Dal Reddito di cittadinanza alle pensioni: le misure inattuate della scorsa Legge di Bilancio in eredità al prossimo Governo

Rosy D’Elia - Fisco

Dal Reddito di cittadinanza alle pensioni, una panoramica delle novità introdotte dalla scorsa Legge di Bilancio che il Governo uscente non ha ancora attuato: mancano ancora 34 decreti attuativi per completare i lavori. Rispetto a un anno fa, però, i dati sono migliorati.

Dal Reddito di cittadinanza alle pensioni: le misure inattuate della scorsa Legge di Bilancio in eredità al prossimo Governo

Dal reddito di cittadinanza alle pensioni, passando per il Fondo destinato agli operatori danneggiati dal Covid, le novità della scorsa Legge di Bilancio che non hanno mai preso vita sono diverse: una panoramica sullo stato dei lavori a un passo dal cambio di Governo.

L’Esecutivo uscente lascerà alla squadra in arrivo un pacchetto di 34 decreti attuativi, ma i dati, rispetto a un anno fa, sono migliorati.

D’altronde la compagine guidata da Draghi aveva ereditato la Legge di Bilancio 2021, a pochi mesi dalla sua definizione, da parte del secondo schieramento guidato da Conte.

Dal Reddito di cittadinanza alle pensioni, cosa rimane della scorsa Legge di Bilancio?

Stando ai dati reperibili dall’Ufficio per il Programma di Governo oggi, 10 ottobre 2022, i lavori per l’attuazione della Legge di Bilancio 2022, la numero 234 del 30 dicembre 2021, sono conclusi solo per il 77 per cento.

Su un totale di 150 decreti attuativi, necessari per rendere operative tutte le novità introdotte con la Manovra dello scorso anno, ne mancano ancora 34.

Cosa vuol dire dal punto di vista pratico? Con la scorsa Legge di Bilancio sono state previste agevolazioni, fondi, novità che in dieci mesi non sono mai diventate concrete: quando le misure non sono autoapplicative, ovvero pronte all’uso, senza il provvedimento che le attua esistono solo sulla carta.

Tra le misure rimaste in stand by salta all’occhio la distribuzione delle risorse da destinare al sostegno degli operatori economici nel settore del turismo, dello spettacolo e dell’automobile gravemente colpiti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 per cui sarebbero dovuti essere stabiliti termini e modalità di erogazione entro la scadenza del 2 marzo 2022 da parte del MISE, Ministero dello Sviluppo Economico.

Entro la stessa data si attendevano anche novità sul fronte delle pensioni, e in particolare le istruzioni per rendere operativo il Fondo creato per agevolare l’uscita anticipata dal lavoro dei dipendenti delle piccole e medie imprese in crisi con almeno 62 anni di età.

Allo stesso modo non è mai stato approvato il piano di verifica dei requisiti patrimoniali dichiarati nella dichiarazione sostitutiva unica anche ai fini della verifica dei requisiti per il Reddito di Cittadinanza per monitorare i beni detenuti all’estero.

Ma questi sono solo degli esempi, la lista delle misure della Legge di Bilancio ancora da attuare è lunga. Confrontando i dati con il monitoraggio condotto dalla redazione di Informazione Fiscale lo scorso aprile, negli ultimi 6 mesi c’è stato uno sprint importante: 68 provvedimenti hanno ottenuto le firme dei Ministeri e degli enti competenti.

Una notizia buona soltanto a metà: solo pochissime novità, agevolazioni, bonus previsti dalla Manovra hanno trovato applicazione concreta nei primi mesi dell’anno.

L’eredità della Legge di Bilancio che spetta al nuovo Governo: dal Reddito di Cittadinanza alle pensioni

La traduzione concreta delle novità impiega quasi sempre mesi: è questa la regola, non l’eccezione. E se si guarda all’anno scorso, i risultati appaiono anche di gran lunga migliori.

In linea con il calendario ordinario, che quest’anno è stravolto dalla formazione del nuovo Governo, a inizio ottobre 2021 partivano i lavori preparatori della Legge di Bilancio 2022: l’attuazione della Manovra dell’anno precedente era stata completata solo per il 56,9 per cento, mentre oggi raggiunge il 77 per cento.

Per una maggiore chiarezza va specificato che il Governo Draghi aveva ereditato quasi per intero l’attuazione della Manovra definita dal precedente Esecutivo, il Conte bis, e il passaggio di consegne aveva certamente complicato i lavori.

La squadra di lavoro che oggi si appresta a passare il testimone ha mostrato fin dall’inizio una grande attenzione allo stock di provvedimenti attuativi da adottare.

La necessità di prediligere misure autoapplicative, che non necessitano di ulteriori passaggi burocratici per diventare concrete, e di procedere a passo più spedito nell’approvazione dei decreti attuativi è stata messa nero su bianco dalla squadra uscente con il nuovo metodo operativo introdotto a giugno 2021.

Nonostante le intenzioni e i passi avanti, le procedure restano lente: basti pensare al decreto attuativo per il bonus 200 euro da destinare alle partite IVA che è arrivato in Gazzetta Ufficiale con tre mesi di ritardo rispetto alla scadenza fissata dal Decreto Aiuti.

Nel complesso il Governo Draghi, solo per l’attuazione della Legge di Bilancio e per tutti i provvedimenti approvati nel 2022, lascia un’eredità di 168 decreti attuativi da adottare, un impegno che si somma alla necessità di forgiare la prossima Legge di Bilancio (e non solo) sia dal punto di vista teorico che pratico.

Della Manovra per il 2023 si occuperà, infatti, il prossimo Esecutivo: con un netto ma necessario ritardo rispetto agli anni scorsi, i lavori non partiranno prima di novembre.

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