Antieconomicità dell'impresa: per il fisco non è credibile una percentuale di ricarico negativa
L’antieconomicità di un’operazione, anche solo apparente, costituita da una percentuale di ricarico negativa, è un elemento presuntivo della capacità contributiva non dichiarata, che libera gli accertatori da altri incombenti probatori e determina l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.
È questo il principio ormai consolidato nella giurisprudenza recente della Corte di Cassazione.
Oggi analizziamo un caso tratto dalla datata ma significativa ordinanza numero 24355/2023 della Corte di Cassazione.
L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, avverso la sentenza con cui era stato rigettato l’appello proposto nei confronti della pronuncia di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente, titolare di una ditta esercente l’attività di commercializzazione all’ingrosso di prodotti cartotecnici.
Nel caso di specie, l’avviso di accertamento, fondato su un p.v.c. della G.d.F., aveva rideterminato un maggior reddito ai fini IRPEF, IRAP ed IVA per l’anno 1998, derivante dall’applicazione di un ricarico medio ponderato pari al 36 per cento, superiore a quello dichiarato del 22,42 per cento, essendo emerso un costo del venduto di gran lunga superiore ai ricavi fatturati con una evidente gestione antieconomica dell’attività di impresa.
In punto di diritto, la CTR ha affermato:
“che i risultati derivanti dalle percentuali di ricarico non potevano essere considerati prove certe dell’esistenza di elementi attivi non dichiarati, costituendo soltanto degli indizi che necessitavano di essere supportati da ulteriori elementi probatori onde assumere i caratteri di gravità, precisione e concordanza; nel caso di specie, non si riscontravano elementi che potevano essere considerati indizi di evasione tali da supportare il ricarico operato dall’Ufficio.”
Da qui il ricorso delle Entrate, per avere la CTR ritenuto illegittimo l’accertamento analitico-induttivo in questione, in quanto i risultati derivanti dalle percentuali di ricarico costituivano soltanto degli indizi non supportati da ulteriori elementi probatori onde assumere i caratteri della gravità, precisione e concordanza, sebbene, come si evinceva dal p.v.c. della GdF:
“il costo del venduto pari a L. 546.554.240 (determinato sommando il valore delle merci giacenti all’inizio del 1998 a quello degli acquisti di merce come da fatture e sottratto il valore delle merci giacenti alla data dell’accesso del 23.6.98) superasse di gran lunga i ricavi dalle vendite pari a L. 351.250,507 e a L. 258.272.432, al netto della percentuale media di ricarico del 36 per cento applicata dalla ditta stessa per gli anni di imposta 1996-1997, con evidente gestione aziendale antieconomica che si concretizzava in vendite sottocosto.”
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Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: La gestione antieconomica dell’attività d’impresa non è credibile ai fini fiscali