Reddito di cittadinanza 2021, è da rinnovare per la Corte dei Conti: slegarlo dal lavoro

Rosy D’Elia - Leggi e prassi

Reddito di cittadinanza 2021, ancora una bocciatura dalla Corte dei Conti nella memoria del 9 aprile sulle novità del Decreto Sostegni: la misura è da rinnovare. Dopo la pandemia sarà necessario separare lo strumento di contrasto alla povertà da quello di ricerca del lavoro, un punto di debolezza. Quali sono i risultati raggiunti fino ad ora?

Reddito di cittadinanza 2021, è da rinnovare per la Corte dei Conti: slegarlo dal lavoro

Reddito di cittadinanza 2021, dalla Corte dei Conti arriva ancora una bocciatura ma anche una proposta di correzione. Dopo la pandemia sarà necessario rinnovare l’impianto su cui si basa la misura di sostegno economico introdotta a marzo 2019.

Come? Separando lo strumento di contrasto alla povertà da quello di ricerca del lavoro, uno dei “punti di palesata debolezza” per usare le stesse parole contenute nella Memoria sul Decreto Sostegni inviata alle Commissioni riunite, Programmazione economica e bilancio e Finanze e tesoro, del Senato lo scorso 9 aprile.

Il DL numero 41 del 22 marzo, infatti, ha introdotto importanti novità sul reddito di cittadinanza 2021 accendendo nuovamente i riflettori sulla misura:

  • nuove risorse per un totale di 1 miliardo a causa della crescita delle domande;
  • sospensione dell’assegno per chi trova il lavoro a tempo determinato per sei mesi;
  • stanziamento di 61,2 milioni per prorogare i contratti dei navigator, figura professionale introdotta proprio per potenziare i centri per l’impiego e permettere ai beneficiari di trovare lavoro.

Reddito di cittadinanza 2021, è da rinnovare per la Corte dei Conti: slegarlo dal lavoro

Fin dalla sua introduzione, la cosiddetta fase 2 di ricerca del lavoro del reddito di cittadinanza ha rappresentato il tallone d’Achille della misura.

D’altronde la costruzione di un sistema ibrido di contrasto alla povertà e di ricerca del lavoro, messa nero su bianco con il DL numero 4 del 2019, ha attirato più critiche che favori dal primo momento.

In estrema sintesi, chi richiede di beneficiare del reddito di cittadinanza, che consiste in un assegno fino a un massimo di 780 euro per i nuclei composti da una sola persona, deve rispettare anche l’impegno di cercare un lavoro e quindi viene inserito in un circuito di politiche attive, innescato da centri per l’impiego e navigator.

A un diritto, quello al sostegno economico, corrisponde un dovere, quello di essere disponibile ad entrare o a rientrare nel mercato del lavoro. E chi non rispetta gli obblighi previsti può essere sanzionato e perdere l’assegno mensile.

Sulla carta sembra un circolo virtuoso, ma nella pratica la cosiddetta fase 2 ha preso vita mesi dopo il debutto e ha incontrato diverse difficoltà, una su tutti il blocco di alcune regioni sul contratto dei navigator.

Con l’arrivo della pandemia la distanza tra l’efficacia e l’utilità dello strumento di sostegno economico e quella di ricerca del lavoro si è ampliata sempre di più: le conseguenze dell’emergenza, infatti, hanno spinto sempre più presone a richiedere un sostegno ma hanno anche reso più difficile l’accesso o la permanenza nel mercato del lavoro.

Ed è in questo contesto che prende forma la proposta di revisione del reddito di cittadinanza 2021 che arriva dalla Corte dei Conti.

“Sul rifinanziamento del Reddito di cittadinanza e del Reddito di emergenza, nel registrare la rilevanza esercitata da tali strumenti nella mitigazione del disagio socio-economico, si conferma l’esigenza di riconsiderare, a pandemia conclusa, l’RdC nei suoi punti di palesata debolezza, separando soprattutto la componente di strumento di contrasto della povertà da quello di strumento di politica attiva del lavoro”.

Necessario il rifinanziamento, così come è necessario mettere in cantiere importanti novità.

Corte dei Conti - Memoria del 9 aprile 2021 sul DL Sostegni
MEMORIA DELLA CORTE DEI CONTI SUL DECRETO-LEGGE N. 41/2021 RECANTE MISURE URGENTI PER IL SOSTEGNO ALLE IMPRESE E AGLI OPERATORI ECONOMICI, DI LAVORO, SALUTE E SERVIZI TERRITORIALI, CONNESSE ALL’EMERGENZA DA COVID-19.

Reddito di cittadinanza 2021 da rinnovare: i risultati sul lavoro

Il 2020 si è concluso con una crescita delle domande di accesso al reddito di cittadinanza: per quanto riguarda dicembre l’INPS registrava 1,25 milioni di nuclei familiari beneficiari di Reddito/Pensione di Cittadinanza, con 2,9 milioni di persone coinvolte e un importo medio di 528 euro.

Ma le grandi cifre delle domande non sono state accompagnate da grandi cifre sul lavoro. È questo il “punto di palesata debolezza” di cui parla la Corte dei Conti.

Non ci sono molti aggiornamenti sul punto. Ma a novembre Mimmo Parisi, direttore ANPAL, ha fornito alcuni dati: su 1.369.779 beneficiari del reddito di cittadinanza, al 31 ottobre, solo 192.851 avevano un rapporto di lavoro attivo. E in totale 352.068 avevano avuto almeno un rapporto di lavoro successivamente alla domanda del beneficio.

L’aiuto economico viene richiesto sempre più, ma il sistema di supporto nell’orientamento e nella ricerca di un impiego non funziona.

Come si legge nella memoria depositata al Senato lo scorso 9 aprile, è necessario quindi ripensare l’accompagnamento al lavoro con “una rinnovata, più complessiva e qualitativamente superiore politica attiva del lavoro” che il Ministro Andrea Orlando ha assicurato di voler mettere in campo.

Dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dovrebbero arrivare 400 milioni di euro per questo scopo e ora i navigator, che hanno ottenuto la proroga del contratto fino al 31 dicembre 2021, puntano proprio ad avere un ruolo nel nuovo sistema delle politiche attive. Anche per loro puntare ancora sulla fase 2 del reddito di cittadinanza appare come come una giocata debole.

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