In arrivo le lettere dell'Agenzia delle Entrate in caso di disallineamento tra i dati degli incassi con POS rispetto a fatture elettroniche e scontrini emessi. All'attenzione, nell'ultima tornata di controlli prima delle ferie di agosto, le discrepanze relative al 2025
Nuova tornata di lettere di compliance nel mese di luglio e, dopo le anomalie ISA, l’attenzione si focalizza ora sui disallineamenti tra i pagamenti con POS e i ricavi.
Diverse le segnalazioni di intermediari e contribuenti sulla trasmissione di inviti alla compliance nelle ultime ore, in un mese nel quale si affollano scadenze e attività di verifica richieste a contribuenti e intermediari.
Al centro dell’attenzione vi sono i dati relativi al 2025. I controlli dell’Agenzia delle Entrate si basano sulle informazioni trasmesse da banche e altri operatori finanziari, confrontate rispetto ai dati di fatture elettroniche e corrispettivi telematici.
POS e ricavi, partono le lettere di compliance dell’Agenzia delle Entrate
Non è il primo anno che, prima dello scoccare della tregua di agosto, l’Agenzia delle Entrate accelera sull’invio di lettere di compliance ai contribuenti.
Nel 9 per cento di invii calendarizzati nel mese in corso - secondo i numeri resi noti dalla stessa Agenzia con il comunicato stampa del 17 luglio 2026 - vi rientrano non solo le anomalie ISA ma anche le comunicazioni di invito all’adempimento spontaneo per segnalare presunte discrepanze tra gli incassi via POS e i ricavi dichiarati.
Il flusso delle verifiche parte dall’incrocio automatizzato tra due banche dati:
- i dati trasmessi dagli operatori finanziari (banche e gestori POS), che per legge comunicano gli importi giornalieri incassati con carte e pagamenti elettronici;
- i dati fiscali registrati, ovvero le fatture elettroniche emesse e i corrispettivi giornalieri trasmessi dai Registratori Telematici (RT).
Se l’importo totale incassato via POS risulta superiore ai ricavi certificati o fatturati in un dato periodo, il sistema genera un’anomalia.
Controlli su incassi POS, fatture e corrispettivi: i dati nel Cassetto Fiscale
Al centro delle lettere in fase di trasmissione e che, stando alle segnalazioni, sono state recapitate dal pomeriggio del 22 luglio 2026, vi sono le discrepanze sui dati relativi al 2025.
In sostanza, se il Fisco individua incassi tramite POS che non trovano riscontro in fatture e corrispettivi trasmessi, scatta l’alert e prende via il flusso che invita il contribuente alla compliance.
I dati specifici sono riportati nel Cassetto Fiscale del contribuente e, per quel che riguarda le azioni da intraprendere, sono due le vie a disposizione.
Il contribuente (o il suo consulente) ha la possibilità di avviare il dialogo con gli Uffici tramite il canale CIVIS o tramite PEC in caso di errori nei dati trasmessi dagli istituti di credito, o in presenza di elementi non noti al Fisco rispetto al mancato o tardivo invio di fatture e corrispettivi.
Su questo punto è utile evidenziare che, sebbene il fenomeno dei “falsi positivi” sia nettamente calato rispetto al passato, resta un problema di fondo: la compliance parte da controlli automatizzati, che difficilmente tengono in conto di casistiche particolari e situazioni di vita pratica.
In presenza invece di anomalie fondate (e quindi in caso di pagamenti con POS per i quali non è stata emessa fattura o scontrino), è possibile sanare la posizione spontaneamente tramite ravvedimento operoso, presentando la dichiarazione integrativa e versando le imposte con sanzioni ridotte.
Lettere del Fisco d’estate, non c’è fretta
Sulle attività da porre in essere dopo l’invio delle lettere di compliance da parte dell’Agenzia delle Entrate è utile un chiarimento sui tempi.
Poiché la lettera di compliance è solo un invito informale e non un atto esecutivo o sanzionatorio, non esiste un termine tassativo fissato per legge a pena di decadenza. Di norma, le missive invitano a fornire risposta entro 30 giorni, per beneficiare degli effetti premiali della regolarizzazione tempestiva.
Se l’anomalia è frutto di un errore o disallineamento tecnico (es. scontrini emessi ma con raggruppamento banche errato, cauzioni, storni, fatture differite), inviare le spiegazioni/documenti entro questa finestra permette all’Ufficio di verificare e archiviare la pratica prima che partano accertamenti formali.
Se invece l’anomalia è reale, prima si interviene e meno si paga: chi regolarizza la propria posizione entro il termine di 90 giorni può accedere al ravvedimento operoso con le sanzioni ridotte al minimo.
Chi però a fronte dell’ormai imminente stop feriale di agosto sceglie di temporeggiare, non incorre in rischi immediati. La mancata risposta agli inviti alla compliance del Fisco non comporta l’emissione di un avviso bonario o di una cartella esattoriale in automatico.
C’è tutto il tempo per analizzare la posizione con il proprio consulente e valutare il ravvedimento operoso con calma, ben oltre la pausa estiva.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: POS, fatture e scontrini: partono le lettere di compliance del Fisco