Ravvedimento operoso: come funziona, calcolo e normativa

Anna Maria D’Andrea - Dichiarazioni e adempimenti

Ravvedimento operoso: come funziona? Di seguito la guida al calcolo delle sanzioni ridotte, la tabella con gli importi e i termini da rispettare.

Ravvedimento operoso: come funziona, calcolo e normativa

Il ravvedimento operoso consente di regolarizzare gli omessi versamenti beneficiando della riduzione delle sanzioni.

Ad introdurlo è stato l’articolo 13 del decreto legislativo numero 472 del 1997 e consiste nella possibilità per il contribuente di regolarizzare la propria posizione fiscale a seguito di mancato, omesso o insufficiente versamento di imposte e tributi.

Dopo le riforme del bienni 2015-2016, il ravvedimento operoso presenta condizioni ancor più vantaggiose per i contribuenti e quindi mettersi in regola con il Fisco diventa ancora più conveniente.

Ma cos’è nello specifico il ravvedimento operoso?

In sostanza il ravvedimento consiste nella possibilità di regolarizzare i versamenti di imposte omessi, insufficienti o tardivi pagando sanzioni ridotte; il vantaggio è appunto la riduzione delle sanzioni proporzionale al tempo che intercorre tra violazione di obblighi tributari e ravvedimento operoso.

Si tratta di un istituto importante del diritto tributario italiano: il contribuente può regolarizzare spontaneamente la propria posizione fiscale versando l’importo dovuto e maggiorato da sanzioni e interessi ridotti.

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Ravvedimento operoso: tabella con riduzione sanzioni

Tipologia ravvedimento operoso Termine temporale Sanzione applicabile
Ravvedimento breve Entro 30 giorni 1/10 del minimo (1,50 per cento)
Ravvedimento lungo Dal 31° al 90° giorno successivo alla scadenza 1/9 del minimo (1,67 per cento)
Ravvedimento lungo o annuale Per le imposte risultanti dalla dichiarazione dei redditi dal 91° giorno fino al termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è commessa la violazione 1/8 del minimo (3,75 per cento)
Ravvedimento oltre l’anno Entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo 1/7 del minimo (4,29 per cento)
Ravvedimento oltre i due anni Dopo due anni dall’omissione o dall’errore 1/6 del minimo (5 per cento)
Ravvedimento post contestazione Dopo la contestazione degli errori da parte degli Uffici delle Entrate 1/5 del minimo (6 per cento)

Ulteriore riduzione se il pagamento avviene entro 15 giorni e/o entro 90 giorni

Purtroppo spesso leggiamo di ravvedimento sprint o super con riferimento alla possibilità di avere sanzioni molto ridotte se il pagamento avviene entro 15 giorni dalla scadenza del tributo oggetto dell’errore od omissione.

Attenzione: la normativa fiscale italiana non prevede alcun ravvedimento sprint.

Esiste una norma che è quella dell’articolo 13 del Decreto Legislativo numero 471/1997 che prevede due “livelli” ulteriori di riduzione delle sanzioni ovvero:

  • riduzione della metà se il pagamento del tributo avviene entro 90 giorni dalla scadenza;
  • riduzione di 1/15 se il pagamento avviene entro 15 giorni dalla scadenza.

A questa previsione è possibile poi sommare quella dell’articolo 13 del Decreto Legislativo numero 472 (attenzione a non confondersi col 471) del 1997 sul ravvedimento operoso.

Quindi dopo aver ridotto della metà e poi ad 1/15 è possibile applicare l’ulteriore riduzione ad 1/10 del minimo se il pagamento avviene entro 30 giorni ovvero ad 1/9 del minimo se il pagamento avviene entro 90 giorni.

Facciamo un esempio per capire
Si consideri il caso di un contribuente che ometta - per dimenticanza - di versare 1.000 euro di IVA in data 16 novembre.

Il 27 novembre, dopo 11 giorni, si accorge dell’errore e versa il dovuto. A quanto ammonteranno le sanzioni?

In questo caso si dovrà considerare quanto segue:

  • la sanzione ordinaria è pari al 30 per cento del tributo non versato quindi pari a 300 euro;
  • tale sanzione può essere ridotta per effetto di quanto previsto dall’articolo 13 comma 1 del Decreto Legislativo numero 471/1997 come segue:
    • alla metà se il pagamento è effettuato entro 90 giorni, quindi passando da 300 euro a 150 euro;
    • ad 1/15 se il pagamento avviene entro 15 giorni, quindi passando da 150 a 10 euro.

A questo punto il contribuente potrà utilmente applicare il ravvedimento operoso avvalendosi dell’ulteriore riduzione ad 1/10 del minimo: la sanzione finale sarà pari quindi ad 1 euro (1/10 di 10) se il pagamento - come nel nostro esempio - verrà eseguito entro 11 giorni dalla scadenza originaria del tributo in oggetto.

