G20, accordo storico su tassazione globale: verso l’aliquota minima del 15 per cento

Rosy D’Elia - Fisco

G20, a Venezia “accordo storico” su tassazione globale delle grandi multinazionali: verso un'aliquota minima del 15 per cento. Alla creazione di un sistema internazionale aderiscono 130 paesi. Ad annunciare che si è vicini ad un'intesa è Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per l'economia.

G20, accordo storico su tassazione globale: verso l'aliquota minima del 15 per cento

Direttamente dal G20 di Venezia arriva la notizia di un “accordo storico sulla riforma della tassazione globale”. A diffonderla è Paolo Gentiloni, Commissario Europeo per l’Economia con un tweet pubblicato direttamente dalla riunione dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali che si è tenuta a porte chiuse nella giornata di sabato 10 luglio 2021.

Si va verso l’introduzione della global minimum tax per le grandi multinazionali con un’aliquota pari ad almeno il 15 per cento, così come indicato nell’accordo OCSE, e una ripartizione degli utili tra i paesi. Se ne è discusso a lungo in queste settimane che hanno anticipato l’incontro e si è, ormai, vicini ad una prima intesa che dovrà poi ottenere l’ok con il vertice finale.

Il G20 riunisce le principali economie del mondo: i paesi partecipanti rappresentano più del 80 per cento del PIL mondiale, il 75 per cento del commercio globale e il 60 per cento della popolazione del pianeta.

Si tratta di un appuntamento annuale che si ripete dal 1999, dal 2008 si conclude con un vertice finale. Quest’anno sarà a Roma il 30 e il 31 ottobre 2021.

G20, accordo storico su tassazione globale: verso l’aliquota minima al 15 per cento

La notizia dell’accordo conferma le previsioni del ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco che, nel comunicato stampa del 1° luglio aveva annunciato:

“Siamo fiduciosi sulla possibilità di trovare un accordo a livello G20 sulla struttura di nuove regole per la riallocazione dei profitti delle grandi multinazionali e per la tassazione minima effettiva che cambierebbero radicalmente l’attuale architettura della fiscalità internazionale, rendendola adeguata rispetto alle caratteristiche dell’economia globale del XXI secolo”.

Sarebbero questi, infatti, i due pilastri della riforma globale del fisco che i rappresentanti delle principali economie del mondo stanno mettendo a punto.

Si va, quindi, verso il superamento parziale del criterio unico dell’imponibilità basato sulla presenza fisica dell’impresa, una quota dei profitti dovrà essere tassata dove vengono effettivamente realizzati e non nel territorio in cui si trova la sede principale della multinazionale.

Prende forma, poi, l’applicazione di un’aliquota minima effettiva dell’imposta sulle società pari al 15 cento per arginare lo spostamento dei profitti nei paradisi fiscali.

L’obiettivo? “Cambiare radicalmente l’attuale architettura della fiscalità internazionale, rendendola adeguata rispetto alle caratteristiche dell’economia globale del XXI secolo”, come si legge nel documento OCSE approvato da 130 paesi. C’è la necessità di dare vita a un nuovo sistema fiscale per contrastare gli effetti negativi e distorsivi di globalizzazione e digitalizzazione.

Il lavoro, in ogni caso, anche con l’accordo raggiunto al G20 di Venezia non è concluso: prima del vertice finale, ci sarà un altro appuntamento ad ottobre per cercare di trovare i giusti punti di equilibrio su sistemi fiscali molto diversi tra loro.

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