunite.

MEF- memoria professoressa Lapecorella per l’audizione commissione riunite finanze del 26 marzo 2021
Scarica la memoria su riforma irpef audizione MEF

Il MEF pertanto propone un regime forfettario caratterizzato dalle percentuali che seguono:

  • Aliquota dell’imposta sostitutiva al livello della prima aliquota dell’Irpef, oggi fissata al 23 per cento, in luogo dell’attuale aliquota pari al 15 per cento;
  • mantenimento per i primi cinque anni di attività del regime super agevolato al 5 per cento.

Modifica del regime forfettario: necessario un adeguamento dei coefficienti di redditività

La modifica sopracitata da far rientrare in un progetto complessivo di riforma, secondo quanto riferito dal MEF, dovrebbe essere accompagnata da un’opportuna revisione dei coefficienti di redditività che già adesso risultano obsoleti.

Si tratta delle percentuali da applicare agli incassi conseguiti per ricavare il reddito imponibile sul quale successivamente calcolare l’imposta sostitutiva.

I coefficienti di redditività, ha evidenziato la professoressa Lapecorella nel corso della sua relazione, non sono stati modificati in seguito all’innalzamento della soglia di ricavi o compensi per l’accesso al regime forfettario, da 25.000 euro o 50.000 euro a 65.000 euro, intervenuta con la Legge di Bilancio 2019.

Si tratterebbe, quindi, di modificare i coefficienti che già oggi non sono coerenti con la struttura dei costi di imprese di dimensioni meno contenute.

Sulla base di un’analisi preliminare effettuata dal Dipartimento delle finanze, l’adeguamento dei coefficienti di redditività per tenere conto dell’ampliamento della platea dei beneficiari del regime forfetario a attività imprenditoriali di maggiori dimensioni si tradurrebbe in una riduzione della base imponibile solo per i settori del commercio ambulante e delle costruzioni”.

Ha affermato la professoressa Lapecorella.

Queste considerazioni, in un’ottica di revisione, assumono sempre più rilevanza a seguito dell’aumento della soglia massima di ricavi e, in particolare, in riferimento alle attività professionali caratterizzate da una bassa incidenza dei costi che beneficiano, quindi, di un elevato grado di redditività.

Di certo una modifica in questo senso, nell’attuale crisi innescata dalla pandemia, avrà difficoltà a trovare spazio nel breve periodo, ma ciò non vuol dire che non possa prender piede nel futuro progetto di riforma del sistema tributario di cui si sta parlando orami da diverso tempo.

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