Famiglie e Covid, gli effetti sotto la lente dei Commercialisti: aumentano le tasse

Tommaso Gavi - Fisco

Famiglie e Covid, lo studio dell'Osservatorio di FNC e CNDCEC fotografa gli effetti della pandemia: 333 mila famiglie povere e 36 miliardi di tasse, con una crescita di un punto percentuale. Pesano l'IRPEF e l'IMU.

Famiglie e Covid, gli effetti sotto la lente dei Commercialisti: aumentano le tasse

Famiglie e Covid, quali sono stati gli effetti della pandemia? A fornire una fotografia è lo studio dell’Osservatorio della Fondazione e del Consiglio dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, diffuso con il comunicato stampa del 15 luglio 2021.

Cresce l’aumento di famiglie povere: sono 333 mila. Si alzano anche le tasse, l’imposizione fiscale è aumentata di 46 miliardi e di un punto percentuale del PIL.

Ad incidere maggiormente sono l’IRPEF e l’IMU.

Paradossalmente si registra un doppio aumento: sia della povertà, sia del risparmio.

Famiglie e Covid, gli effetti sotto la lente dei Commercialisti: aumentano le tasse

L’Osservatorio della Fondazione e del Consiglio dei dottori commercialisti e degli esperti contabili scatta una fotografia delle famiglie e degli effetti del Covid-19.

FNC e CNDCEC - Studio dell’Osservatorio, diffuso con il comunicato stampa del 15 luglio 2021
Le famiglie italiane. Reddito, consumo e pressione fiscale.

Lo studio diffuso dal comunicato stampa del 15 luglio 2021 rende noto l’aumento delle famiglie che entrano nella condizione di povertà assoluta ma anche l’incremento delle tasse.

Da un lato, infatti, la pandemia ha costretto 333 mila famiglie nell’area di povertà assoluta, con il 20 per cento in più rispetto al 2019.

Si registra un aumento anche nella pressione fiscale che è salita, particolarmente per le famiglie:

  • la tassazione generale è aumentata dello 0,7 per cento del PIL, arrivando al 43,1 per cento;
  • la tassazione per le famiglie è cresciuta di un punto percentuale, raggiungendo il 18,9 per cento.

Nella fotografia degli effetti della pandemia, lo studio evidenzia quanto segue:

Nel dettaglio, mentre il Pil è calato del 7,8 per cento, le entrate fiscali delle famiglie sono diminuite del 3,2 per cento, mentre tutte le altre entrate fiscali si sono ridotte dell’8,7 per cento. Di conseguenza, la pressione fiscale generale è salita, ma quella delle famiglie, costituita in massima parte dalle imposte dirette e dall’Imu, è aumentata in misura maggiore. Ad aver inciso in modo particolare su tale tendenza è stato il gettito erariale dell’Irpef che nel 2020 si è ridotto solo del 2,2 per cento.

Non sono quindi bastati gli aiuti statali. Mentre il calo del PIL registrato nel 2020 è del 7,8 per cento, che in valore assoluto è di 139,4 miliardi di euro, il deficit è aumentato di 129 miliardi di euro.

In tale scenario il reddito disponibile delle famiglie si è ridotto di 32 miliardi di euro, ovvero del 2,8 per cento ed i consumi sono calati di circa l’11 per cento.

Di contro è aumentato il risparmio lordo che ha raggiunto gli 83,4 miliardi di euro, ovvero l’88,3 per cento.

In merito il comunicato spiega:

“L’analisi dell’Osservatorio fa emergere, dunque, il paradosso di un aumento della povertà e allo stesso tempo di un aumento del risparmio reso evidente anche dall’incremento dei depositi bancari delle famiglie unito ad un aumento della pressione fiscale.”

Famiglie e Covid: gli effetti combinati della pandemia e della crisi economica

Nell’analisi dell’Osservatorio di FNC e CNDCEC emerge che gli effetti negativi dell’economia causati dal coronavirus si sono inseriti in un contesto già complesso.

Nello specifico, nel 2019, era stata registrata un’interruzione della fase di rientro della pressione fiscale, che era stata avviata nel 2014.

L’ultimo biennio, infatti, aveva in parte annullato i progressi ottenuti nel periodo 2014-2018.

Dal 2011, inoltre, il PIL è aumentato di 2,8 miliardi ma le entrate fiscali delle famiglie sono incrementate di di 46 miliardi di euro, ovvero del 17,3 per cento.

Nel dettaglio le voci di entrata che sono cresciute di più sono le seguenti:

  • l’IRPEF con un incremento di 11,7 miliardi, che vale il 7,2 per cento;
  • l’IMU, con una crescita di 11,1 miliardi di euro.

Secondo quanto riportato nello studio dei Commercialisti, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2018 il divario Nord-Sud è aumentato dell’1,6 per cento, arrivando a raggiungere i -478 euro al mese.

In tal senso la pandemia è intervenuta con effetto contrario, colpendo maggiormente il Nord. Nel 2020, la spesa mensile media di una famiglia del Sud è pari al 75,2 per cento rispetto a quella di una famiglia che vive al Nord: 1.898 contro 2.525 euro.

Il presidente del Consiglio Nazionale dei Commercialisti, Massimo Miani, ha commentato lo studio con le parole che seguono:

“Da questa analisi risulta evidente come che le famiglie italiane, su cui grava in definitiva il peso dell’Irpef, hanno pagato e continuano a pagare un conto salatissimo a causa degli squilibri macroeconomici e di finanza pubblica del nostro Paese. L’Irpef, la principale imposta italiana, includendo anche le addizionali locali, nel 2020 ha raggiunto il livello di 191 miliardi di euro, pari all’11,6 per cento del Pil. Basti pensare che nel 2011, alla vigilia dello shock fiscale causato dalla crisi del debito sovrano, era pari al 10,5 per cento del Pil e che, addirittura, nel 1995, prima dell’introduzione delle addizionali locali, si fermava all’8,4 per cento. La riforma fiscale non può non farsi carico di questa problematica. Come più volte abbiamo sostenuto, il peso dell’Irpef grava soprattutto sui redditi del ceto medio ed è evidente anche da questa analisi come negli ultimi dieci anni il peso dell’Irpef su questa categoria di contribuenti sia aumentato a dismisura. Se volessimo riequilibrare le cose e riportare il rapporto tra l’Irpef e il Pil ad una dimensione normale, potremmo parametrarlo alla media europea pari al 9,6 per cento. In questo modo, restando ai dati a consuntivo del 2020, occorrerebbe ridurre il gettito complessivo di almeno 33 miliardi di euro”.

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