Pensioni, aumento dell’età pensionabile dal 2027

Francesco Rodorigo - Pensioni

Più difficile andare in pensione per effetto di quanto previsto dalla Legge di Bilancio. E attenzione anche al rischio esodati

Pensioni, aumento dell'età pensionabile dal 2027

Dal 2027 lavoratori e lavoratrici si vedranno aumentare l’età pensionabile.

Dal prossimo anno scatterà, infatti, l’aumento dei requisiti per la pensione sebbene graduale per effetto di quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026, la Legge 199/2025. L’incremento non sarà subito di tre mesi ma di uno solo. Poi salirà di altri due dal 2028.

I requisiti per andare in pensione resteranno fermi solo per alcuni, in particolare per chi fa lavori usuranti e gravosi.

Intanto si fa largo il rischio di nuovi esodati, per i quali il Ministero del Lavoro assicura tutele. E accanto a questo tema arriva il paradosso della normativa sull’assegno sociale INPS. Ma andiamo con ordine.

Aumento età pensionabile: un mese in più dal 2027, blocco solo per chi fa lavori usuranti

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio 2026, la saga sull’aumento dell’età per andare in pensione ha raggiunto una conclusione. Con un finale triste purtroppo.

A gennaio del 2027 scatterà l’aumento di tre mesi dei requisiti previdenziali per via dell’adeguamento alla speranza di vita.

Per buona parte del 2025, soprattutto da quando l’incremento è stato certificato dall’Istat, si è parlato di bloccarlo, con le principali garanzie arrivate dagli esponenti di governo della Lega, in primis il Ministro MEF Giorgetti e il Sottosegretario al Lavoro Durigon, che delle pensioni e in particolare di Quota 41 ne fa da tempo un cavallo di battaglia.

Il blocco totale però non è stato possibile, troppo costoso per la Manovra, con l’intervento che ha finito per essere ancora più selettivo di quanto ipotizzato inizialmente.

Già ad ottobre, in apertura del cantiere della Manovra, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva anticipato la previsione di una sterilizzazione selettiva dell’aumento, poi confermata con alcune eccezioni.

Come previsto dalla Legge di Bilancio 2026, dal 2027 l’aumento scatterà come previsto, sebbene in maniera più lieve, e sarà bloccato solo per pochi.

Il 30 dicembre è arrivato in Gazzetta Ufficiale anche il decreto MEF che certifica l’aumento dell’età pensionistica in adeguamento alla speranza di vita: 3 mesi in più dal 2027.

È proprio questa previsione normativa ad essere modificata dalla Legge di Bilancio 2026.

Lo stop all’aumento riguarderà solo determinate categorie di lavoratori, cioè chi svolge mansioni gravose e usuranti, una situazione ben diversa da quella promessa nei mesi scorsi, cioè che l’aumento sarebbe stato bloccato subito e per tutti.

Come si legge nel del testo della Legge di Bilancio 2026, si tratta delle seguenti categorie:

  • i lavoratori dipendenti che svolgono le professioni indicate all’allegato B della Legge di Bilancio 2018. La professione deve essere svolta, al momento del pensionamento, da almeno 7 anni negli ultimi 10 o da almeno 6 anni negli ultimi 7. Inoltre, devono aver versato almeno 30 anni di contributi;
  • i lavoratori addetti a lavorazioni particolarmente faticose e pesanti, elencate all’articolo 1, comma 1, lettere a), b), c) e d), del decreto legislativo n. 67/2011, e sono in possesso di un’anzianità contributiva pari ad almeno 30 anni.

Per tutti gli altri ci sarà, invece, un aumento graduale. La sterilizzazione è confermata con un mese in più dal 2027 e poi ancora dal 2028. L’età pensionabile, quindi, non aumenterà subito di 3 mesi ma salirà di un mese nel 2027 e di 2 mesi nel 2028.

Come cambiano i requisiti per la pensione dal 2027

Come prospettato ormai da mesi, nel 2027 l’età pensionabile aumenterà, sebbene di un solo mese.

L’aumento è dovuto all’aggiornamento legato all’adeguamento alla speranza di vita nel Paese, un valore che, come certificato dall’Istat, con la fine dell’emergenza sanitaria è in aumento.

E se da un lato si tratta di una buona notizia, perché significa che in Italia si vive più a lungo, dall’altro rappresenta una sfida per il sistema pensionistico che si troverà ad affrontare pressioni di spesa significative.

Adeguare l’età pensionabile, alzando i requisiti per andare in pensione, è una delle soluzioni teoricamente utilizzabili e che purtroppo il legislatore ha abbracciato con la Manovra 2026.

