Sull'IRPEF serve fare di più: Meloni dall'Assemblea di Confocmmercio conferma la volontà di alleggerire ancora il peso del Fisco sul ceto medio
Poco prima di spostarsi a Palazzo Chigi per l’approvazione di un nuovo decreto correttivo della riforma fiscale, la premier Giorgia Meloni dall’Assemblea di Confcommercio manda un messaggio chiaro: la revisione dell’IRPEF non è ancora finita.
“Vogliamo fare di più per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio”, dice la presidente del Consiglio dei Ministri.
La dichiarazione di intenti si pone in linea di continuità, seppur con estrema cautela, con le ipotesi anticipate dal viceministro all’Economia e alle Finanze Maurizio Leo e dal vicepremier Antonio Tajani, che nelle scorse settimane hanno avviato il carosello dei desideri per la Manovra 2027.
Il taglio dell’IRPEF ancora non basta. Meloni: per il ceto medio vogliamo fare di più
“Il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo, per intenderci. Altri parlano di tassare il patrimonio. Noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrifici”, ha sottolineato Meloni per evidenziare ancora una volta la chiusura totale su eventuali nuove patrimoniali.
La sua posizione è chiara, resta da definire come si declinerà nella pratica.
Nelle scorse settimane Tajani ha parlato della volontà di portare il secondo scaglione dell’IRPEF da 50.000 a 60.000 euro, una estensione che si tradurrebbe in una nuova riduzione dell’aliquota da applicare per chi si trova in questa fascia di reddito o la supera.
Ed è proprio questa la richiesta che il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha rivolto al Governo prima di lasciare il palco a Meloni.
| Aliquote IRPEF 2026 | Scaglioni di reddito |
|---|---|
| 23 per cento | Fino a 28.000 euro |
| 33 per cento | Da 28.001 a 50.000 euro |
| 43 per cento | Da 50.001 |
Tagliare l’IRPEF costa: si è parlato di una estensione dello scaglione fino a 60.000 euro anche nelle discussioni che hanno preceduto l’approvazione della Manovra 2026 con la riduzione della seconda aliquota dal 35 al 33 per cento.
Ma il limite è rimasto a 50.000 euro per far quadrare i conti e contenere la spesa pari a 2,8 miliardi all’anno.
Ben consapevole dei costi, anche il padre della riforma fiscale Maurizio Leo è tornato sul tema ma è rimasto cauto: “Se riusciamo nella prossima Legge di Bilancio, se ci sono le condizioni favorevoli, bisogna vedere di spostare un po’ l’asticella”.
E proprio nell’ottica di valutare le risorse disponibili vanno lette anche le parole della premier. La volontà è il primo elemento per passare all’azione, ma non basta.
È la stessa presidente del Consiglio, infatti, a ricordare i costi dei passi già compiuti per alleggerire il peso del Fisco sui redditi: le modifiche al sistema IRPEF e il taglio del cuneo fiscale e contributivo in via strutturale valgono 21 miliardi di euro. Cifre che necessariamente impattano sull’ampiezza del raggio d’azione delle novità future.
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