Commercialisti, rischio sciopero senza la proroga delle imposte 2020

Alessio Mauro - Ordini e casse professionali

Sciopero dei commercialisti in vista? Il CNDCEC e le sigle sindacali di categoria valutano azioni di protesta contro la mancata proroga delle imposte sui redditi 2020. Dal MEF ancora un no al rinvio delle scadenze del 20 luglio 2020.

Commercialisti, rischio sciopero senza la proroga delle imposte 2020

Sciopero dei commercialisti in vista? La mancata proroga delle imposte sui redditi 2020 incrina il rapporto tra professionisti e MEF.

Dopo l’ennesimo no del MEF alla richiesta di proroga delle imposte in scadenza il 20 luglio 2020 che, a detta del Vice Ministro Misiani creerebbe un ingorgo fiscale a settembre, si attende la decisione dei commercialisti sulle azioni di protesta che verranno intraprese, e non si esclude lo sciopero di categoria.

È arrivata il 18 luglio 2020 la notizia della scelta dei commercialisti di protestare contro la porta chiusa del MEF e contro il no alla proroga dei versamenti al 30 settembre 2020. Una scelta che sembra irrevocabile ed incomprensibile, e contro la quale si schiera l’intera categoria.

Il Consiglio Nazionale del Commercialisti e tutte le sigle sindacali (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDEC, UNICO), annunciano ora azioni concrete di protesta. Non si esclude l’estrema ipotesi di uno sciopero dell’intera categoria.

Commercialisti, rischio sciopero senza la proroga delle imposte 2020

La decisione del MEF di non concedere una proroga lunga della scadenza del 20 luglio 2020 “espone il Governo ad una magra figura”, e alla prova dei fatti sarà inevitabile riaprire i termini di versamento delle imposte sui redditi, consentendo di pagare entro il 30 settembre 2020 senza l’applicazione di sanzioni.

Nella nota congiunta diramata dal CNDCEC e dalle sigle sindacali di categoria si preannunciano azioni di protesta contro la scelta del Ministro dell’Economia, e torna l’ipotesi di uno sciopero dei commercialisti:

“Dopo che in questi mesi drammatici la categoria aveva dimostrato una volta di più il suo senso di responsabilità e la sua insostituibilità, impegnandosi più che mai ad assistere imprese, lavoratori e famiglie da un lato nelle valutazioni economiche e finanziarie relative alle scelte necessarie per affrontare le conseguenze del lockdown e dall’altro lato per assicurare loro l’accesso alle diverse misure di sostegno messe in campo dal Governo per l’emergenza, svolgendo in tal modo un ruolo fondamentale per la tenuta del tessuto economico-imprenditoriale del Paese, l’ascolto delle nostre più che ragionevoli richieste era il minimo che ci si potesse aspettare. Così non è stato. Ne prendiamo atto”.

Gli adempimenti straordinari legati all’emergenza coronavirus e le limitazioni lavorative hanno sottratto tempo utile per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi 2020 e per il calcolo delle imposte da pagare entro il 20 luglio. Gli studi dei commercialisti sono in affanno, una situazione “che è colpevole ignorare e che si somma alle gigantesche difficoltà economiche che sta vivendo il Paese”.

Sciopero dei commercialisti, senza proroga delle imposte 2020 si rischia di tagliare le gambe alle imprese

Non solo le difficoltà operative, ma anche il rischio concreto di danneggiare imprese già in crisi sono alla base della minaccia di sciopero fiscale dei commercialisti.

La mancata proroga delle imposte sui redditi in scadenza il 20 luglio 2020, porta la categoria a valutare azioni di protesta.

La categoria avvisa il Governo della possibilità di uno sciopero, qualora dal MEF non arrivi un segnale circa la possibilità di effettuare i versamenti degli 8,4 miliardi di euro di imposte dovute dalle partite IVA entro il 30 settembre 2020, senza sanzioni ed interessi.

“Non consentire con il rinvio dei versamenti una boccata d’ossigeno a realtà in gravissima crisi di liquidità può tramutarsi in una scelta dissennata, che rischia di tagliare le gambe a chi sta faticosamente tentando di rimettersi in piedi, rendendo concreto l’allarme per un’emergenza sociale che in autunno potrebbe assumere aspetti preoccupanti.”

Se da un lato la categoria è ben consapevole delle difficoltà di bilancio che il Governo si trova a gestire, e della complessa situazione europea ed istituzionale, dall’altro appare paradossale che non si riesca a trovare il modo di garantire risorse utili per la proroga dei versamenti al 30 settembre 2020, come tra l’altro successo lo scorso anno.

L’annuncio di un possibile sciopero di categoria viene definita come una reazione inevitabile, davanti al muro di gomma eretto dall’Esecutivo “nei confronti dei commercialisti italiani, delle loro richieste, del loro senso di responsabilità messo quotidianamente al servizio del Paese”.

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