Partite IVA, boom di adesioni al forfettario. Dal MEF l’identikit delle nuove aperture

Oltre 500.000 nuove partite IVA aperte nel 2025, quasi la metà in regime forfettario. I dati arrivano dal MEF, e confermano il boom di adesioni alla flat tax. Resta aperta la discussione sulla necessità di riforma

Partite IVA, boom di adesioni al forfettario. Dal MEF l'identikit delle nuove aperture

Le partite IVA aperte nel 2025 sono 500.341, in aumento dello 0,4 per cento rispetto al 2024. Di queste, 242.529 hanno aderito al regime forfettario.

I dati definitivi sulle attività avviate lo scorso anno sono stati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze il 12 febbraio 2026 e certificano l’ampio successo della flat tax.

Chi sceglie di avviare una nuova attività lo fa nella maggior parte dei casi beneficiando della tassazione ridotta del 15 o del 5 per cento, più conveniente rispetto al regime ordinario IRPEF.

Non si tratta di una sorpresa, ma di un dato che si consolida di anno in anno. Resta però aperta la discussione sugli effetti distorsivi del regime forfettario per le partite IVA, tenuto conto dei limiti d’accesso e permanenza calibrati tutt’altro che sulle realtà imprenditoriali più piccole.

Partite IVA, 500.341 nuove aperture nel 2025. Quasi la metà in regime forfettario

La pubblicazione dei dati relativi all’intera annualità relativamente all’Osservatorio sulle partite IVA aiuta a tracciare il quadro dell’andamento delle attività economiche nel corso del 2025, con particolare attenzione sulle nuove scelte compiute in relazione all’avvio di attività di lavoro autonomo e imprenditoriale.

Come evidenziato dal MEF con la sintesi dei dati pubblicata il 12 febbraio 2026, sono poco più di mezzo milione le nuove aperture. Nello specifico, ammontano a 500.341 le nuove partite IVA avviate, con un aumento dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente.

Il 68,5 per cento del totale è rappresentato da persone fisiche, seguite dal 25,1 per cento di società di capitali, dal 3 per cento di società di persone, e dal 3,4 per cento relativo a soggetti non residenti e iscritti in altre forme giuridiche.

Continua a salire il numero di partite IVA che, in fase di apertura, optano per il regime forfettario.

Nel 2025 vi hanno aderito 242.529 soggetti, pari al 48,5 per cento del totale delle nuove attività. Il dato aumenta del 3,9 per cento rispetto al 2024, effetto probabilmente anche del rialzo della soglia che consente ai titolari di redditi da lavoro dipendente e pensione di aderire alla flat tax.

I numeri pubblicati dal MEF confermano in ogni caso l’ampio appeal del regime forfettario che, si ricorda, prevede la possibilità di applicare una tassazione sostitutiva dell’IRPEF con aliquota del 15 per cento, ulteriormente ridotta al 5 per cento per le nuove attività.

Nato per favorire l’avvio di nuove attività imprenditoriali, il regime forfettario è stato via via esteso, arrivando oggi a interessare le partite IVA con ammontare di ricavi e compensi fino a 85.000 euro. Una soglia che non si può certo dire riferita solo alle attività più piccole, e sulla quale è accesa la discussione su una necessità di riforma.

Abolire il regime forfettario? Lo chiede il FMI ma l’Italia punta alla direzione opposta

Lo scorso anno, il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto all’Italia l’abolizione del forfettario, per contenere la perdita di gettito dovuta alla riduzione della tassazione, rispetto al regime ordinario IRPEF, così come per rafforzare l’equità del sistema.

La flat tax è vista come distorsiva dagli analisti esterni, e non è certo un mistero che aver progressivamente allargato le maglie sui requisiti d’accesso e permanenza rischia di creare iniquità, effetti negativi sul sistema e concorrenza sleale soprattutto nel settore delle professioni.