Lo ha fatto tramite un aggiornamento biennale previsto per legge.

Negli anni scorsi, soprattutto per via dell’emergenza sanitaria, la speranza di vita non è salita, ma ora che siamo in ripresa il discorso è diverso e con il prossimo aggiornamento previsto per il 2027 i requisiti sono destinati a salire.

A certificarli il citato decreto MEF del 19 dicembre 2025, pubblicato il 30 dicembre in Gazzetta ufficiale.

Ad oggi, la soglia per l’accesso alla pensione di vecchiaia è di 67 anni.

Senza alcun intervento, con l’adeguamento previsto a partire dal 2027, l’età di vecchiaia sarebbe salita a 67 anni e 3 mesi d’età.

Stesso discorso anche per i requisiti di accesso alla pensione anticipata ordinaria, oggi 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini, un anno in meno per le donne, a prescindere dall’età anagrafica.

L’intervento previsto dalla Legge di Bilancio 2026, pertanto, rallenta l’aumento ma non lo ferma.

Per andare in pensione di vecchiaia dal 2027 serviranno 67 anni e 1 mese, mentre per l’uscita anticipata sarà necessario aver maturato 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.

Dal 2028 tali requisiti saliranno di ulteriori 2 mesi. L’aumento, come detto, resta bloccato solo per chi svolge lavori gravosi e usuranti.

Il tutto ovviamente a meno di un nuovo intervento nel corso del 2026, che però ad oggi appare improbabile.

Il rischio esodati

A gennaio del 2027, quindi, scatterà il primo aumento dell’età per la pensione, con i requisiti per l’accesso alla pensione saliranno di tre mesi nell’arco di due anni.

Tale incremento, sebbene contenuto dalla Legge di Bilancio, porterà a nuovi esodati.

Si tratta nello specifico di lavoratori e lavoratrici che fino al 31 dicembre 2025 hanno sottoscritto accordi di uscita dal lavoro attraverso isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà e che ora, o meglio dal 2027, rischiano di ritrovarsi ad inseguire i requisiti pensionistici che si spostano in avanti, restando senza reddito e senza pensione.

L’allarme lanciato dalla CGIL a gennaio denunciava 55.000 esodati, un numero ridimensionato di molto dal Ministero del Lavoro che ha parlato di circa 5.000 persone coinvolte.

La Ministra Calderone ha comunque fornito rassicurazioni agli interessati. A garanzia dei lavoratori, ha precisato la Ministra, sulla questione si procederà, previo confronto con le parti sociali, a disposizioni attuative volte a chiarire che la corresponsione della prestazione sarà garantita fino al raggiungimento degli effettivi requisiti per il pensionamento.

Per queste persone, dunque, assicura la Ministra, il sostegno sarà allungato fino all’effettiva maturazione del diritto in modo da sterilizzare l’effetto causato dall’aumento dei requisiti necessari per la pensione. La prestazione, pertanto, sarà garantita anche a quei lavoratori e lavoratrici che dal 2027 si ritroveranno a dover inseguire i requisiti per la pensione per via dell’adeguamento alla speranza di vita.

Il paradosso dell’assegno sociale INPS

Chi ha iniziato a versare i contributi dopo il 1995 potrebbe andare in pensione con il sistema contributivo puro (introdotto dalla riforma Dini).

I requisiti di base sono i seguenti:

  • età di 64 anni (nati entro il 1962);
  • versamento di almeno 20 anni di contributi effettivi (esclusi figurativi, volontari o da riscatto).

A partire da gennaio 2026 per questi soggetti sarà più difficile accedere alla pensione, principalmente per due motivi:

  • aumento della soglia economica: per ottenere la pensione, l’importo maturato deve essere almeno 3 volte l’assegno sociale. Poiché l’assegno sociale è aumentato per adeguarlo all’inflazione (a 546,24 euro), la pensione minima richiesta è salita a 1.638,72 euro; e qui sta l’effetto paradossale: l’aumento dell’importo dell’assegno sociale INPS, misura sacrosanta e mai sufficiente, di fatto rende più complesso andare in pensione anticipata;
  • stop al cumulo: è stata eliminata - a sorpresa - la possibilità (in vigore nel 2025) di sommare la pensione INPS con la rendita dei fondi pensione integrativi per raggiungere la soglia economica necessaria.

Sono previsti limiti di importo più bassi per le donne in base al numero di figli:

  • con 1 figlio: la soglia scende a 2,8 volte l’assegno sociale (1.529,47 euro);
  • con 2 o più figli: la soglia scende a 2,6 volte l’assegno sociale (1.420,22 euro).

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