L'ISTAT promuove i bonus messi in campo, ma non per tutti e tutte le novità sono sinonimo di guadagno. Con il nuovo contributo per le mamme una parte della platea perde più di 1.000 euro
Buone notizie dall’ISTAT, ma non per tutti e tutte: le lavoratrici madri che avevano beneficiato dell’esonero contributivo sperimentale nel 2024 hanno perso circa 1.000 euro con la nuova versione dell’agevolazione.
D’altronde, come evidenziato su queste pagine lo scorso anno, la virata verso il contributo annuale di 480 euro e una colletta di fondi tra i Ministeri per poterlo garantire lasciava presupporre proprio l’impossibilità di mettere in pratica quanto previsto in teoria con la Legge di Bilancio.
L’evoluzione del bonus mamme: redditi più bassi per alcune lavoratrici madri
Nel complesso, l’Istituto con l’analisi sulla redistribuzione del reddito diffusa il 16 marzo ha promosso l’evoluzione del sistema di tassazione e agevolazioni: l’assetto previsto nel 2025, infatti, ha portato a una riduzione delle disuguaglianze del 16,1 per cento, misurata con l’indice di Gini.
Ma anche in un panorama che migliora c’è chi vince e c’è chi perde. E in questa ultima categoria ci sono proprio le lavoratrici madri con almeno due figli o figlie che hanno visto ridursi il portafoglio dei bonus di oltre 1.000 euro.
La perdita quantificata dall’ISTAT per alcune beneficiarie era prevedibile, ma è rimasta ben nascosta nelle pieghe dell’evoluzione normativa e nella comunicazione del Governo che nell’ultimo anno ha parlato spesso di un potenziamento del sostegno alle lavoratrici madri.
Bonus mamme: un po’ di storia
La storia del bonus mamme è breve ma già molto intensa e complessa.
Con poco più di un miliardo di euro a disposizione, la Manovra 2024 ha avviato la sperimentazione di un esonero contributivo totale fino a 250 euro al mese per le lavoratrici a tempo indeterminato con almeno due figli o figlie a carico, riservando la misura nel 2025 e nel 2026 solo a coloro che avevano almeno tre figli (di cui il più piccolo di età inferiore a 18 anni).
Con la Legge di Bilancio 2025, da un lato è arrivata la conferma anche per le madri con due figli e l’estensione alle autonome, dall’altro l’agevolazione è stata riproposta in forma ridotta.
La Manovra dello scorso anno, contando su 300 milioni di euro, aveva promesso un esonero contributivo parziale per le nuove beneficiarie.
La somma è apparsa fin da subito troppo ristretta per la portata dell’agevolazione. E, infatti, il nuovo bonus mamme sarebbe dovuto diventare operativo all’inizio dell’anno scorso, ma l’esonero è rimasto fermo ed è rimandato al 2027.
Nel frattempo il Ministero del Lavoro ha tirato fuori il cappello dal cilindro: l’agevolazione è stata riscritta con il DL n. 95 del 2025: l’esonero previsto in principio si è trasformato in un contributo mensile di 40 euro. Ma lo stanziamento iniziale non bastava neanche per una versione tanto ristretta e con una colletta fatta tra fondi e ministeri è stato possibile garantire un bonus totale di 480 euro alle beneficiarie.
Abbiamo previsto “un ulteriore stanziamento di 180 milioni”, ha detto la ministra Calderone la scorsa estate. Ma c’è poco da essere soddisfatti: la nuova iniezione di fondi e lo stravolgimento totale dell’agevolazione hanno fatto emergere una progettazione debole e inadeguata della misura.
Nuovo bonus mamme: c’è chi vince e c’è chi perde 1.000 euro
In altre parole, la Manovra 2025 ha fatto una promessa impossibile da mantenere. I fondi a disposizione non erano adeguati a garantire un esonero, seppur parziale, per la platea delle donne interessate. E, come dimostrano i dati ISTAT, nonostante la soluzione adottata per rimescolare le carte in tavola, una parte della platea di beneficiarie è stata fortemente penalizzata nel passaggio alla nuova misura.
Già sulla carta il nuovo bonus mamme, con una decontribuzione parziale, appariva meno vantaggioso e più esteso. Ma nel bilancio finale si registrano per le madri perdite di gran lunga superiori ai guadagni: un risultato che cozza totalmente con l’idea di un potenziamento dell’agevolazione nel corso dell’anno.
Le misure di sostegno alle lavoratrici madri hanno interessato circa 900.000 famiglie: circa una metà dei nuclei familiari ha visto ridursi il valore dei bonus, mentre l’altra metà ha beneficiato di nuove risorse.
E mentre il calo dei benefici ha superato quota 1.000 euro, le variazioni positive si sono fermate a 415 euro all’anno.
A mitigare il bilancio del bonus mamme è l’ingresso di nuove lavoratrici nella platea:
“Le famiglie per le quali si stima un miglioramento del reddito sono concentrate (56,7 per cento) nei due quinti più bassi della distribuzione del reddito. Si tratta di famiglie con lavoratrici autonome o dipendenti a tempo determinato con due o più figli che non erano destinatarie nel 2024 di alcuna misura specifica”.
Spiega l’ISTAT.
Nel frattempo le questioni relative al bonus mamme restano irrisolte anche nel 2026.
Anche quest’anno non debutterà l’esonero contributivo promesso a partire dal 2025: l’ultima Manovra ha confermato la versione dell’agevolazione sotto forma di contributo. Si è parlato ancora una volta di potenziamento del bonus, che passa da 40 a 60 euro.
Ma ancora una volta si dovrebbe piuttosto parlare di un nuovo rinvio di un’agevolazione che il Governo ha promesso e che non riesce a garantire.
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