Continua a crescere il numero di partite IVA che applicano il regime forfettario, ma dal Fondo Monetario Internazionale arriva nuovamente la richiesta di abolizione della flat tax
Il Ministero dell’Economia conferma il trend di crescita del regime forfettario.
Il 52% dei titolari di partita IVA sceglie la flat tax, ma il regime agevolato resta al centro dell’attenzione del Fondo Monetario Internazionale, che nella giornata di oggi, 27 maggio, torna a chiederne l’abolizione.
Partite IVA: regime forfettario ormai in maggioranza ma l’FMI torna sull’abolizione
Secondo l’analisi dei dati sulle dichiarazioni IRPEF 2025 del Dipartimento delle finanze del MEf, pubblicata ieri 26 maggio, i titolari di partita IVA che hanno presentato la dichiarazione dei redditi sono stati circa 3,8 milioni.
I contribuenti che hanno aderito al regime forfettario hanno sfiorato i 2 milioni, il 52% del totale.
A poche ore dalla pubblicazione del report, il regime agevolato torna però al centro delle critiche.
Il Fondo Monetario Internazionale torna a insistere sull’abolizione del regime agevolato nella dichiarazione “Italy: Staff Concluding Statement of the 2026 Article IV Mission”.
Il complesso sistema fiscale italiano necessita di più trasparenza ed efficienza. Secondo il FMI, eliminare la flat tax agevolata per i titolari di partita IVA amplierebbe la base imponibile, renderebbe il sistema più equo e garantirebbe allo Stato un maggiore consolidamento dal punto di vista fiscale.
Regime forfettario, un trend confermato
Se da un lato il Fondo Monetario torna a richiedere l’eliminazione della flat tax, dall’altro però i dati fotografano un apprezzamento ampio del regime agevolato.
Secondo i dati, la platea resta piuttosto stabile:
- quasi 1,7 milioni di contribuenti, pari all’84,8%, erano già presenti nel regime forfettario negli anni precedenti;
- poco più di 43.000 arrivano da regimi di tassazione ordinaria;
- circa 251.000 soggetti, invece, non risultavano in precedenza titolari di partita IVA e ne hanno aperta una aderendo direttamente al regime forfettario.
L’incidenza più elevata delle nuove aperture si registra nel settore dell’istruzione (18,8%), nei servizi di alloggio e ristorazione (17,2%) e nelle attività amministrative e di supporto (14%).
Regime forfettario: adesioni in aumento, ma redditi ancora contenuti
Il dato economico più significativo resta quello legato ai redditi.
Secondo l’analisi dei dati IRPEF del Dipartimento delle finanze, nel 2024 i contribuenti che hanno aderito al regime forfettario hanno sfiorato i 2 milioni, ma a colpire è il livello dei redditi: il reddito imponibile medio si attesta a poco più di 17.000 euro per contribuente.
Complessivamente il reddito netto imponibile ammonta a 31,8 miliardi di euro, ma la media individuale rimane modesta, fermandosi a 17.177 euro.
I settori con i redditi medi più elevati sono le costruzioni, con 22.164 euro, e le attività immobiliari, con 21.866 euro.
Si tratta in generale di cifre molto distanti dal limite massimo di accesso al regime, fissato a 85.000 euro annui di ricavi o compensi.
Nel complesso, i dati del MEF confermano la forte diffusione del regime forfettario, che continua a rappresentare una delle principali modalità di tassazione agevolata per le partite IVA.
La crescita delle adesioni si accompagna a una platea ormai ampia e consolidata, ma con livelli reddituali medi che restano contenuti e molto distanti dai limiti massimi previsti dalla normativa.
Articolo originale pubblicato su Informazione Fiscale qui: Flat tax, crescono le partite IVA in regime forfettario. Il FMI insiste sull’abolizione