Ravvedimento operoso: condizioni previste prima e dopo le riforme del 2015 e del 2016

Il ravvedimento operoso è stato modificato con la Legge di Stabilità 2015 che ha introdotto importanti novità.

Il nuovo ravvedimento operoso prevede che possano accedervi tutti i contribuenti e per tutti gli omessi o incompleti adempimenti tributari, ad esclusione di notifica degli atti di liquidazione e di accertamento.

Ravvedimento – Articolo 13, comma 1, lettera a-bis), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 – Chiarimenti
Circolare numero 23/E/2015 dell’Agenzia delle Entrate

La precedente disciplina stabiliva come prerequisiti necessari che:

  • il ravvedimento fosse spontaneo;
  • la violazione non fosse già stata constatata e notificata a chi l’avesse commessa;
  • non fossero iniziati accessi, ispezioni e verifiche;
  • non fossero iniziate altre attività di accertamento (notifica di inviti a comparire, richiesta di esibizione di documenti, invio di questionari) formalmente comunicate all’autore.

Oggi è possibile fruire del ravvedimento operoso anche dopo la constatazione della violazione ai sensi dell’articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, salvo che la violazione non rientri tra quelle indicate negli articoli 6, comma 3 (ovvero mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto ovvero nell’emissione di tali documenti per importi inferiori a quelli reali) oppure 11, comma 5 (omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale) del decreto legislativo 471/1997.

Ravvedimento a rate? È possibile, ma chiamiamolo ravvedimento parziale o frazionato

Spesso in redazione riceviamo il seguente quesito: è possibile accedere al ravvedimento a rate (rateale o frazionato)?

La risposta è affermativa: la Legge numero 58/2019 ha introdotto l’articolo 13 bis al Decreto Legislativo numero 472/1997.

La norma prevede quanto segue:

1. L’articolo 13 si interpreta nel senso che è consentito al contribuente di avvalersi dell’istituto del ravvedimento anche in caso di versamento frazionato, purché’ nei tempi prescritti dalle lettere a), a-bis), b), b-bis), b-ter), b-quater) e c) del comma 1 del medesimo articolo 13.

Nel caso in cui l’imposta dovuta sia versata in ritardo e il ravvedimento, con il versamento della sanzione e degli interessi, intervenga successivamente, la sanzione applicabile corrisponde a quella riferita all’integrale tardivo versamento; gli interessi sono dovuti per l’intero periodo del ritardo; la riduzione prevista in caso di ravvedimento è riferita al momento del perfezionamento dello stesso.

Nel caso di versamento tardivo dell’imposta frazionata in scadenze differenti, al contribuente è consentito operare autonomamente il ravvedimento per i singoli versamenti, con le riduzioni di cui al precedente periodo, ovvero per il versamento complessivo, applicando in tal caso alla sanzione la riduzione individuata in base alla data in cui la stessa è regolarizzata.

2. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai soli tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate

La norma ha carattere interpretativo di quanto precedentemente disposto e di fatto interviene su un comportamento tenuto da molti contribuenti da almeno un decennio.

Il tema era stato affrontato anche in un datato documento di prassi, la risoluzione numero 67/E del 2011, in cui l’Agenzia delle Entrate avevo già interpretato l’articolo 13 del Decreto 472 come poi fatto dall’articolo 13-bis successivamente introdotto, ammettendo questa possibilità, con alcune precisazioni:

  • è necessario operare una distinzione tra “rateazione delle somme da ravvedimento” e “ravvedimento parziale”:
    • deve, infatti, escludersi che possa applicarsi all’istituto del ravvedimento operoso di cui al citato articolo 13 del decreto legislativo n. 472 del 1997 la rateazione, che è una modalità di pagamento dilazionato nel tempo di somme dovute dal contribuente, applicabile solo ove normativamente prevista;
    • è, invece, più corretto parlare di ravvedimento “parziale” di quanto originariamente e complessivamente dovuto.
  • ovviamente il limite all’effettuazione di tali ravvedimenti scaglionati è rappresentato da quanto prevede lo stesso articolo 13 del D. Lgs. 472/1997: non si può accedere al ravvedimento nel caso in cui il contribuente abbia ricevuto atti di liquidazione e di accertamento, ivi comprese le comunicazioni di cui agli artt. 36-bis e 36-ter del dpr 600/1973 e 54-bis del dpr 633/1972;
  • la violazione sarà ravveduta solo in parte se tra un versamento e l’altro intervenga un controllo da parte dell’Amministrazione.
Ravvedimento frazionato ("a rate")
Risoluzione Agenzia delle Entrate numero 67/E del 23 giugno 2011: Ravvedimento eseguito in forma “frazionata” – Art. 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472

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