Se da un lato quindi i dati del MEF confermano l’utilità di un sistema fiscale agevolato in fase di avviamento, non bisogna dimenticarne le criticità. Sul tema l’attenzione resta alta, nonostante dal punto di vista legislativo l’attuale maggioranza punti a un nuovo aumento dei limiti d’accesso fino a 100.000 euro.

Un passaggio non semplice, anche sul fronte dei costi. Nel frattempo è utile ricordare che con la Legge di Bilancio 2026 è stata confermata la soglia più alta che consente a dipendenti e pensionati di aprire partita IVA aderendo al regime forfettario. Il limite da considerare è pari a 35.000 euro anche per l’anno in corso (così come nel 2025) in luogo della soglia di 30.000 euro prevista a regime.

Professionisti, commercianti e costruttori, l’identikit delle nuove partite IVA

Tornando all’analisi dei dati, per misurare la salute dell’imprenditoria italiana non sono solo le nuove aperture il parametro da considerare.

Tra i dati del MEF balza all’occhio il fatto che l’aumento degli avviamenti riguardi esclusivamente le persone fisiche, con un +1,5 per cento, e le società di capitali, con un +2,6 per cento, mentre al contrario calano e non di poco le aperture per le società di persone (-7,4 per cento) e per i non residenti e altre forme giuridiche (-23,2 per cento).

Dal punto di vista territoriale, il 47,1 per cento è localizzato a Nord, il 21,2 per cento al Centro, il 31,1 per cento nel Sud e nelle Isole.

In più della metà delle Regioni è aumentato il numero delle nuove aperture, ma spiccano i dati relativi alla Sicilia (+11,2 per cento rispetto al 2024), al Molise (+11,2 per cento) e alla Calabria (+6,8 per cento). Un minor numero di aperture si registra invece in Basilicata (-6,9 per cento), nella Provincia autonoma di Trento (-3,7 per cento) e dal Lazio (-3,3 per cento).

Quali sono i settori produttivi trainanti? Il MEF evidenzia un balzo la centralità delle attività professionali, che accolgono il 16,6 per cento delle nuove aperture.

In testa anche il settore del commercio (16 per cento) e delle costruzioni (9,6 per cento). In questi due casi però il dato va letto anche nel confronto rispetto all’annualità precedente: si registra un calo del 12,9 per cento di attività commerciali e del 7,1 per cento di partite IVA aperte nel settore delle costruzioni. Diminuisce anche l’appeal dell’agricoltura, con -7,6 per cento di aperture.

Nella top ten dei settori più attrattivi, che raccolgono oltre l’84 per cento dei nuovi avviamenti, gli incrementi più significativi interessano invece le attività per la salute umana e di assistenza sociale (+16 per cento), il settore delle altre attività di servizi (+11,1 per cento) e il settore delle attività amministrative e dei servizi di supporto alle imprese (+5,8 per cento).

Sempre più giovani aprono partita IVA, prevalenza maschile

Interessante poi guardare ai dati specifici relativi alle nuove aperture di partita IVA da parte di persone fisiche. Nella fotografia del MEF prevale la componente maschile, con un 60,3 per cento di nuovi avviamenti.

Nella maggior parte dei casi, poi, le aperture riguardano giovani fino a 35 anni (50,2 per cento delle nuove aperture), e nella fascia di età superiore, tra i 36 e i 50 anni (29,7 per cento).

Il confronto con il 2024 evidenzia un incremento moderato delle aperture operate dai soggetti appartenenti alla classe più giovane (+3,8 per cento) e trascurabile per la più anziana (+0,5 per cento).

Diminuisce invece dell’1 per cento il numero di nuove aperture da parte di soggetti di età tra i 51 e i 65 anni.

Analizzando invece il Paese di nascita degli avvianti, i dati MEF evidenziano che il 21,6 per cento delle nuove aperture è operato da un soggetto nato all’estero, con un incremento percentuale del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente.

Osservatorio partite IVA 2025
Sintesi annuale pubblicata dal MEF il 12 febbraio 2026

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