Per superare il redditometro sufficienti gli estratti conto bancari

Emiliano Marvulli - Dichiarazioni e adempimenti

Per superare il redditometro sufficienti gli estratti conto bancari: il contribuente deve dimostrare l'esistenza dei redditi ulteriori rispetto a quelli dichiarati, oltre all'entità e alla durata del loro possesso, per dimostrare che la spesa contestata sia sostenuta con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte. Lo chiarisce la Corte di Cassazione con l'Ordinanza numero 25109 del 10 novembre 2020.

Per superare il redditometro sufficienti gli estratti conto bancari

Con l’Ordinanza n. 25109 del 10 novembre 2020 la Corte di Cassazione ha chiarito che, per superare il redditometro per incrementi patrimoniali, il contribuente deve dimostrare l’esistenza dei redditi ulteriori rispetto a quelli dichiarati, oltre all’entità e alla durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.

A tal fine può essere sufficiente l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente, idonei a dimostrare la “durata” di quel possesso.

Corte di Cassazione - Ordinanza numero 25109 del 10 novembre 2020
Per superare il redditometro sufficienti gli estratti conto bancari. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con l’Ordinanza numero 25109 del 10 novembre 2020.

l fatti – La controversia prende le mosse dal ricorso proposto da un contribuente avverso un avviso di accertamento, a cui è seguita una cartella di pagamento, con cui l’Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggiore reddito imponibile in base al c.d. redditometro di cui all’art. 38 del d.P.R. n. 600/73, in riferimento a consistenti incrementi patrimoniali consistenti nell’acquisto di un’autovettura e di una casa colonica.

Il ricorso, respinto dalla CTP, è stato parzialmente accolto dalla CTR. A parere della CTR il contribuente aveva, in parte, giustificato le maggiori spese contestate con l’indicazione di un flusso reddituale che, essendo al lordo delle imposte dovute, era da decurtarsi di tale ammontare.

Pertanto, non essendo il redditometro uno strumento adatto a quantificare con esattezza gli importi dei redditi evasi, alla luce dei criteri di equità e ragionevolezza, il reddito imponibile andava quantificato a metà tra gli importi dichiarati e quelli accertati. Avverso la decisione d’appello l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, lamentando violazione e falsa applicazione dell’art. 38, commi 4 e 5 del d.P.R. n. 600 del 1973, nel testo vigente ratione temporis.

A parere dell’Ufficio la CTR- a fronte di un accertamento sintetico basato su specifici indici presuntivi di maggior reddito- aveva erroneamente determinato in via forfetaria il reddito imponibile secondo presunti criteri di “equità e ragionevolezza” senza che il contribuente avesse assolto all’onere di provare la mancata o minore produzione del maggior reddito presunto e, in particolare, il sostenimento delle contestate spese per gli incrementi patrimoniali con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il motivo e cassato con rinvio la sentenza impugnata.

In materia di accertamento sintetico sulla base del cd. Redditometro, la Corte di cassazione ha confermato che la parte contribuente, seppur non debba dare la prova dell’effettiva destinazione del reddito esente o sottoposto a tassazione separata agli incrementi patrimoniali, deve comunque dare la dimostrazione dell’esistenza di tali redditi oltre che dell’entità degli stessi e della durata del loro possesso, “che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta”.

A riguardo la Corte ha ulteriormente osservato che, seppur la norma chieda qualcosa di più della mera prova della disponibilità di ulteriori redditi e, quindi, non il loro semplice “transito” nella disponibilità del contribuente, è anche vero che un tale tipo di prova non può ritenersi particolarmente onerosa, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente, idonei a dimostrare la “durata” di quel possesso. Sulla base di tali principi è stata censurata la decisione di merito impugnata e per questo rinviata alla CTR in diversa composizione.

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