Ecobonus come sconto in fattura, per l’AGCM è concorrenza sleale verso le piccole imprese

Ecobonus come sconto diretto in fattura col rischio di concorrenza sleale delle grandi imprese nei confronti di quelle più piccole. È l'AGCM a sollevare le critiche contro la misura inserita nel Decreto Crescita.

Ecobonus come sconto in fattura, per l'AGCM è concorrenza sleale verso le piccole imprese

L’ecobonus riconosciuto come sconto diretto in fattura rischia di creare un meccanismo di concorrenza sleale delle grandi imprese nei confronti di quelle più piccole.

L’AGCM è critica rispetto alle novità contenute nella legge di conversione del Decreto Crescita, nella parte in cui viene prevista la possibilità che le detrazioni fiscali di ecobonus e sismabonus diventino sconto diretto sulle spese per il cliente.

Il meccanismo previsto dal decreto legge n. 34/2019, convertito nella legge n. 58/2019, rischia di danneggiare i più piccoli che difficilmente riusciranno ad anticipare lo sconto previsto da ecobonus e sismabonus ai propri clienti e per i quali resta il problema della possibilità di incapienza dei debiti fiscali con i crediti spettanti.

Ecobonus come sconto in fattura, per l’AGCM è concorrenza sleale verso le piccole imprese

È l’articolo 10 del Decreto Crescita quello contro il quale punta il dito l’AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nel Bollettino settimanale pubblicato il 1° luglio 2019.

Si tratta della parte del DL n. 34/2019 che introduce una nuova modalità di fruizione di ecobonus e sismabonus.

Se di norma al contribuente è concessa una detrazione in 10 o 5 anni in relazione ai lavori effettuati, la novità prevede che l’agevolazione possa essere riconosciuta direttamente dal fornitore come sconto sulle spese.

L’impresa potrà successivamente recuperare l’importo della detrazione riconosciuta al contribuente nella forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione ed in cinque anni.

Sono state molte le imprese artigiane a criticare la nuova modalità di fruizione, per il cliente, della detrazione fiscale prevista per i lavori ammessi ad ecobonus e sismabonus.

Problematiche che anche l’AGCM conferma:

“L’Autorità rileva che la norma in esame, nella sua attuale formulazione, appare suscettibile di creare restrizioni della concorrenza nell’offerta di servizi di riqualificazione energetica a danno delle piccole e medie imprese, favorendo i soli operatori economici di più grandi dimensioni.”

C’è da sottolineare che la critica mossa dall’Autorità, sebbene pubblicata nel Bollettino del 1° luglio 2019, non tiene conto di una lieve modifica introdotta dalla legge di conversione del Decreto Crescita.

Rispetto alla versione iniziale dell’articolo 10, ora viene consentito al fornitore che ha effettuato gli interventi di cedere a sua volta il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi. Una sola cessione, dalla quale restano tuttavia fuori banche ed intermediari finanziari.

Ecobonus come sconto, per le PMI l’unica via è la cessione al fornitore

L’aver inserito la possibilità per l’impresa di cedere il credito spettante al proprio fornitore ha soltanto in parte appianato il problema ed il rischio di concorrenza sleale nei confronti delle imprese più piccole.

Quel che è certo è che almeno è stata individuata una via alternativa per le PMI. L’impossibilità di cedere ulteriormente il credito d’imposta avrebbe causato, oltre all’onere di anticipare le spese per applicare lo sconto in fattura, notevoli difficoltà per le PMI con debiti fiscali ridotti.

Al contrario, quello che l’AGCM sottolinea è che il nuovo sistema di incentivazione fiscale per i lavori di efficientamento energetico introdotto dal Decreto Crescita è un meccanismo fruibile,

“nei fatti, solo dalle imprese di grande dimensione, che risultano le uniche in grado di praticare gli sconti corrispondenti alle detrazioni fiscali senza confronti concorrenziali, potendo compensare i correlativi crediti d’imposta in ragione del consistente volume di debiti fiscali, godendo anche di un minor costo finanziario connesso al dimezzamento da dieci a cinque anni del periodo di compensazione del credito d’imposta.”

Pur volendo farsi carico dello sconto diretto delle spese dei clienti, la difficoltà è rappresentata dalla circostanza che le PMI che operano nel mercato della
riqualificazione energetica, potrebbero non disporre della capienza fiscale necessaria per poter compensare i crediti d’imposta acquisiti.

Sta di fatto che le imprese più piccole che sceglieranno di rimanere sul mercato dei lavori connessi ad ecobonus e sismabonus dovranno fare i conti con il nuovo meccanismo di cessione, per il quale sarà tuttavia necessario attendere le disposizioni attuative dell’Agenzia delle Entrate.

PDF - 461.4 Kb
AGCM - Bollettino settimanale pubblicato il 1° luglio 2019
AS 1592 - Decreto Crescita - Incentivi fiscali riconosciuti in ipotesi di interventi di riqualificazione energetica e di adozione di misure antisismiche (pagina 19)

Ecobonus come sconto, rischio distorsione del mercato a vantaggio di poche imprese

I rilievi dell’AGCM si soffermano per lo più sull’iniziale impossibilità di successiva cessione del credito ma, sebbene la norma sia poi stata corretta, le problematiche restano.

Il rischio è che si crei un’indebita distorsione del mercato a vantaggio di pochi operatori e a svantaggio delle imprese di medie e piccole dimensioni. I rischi non sono solo per le PMI operanti nel campo delle ristrutturazioni, ma anche per i consumatori, i quali vedrebbero significativamente ridotta la loro libertà di scelta.

La richiesta dell’ACGM di introdurre la facoltà di cessione dell credito a terzi è stata soddisfatta, ma per le piccole imprese le novità su ecobonus e sismabonus rappresentano ancora oggi un’evidente penalizzazione.

Questo sito contribuisce all'audience di Logo money.it