Referendum sulla Giustizia del 22 e del 23 marzo 2026, più alti i compensi per Presidente, Segretario e scrutatori. Gli importi restano irrilevanti agli occhi del Fisco, ed è utile soffermarsi sulle regole relative a tassazione e dichiarazione nel modello 730 e nell'ISEE
Domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15, si vota per il Referendum sulla Giustizia.
Ciascun seggio elettorale sarà composto da cinque membri, un Presidente, un Segretario e tre Scrutatori, che saranno retribuiti con un compenso forfettario pagato dal Comune d’appartenenza.
L’importo degli onorari riconosciuti per il referendum del 22 e del 23 marzo sale rispetto ai valori ordinari: l’estensione del voto anche per la giornata di lunedì comporta una maggiorazione del 15 per cento dell’importo standard.
Le somme ricevute vanno dichiarate? Fanno reddito o sono esenti? Un focus sull’“impatto fiscale” dei compensi elettorali.
Referendum 22 e 23 marzo 2026: l’importo dei compensi per Presidente, Segretario e scrutatori
Il Referendum costituzionale del 22 e del 23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia impone di fare i conti con le regole previste in relazione ai compensi corrisposti ai componenti dei seggi.
Ciascun seggio elettorale sarà composto da:
- un Presidente;
- un Segretario;
- tre Scrutatori.
L’insediamento dei seggi è previsto per oggi, sabato 21 marzo, alle ore 16, orario in cui partirà di fatto l’iter elettorale che si chiuderà a seguito della conclusione delle operazioni di scrutinio.
Per chi ha scelto di partecipare ai seggi sarà quindi richiesto un impegno per più giornate, a fronte del quale è previsto il riconoscimento di un compenso forfettario, così come permessi lavorativi aggiuntivi.
Il valore degli onorari spettanti a presidenti, segretari e scrutatori è stabilito dalla legge n. 70/1980, sulla quale però in relazione al Referendum sulla Giustizia è intervento il decreto legge n. 196/2025. Tenuto conto dell’estensione del voto fino alle ore 15 di lunedì 23 marzo, ai valori ordinari è applicata una maggiorazione del 15 per cento.
In sostanza quindi, i compensi riconosciuti sono pari a:
- 149,50 euro per il Presidente del seggio;
- 119,60 euro per il Segretario;
- 119,60 euro per i tre scrutatori.
In relazione ai seggi speciali previsti nelle circoscrizioni con luoghi di cura con almeno 100 posti letto, luoghi di detenzione o ospedali, l’importo è invece più basso ed è pari a:
- 90,85 euro per il Presidente;
- 60,95 euro per Segretario e scrutatori.
L’importo riconosciuto sarà cumulativo per tutte le giornate di impegno elettorale.
Il pagamento sarà effettuato dal Comune, con accredito sul conto corrente o su carta prepagata intestata o cointestata al componente del seggio.
I compensi elettorali esenti da imposte: nessun obbligo di dichiarazione nel modello 730
Per chi ha scelto di candidarsi come componente dei seggi elettorali, le somme ricevute a titolo di compenso forfettario saranno irrilevanti agli occhi del Fisco.
I compensi percepiti per le funzioni svolte come Presidente, Segretario o Scrutatore non vanno dichiarati.
L’esonero è previsto dall’articolo 9, comma 2 della legge n. 53/1990, che si applica anche in relazione al referendum del 22 e del 23 marzo e che dispone quanto segue:
“Gli onorari dei componenti gli uffici elettorali di cui alla legge 13 marzo 1980, n. 70, costituiscono rimborso spese fisso forfettario non assoggettabile a ritenute o imposte e non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini fiscali.”
Di conseguenza, gli onorari sono totalmente esenti: non si applicano ritenute fiscali e non si cumulano con il proprio reddito.
Una regola che esclude quindi l’obbligo di inserire le somme percepite in dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello Redditi), indipendentemente dalla propria situazione lavorativa.
Impatto nullo anche ai fini del calcolo ISEE
In aggiunta, i compensi risulteranno invisibili anche ai fini della richiesta dell’ISEE, l’attestazione utilizzata per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate. Le somme riconosciute non dovranno essere indicate ai fini del calcolo dell’Indicatore da parte dell’INPS.
Chi insomma sceglie di fare la propria parte per consentire le operazioni di voto beneficia di un trattamento di favore sul fronte fiscale, una “moneta di scambio” per incentivare la partecipazione pubblica.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Referendum 22 e 23 marzo 2026: i compensi vanno dichiarati nel 730 e nell’ISEE? Importi e tassazione